Quello di I Love GAI non è l'unico riconoscimento ricevuto da Food for Thought, al suo attivo il corto ha anche il Young Director Award a Cannes Lions, un festival di pubblicità, ci sei proprio legato al mondo degli spot...
"Sì, il corto infatti nasceva così come una pubblicità sociale, tant'è che è stata caricata su internet già il 7 Aprile, cosa che solitamente non fai se vuoi girare molti festival ma non mi importa. L'ho fatto perché penso che il cinema sia di tutti. Io poi da quel mondo vengo. Non ho fatto scuole di cinema, sono cresciuto in un società di produzione pubblicitaria partendo dal basso e quindi naturalmente sono finito a dirigerne. Sono una grande palestra, danno da vivere bene e consentono di sperimentare tante cose diverse. Io poi non avevo nemmeno il sogno della regia".
Cosa ti ha spinto a fare un corto allora?
"Di solito l'inverno mi assale sempre la sensazione che tutto vada bene ma non che non mia ancora davvero espresso e ogni anno pianifico qualcosa come un corto. Novembre scorso l'ho fatto con più decisione a partire dalla statistica secondo la quale muoiono 6 persone al minuto per problemi di alimentazione".
Com'è produrre un corto oggi?
"Per me non è stato semplice, la casa di produzione con cui avevo pianificato tutto mi ha mollato all'ultimo momento. Ero già in ballo e ho deciso di prosciugare il conto in banca e metterci del mio. Lo stesso è stata una produzione risicata, dove tutti hanno dovuto dare il massimo e non avevamo più del minimo indispensabile".
Secondo te ai produttori di cinema e tv piace il tuo background nella pubblicità o è una caratteristica squalificante?
"I pubblicitari pensano sempre che quelli del cinema ti schifino ma parlando con i produttori mi sono dovuto ricredere. Loro anzi ammirano il fatto di saper visualizzare una storia in maniere non canoniche eppure funzionali".
Adesso farai il salto o tieni un piede nella pubblicità?
"Di certo un piede lo tengo perché è una gran palestra e mi dà da vivere. Però quest'esperienza mi ha fortificato e mi ha spinto verso lo storytelling più strutturato. Ora più di prima seleziono i progetti pubblicitari di cui occuparmi. Ad esempio sono attratto dal branded content, spot di tre minuti in cui disporre di un arco narrativo più interessante dei soliti 15 secondi. Ne sto per girare uno in Sud Tirolo".
In generale se dovessi scegliere tu dove fare il grande salto preferiresti cinema o serie tv?
"Cinema. Anche se la serie tv è un ambito che mi interessa, ma solo a certi livelli. Nei prossimi 5 anni vedo un lungometraggio che però dovrà arrivare quando sarò pronto e avrò una sceneggiatura in cui credo, non posso farlo solo perché ho l'occasione. Un film va fatto come si fa un figlio: quando senti di avere le carte giuste per buttarti. Ad oggi mi manca ancora l'intelligenza registica per il giusto film e la giusta storia, mi serve ancora palestra. Alcuni produttori mi dicono che sono pronto ma io sento che non è così".