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giovedì 27 novembre 2008 - Approfondimenti

Io non ci casco: Un sogno che diventa realtà

Intervista al regista Pasquale Falcone e al famoso dj Claudio Coccoluto.
di Marianna Cappi

Non un film, un miracolo
Pasquale Falcone (70 anni) 13 settembre 1956, Cava de'Tirreni (Italia). Regista del film Io non ci casco.
giovedì 27 novembre 2008 - Approfondimenti

Non un film, un miracolo
"Questo non è un film. È un miracolo". Esordisce in questo modo il regista Pasquale Falcone alla conferenza stampa di presentazione del suo ultimo lavoro, Io non ci casco, e racconta di un progetto nato tre anni e mezzo fa, senza nessuna garanzia di vedere la luce ma con la certezza che, se mai lo avrebbe girato, lo avrebbe fatto con dei veri liceali e non con degli attori di professione. Perché la storia di Marco, che viene investito mentre esce da scuola in motorino e cade in coma profondo alla vigilia dei suoi diciotto anni, è in realtà la storia di un gruppo di amici che attorno alla sua stanza di ospedale gravitano come attorno ad un fuoco e scoprono cosa vuol dire cominciare a vivere, proprio mentre uno di loro è fermo tra la vita e la morte. Falcone questo gruppo l'ha formato, in due anni di prove, entusiasmi e delusioni e, grazie all'intervento di Maria Grazia Cucinotta in veste di co-produttrice, è riuscito nel suo intento e ha portato "per la prima volta" sullo schermo dodici giovani nuovi volti e quello, noto ma su ben altre scene, del dj Claudio Coccoluto.

Il film affronta il tema dell'eutanasia: lo evoca in occasione di un compito in classe e poi nel finale. Che posizione prende? Falcone: Abbiamo lasciato appositamente un finale aperto perché, anche se l'argomento è presente, l'interesse del film non ruota attorno all'eutanasia ma mira a raccontare come un episodio drammatico possa dare ai ragazzi la possibilità di crescere. Uno dei messaggi del film riguarda la sicurezza sulle strade e riporta all'attenzione del pubblico il legame tra adolescenza e pericolo. Coccoluto: Io sono convinto che film come questo siano molto più utili e importanti delle pubblicità progresso del ministero, le quali mi sembrano addirittura controproducenti. A me è capitato un caso simile a quello del film, di un ragazzo che si è svegliato dal coma grazie alla mia musica, ed è una vicenda che mi ha fatto sentire importante. Il regista affronta una storia drammatica pur provenendo da una storia di comicità. Come ha gestito la commistione dei toni? Falcone: Io sono più portato per la commedia, non c'è dubbio, ma per questo film avevo bisogno di pescare da generi diversi. Il mio background da cabaret è negativo per il cinema, perché nel cabaret ti abitui ad improvvisare mentre nel cinema serve il rigore, senza quello ti ritrovi a fare solo una sequela di sketch. Nel mio percorso sono stato fortunato, perché il mio primo film da sceneggiatore, Amore con la S maiuscola, per la regia di Paolo Costella, l'ho scritto con una partner molto rigorosa come Anna Pavignano, che mi ha insegnato moltissimo in questo senso. Com'è stato girare nel suo paese e con dei ragazzi così giovani? I 12 ragazzi li ho scelti provinandone oltre 600 per ben 7 mesi, in tutte le scuole della Campania; ma non finisce qui, perché poi abbiamo provato tutti i venerdì per due anni, così che alla fine i ruoli sono stati assegnati in modo da aderire alla persona, come è giusto che sia. Girare nel mio paese è stata una soddisfazione, ho ricevuto grande collaborazione da parte di tutti: non solo abbiamo avuto 500 comparse gratis, ma non abbiamo mai pagato neanche un caffè. Come si è lasciata convincere, la signora Cucinotta, a investire su dei ragazzi sconosciuti? È stata una scelta giustissima: questi attori hanno una freschezza che quando diventeranno "un nome" perderanno per forza di cose. Sono ragazzi che hanno vissuto un sogno e si vede; giovani volti magari non perfetti nella recitazione ma autentici. Sostengo molto questo film perché dei ragazzi si parla spesso al cinema i modo errato, li si dipinge cattivi, problematici, mentre qui si cerca di indagare e mettere e in scena i loro sogni e le loro paure.

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