Il ragno rosso

Un film di Marcin Koszalka. Con Filip Plawiak, Julia Kijowska, Malgorzata Foremniak, Marek Kalita, Wojciech Zielinski.
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Titolo originale Czerwony Pajak. Thriller, Ratings: Kids+13, durata 95 min. - Polonia, Slovacchia, Repubblica ceca 2015. - Lab 80 Film uscita giovedì 19 gennaio 2017. MYMONETRO Il ragno rosso * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.
Consigliato sì!
3,00/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * - -
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Il film segue un campione contestato socialmente che diventa sempre più coinvolto negli omicidi che avvengono sempre tramite un martello.
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Un thriller misurato come la Cracovia rigida e spettrale nella quale si muovono i due protagonisti
Fabrizio Papitto     * * * - -

Cracovia, 1967. Le forze dell'ordine danno la caccia a un killer seriale ribattezzato Red Spider. Durante una fiera alla periferia della città, Karol Kremer, campione di tuffi appartenente ad un circolo militare, rinviene per caso il corpo insanguinato di un adolescente. Un uomo nelle immediate vicinanze attira la sua attenzione: rinunciando a denunciare il fatto, decide di mettersi sulle tracce dell'indiziato.
In una scena centrale del film, il protagonista si trova in casa quando viene richiamato dal padre: «Mick Jagger», annuncia questi davanti al televisore acceso. Nell'aprile del 1967, infatti, il tour europeo degli Stones fa tappa a Varsavia. Con espressione euforica, il giovane osserva le immagini della folla in estasi per gli idoli provenienti dal Regno Unito. Nella Polonia del regime comunista, l'occidente passa soprattutto attraverso i simboli della cultura popolare, che veicolano nel blocco sovietico un'ideologia, quella capitalista, fondata sull'autoaffermazione. Karol Kremer (Filip Plawiak), all'inizio della storia, è nulla più che una ruota dell'ingranaggio: la prima inquadratura ce lo mostra nudo, spogliato della propria individualità e senza segni distintivi, mentre prende la doccia insieme ad altri atleti. L'abilità che ha maturato come tuffista gli garantisce una discreta popolarità, ma si tratta pur sempre di un risultato ottenuto in seno all'ordine costituito - in questo senso leggiamo la sua appartenenza al mondo militare - e che non è riconosciuto oltre i confini del luogo in cui vive, come egli stesso sottolinea alla giornalista che vorrebbe ingaggiarlo per un reportage fotografico. Diciannovenne, coltiva in segreto il desiderio di raggiungere la celebrità. Possiede inoltre un'inclinazione ossessiva nei confronti della morte, non sappiamo dovuta a cosa. Non sappiamo neppure quando la curiosità morbosa nei confronti dell'assassino (Adam Woronowicz, figura impiegatizia anche nell'ufficio del male) lascia spazio all'idea che costituirà la svolta drammatica del film. Quel che è certo è che in questa idea il protagonista ripone la sua speranza di riscatto. Il direttore della fotografia e documentarista Marcin Koszalka, qui al suo primo film di finzione di cui è anche co-sceneggiatore, ci regala un thriller misurato come la Cracovia rigida e spettrale nella quale si muovono i due protagonisti. Il primo prende a modello Karol Kot, un giovane criminale realmente attivo a Cracovia negli anni '60. L'altro, di cui poco sappiamo oltre la professione veterinaria, si ispira a Lucian Staniak, un personaggio di probabile invenzione conosciuto come 'Il ragno rosso' per via dell'inchiostro scarlatto usato per comporre le sue lettere minatorie. Koszalka li fa incontrare e sviluppa un'opera inedita che sfrutta i meccanismi del genere per disattenderli in una chiave tutta politica. Quando l'agente incaricato di sorvegliarlo incomoda Kremer per chiedergli un autografo, questi è ormai a tutti gli effetti una star, ha raggiunto il suo scopo, e un sistema fondato sul modello egualitario che egli ha così sconfitto ha appena fallito esprimendo la condanna di un uomo innocente. Nell'ultima sequenza la narrazione fa un balzo in avanti: è il 1978, l'anno in cui l'elezione al papato di Karol Wojtyla segna, per l'esperienza comunista polacca, l'inizio della fine. Raffigurato su una tela, il volto di Kremer è contratto in un ghigno da Joker. Quel ghigno è, anche, la disfatta di un'epoca che sta per terminare.

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Premi e nomination Il ragno rosso MYmovies
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Una forma di ribellione ad un certo regime politic

lunedì 23 gennaio 2017 di Flyanto

 Il Ragno Rosso del titolo del film indica il pericoloso ed ancora sconosciuto serial killer che da tempo miete vittime nella Cracovia del 1967, non facendo alcuna distinzione tra uomini, donne e bambini che colpisce alla testa con un martello (non a caso uno dei due emblemi del partito comunista) ed a cui viene data la spietata caccia da parte della Polizia polacca. In questo contesto di paura collettiva, si muove il giovane protagonista, campione nazionale di tuffi che,  una sera, al continua »

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Una forma di ribellione ad un certo regime politic

lunedì 23 gennaio 2017 di Flyanto

 Il Ragno Rosso del titolo del film indica il pericoloso ed ancora sconosciuto serial killer che da tempo miete vittime nella Cracovia del 1967, non facendo alcuna distinzione tra uomini, donne e bambini che colpisce alla testa con un martello (non a caso uno dei due emblemi del partito comunista) ed a cui viene data la spietata caccia da parte della Polizia polacca. In questo contesto di paura collettiva, si muove il giovane protagonista, campione nazionale di tuffi che,  una sera, al continua »

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TRIESTE FILM FESTIVAL | L'esperienza del Festival secondo Aiste Dirziute, giovane protagonista di The Summer of Sangaile e Marcin Koszalka, regista del thriller The Red Spider.

Voce ai protagonisti

venerdì 29 gennaio 2016 - a cura della redazione

I film di Trieste: voce ai protagonisti Aiste Dirziute, giovane protagonista di The Summer of Sangaile soprannominata "la Marion Cotillard lituana", e Marcin Koszalka, regista di The Red Spider raccontano in due interviste esclusive i loro film e le sensazioni provate all'edizione di quest'anno del Trieste Film Festival, dove le due opere sono in Concorso. The Summer of Sangaile è il ritratto di una giovane donna - Sangailé (interpretata da Julija Steponaityte) - nell'esplorazione di se stessa e della sua sessualità. Di tutt'altro genere è invece il secondo film, thriller misurato come la Cracovia rigida e spettrale nella quale si muovono i suoi protagonisti.

Due serial killer con l'ossessione di superare se stessi

di Roberto Nepoti La Repubblica

Due serial killer in un solo film è quanto offre questo thriller con cui il documentarista polacco Marcin Koszalka esordisce nel lungometraggio di finzione (ma ispirandosi in parte a fatti reali). Uno è un veterinario di mezza età; l'altro è Karol, giovane campione di tuffi affascinato dalle sue imprese criminali. Ci troviamo a Cracovia negli anni Sessanta: città fredda, brumosa e depressiva fotografata con lo squallore poetico caratteristico di certo cinema dell'Est Europa. Il film mette in scena soprattutto l'ossessione di un personaggio perseguitato dall'idea di superare se stesso; però gli aspetti psicologici non sono mai dimostrativi e si guardano bene dal sovrapporsi allo svolgimento narrativo, sempre coinvolgente. »

Vittime e carnefici, la Polonia allo specchio

di Silvana Silvestri Il Manifesto

Questo di Marcin Koszalka si presenta come un thriller, ambientato a Cracovia nel '67. Racconta di un caso a cui la polizia ha dato il nome di «Ragno rosso», con l'obiettivo di stanare un serial killer che ha già ucciso più volte. Karol, un giovane campione di tuffi dell'esercito scopre casualmente una vittima insanguinata abbandonata in un luogo deserto nei pressi di un luna park (luogo canonico dei delitti cinematografici) e pensa di avere individuato il colpevole. Ma siamo sicuri che si tratti proprio di un thriller? poco dopo esserci immersi nell'oscurità deserta della città, solcata a malapena da qualche autobus notturno, già dopo le prime scene di vita quotidiana del giovane Karol in seno alla sua famiglia e fuori, in appartamenti dalla metratura standard avvolti nel silenzio di rapporti non calorosi, appare il vero motivo dell'indagine: una ricerca, attraverso le immagini di una società del passato, di canoni e presenze del cinema polacco perduto, qualcosa che si è come dissolto e di cui probabilmente la nuova generazione comincia a sentire la mancanza o almeno con cui cerca di trovare un legame. »

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