Gary Oldman ha vinto l'Oscar come attore protagonista nella parte di sir Winston Churchill nel film L'ora più buia (guarda la video recensione) diretto da Joe Wright. L'attribuzione è più che legittima, trattasi di grande performance. A volte accade che un attore si identifichi in profondità nel personaggio, tanto da diventarlo. Ci sono esempi importanti nei film e spesso quell'applicazione particolare ha portato all'Oscar. Uno dei più fenomenali transfert, in questo senso, è certo quello di Ben Kingsley quando, nel 1983, diede corpo e volto al Mahatma Gandhi nel film omonimo di Richard Attenborough che si portò via ben otto "Academy", certo "trainati" dall'interpretazione di Kingsley. Se confrontavi un'immagine fiction a fronte di una autentica del Mahatma non riuscivi a distinguere il vero dal falso.
Daniel Day-Lewis, nel film Lincoln, di Spielberg, del 2012, letteralmente si trasforma nel Presidente. Il regista e l'attore non sono persone da trascurare i particolari. Ci fu un profondo studio delle immagini di Lincoln. Day-Lewis, che certo non è piccolo, venne "alzato" per raggiungere i centimetri di Lincoln, 193. Studiarono il timbro di voce possibile, visto che non c'erano riferimenti, ma solo racconti, e le movenze lente. Anche Daniel ottenne l'Oscar, il suo terzo, tutti da protagonista, un record.



