L'Oriana

Un film di Marco Turco. Con Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni, Francesca Agostini, Yoon C. Joyce, Ilir Jacellari.
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Drammatico, durata 106 min. - Italia 2015. - Fandango uscita martedý 3 febbraio 2015. MYMONETRO L'Oriana * * 1/2 - - valutazione media: 2,50 su 1 recensione.
Consigliato nì!
2,50/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * 1/2 - -
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Una mini-serie in due puntate prodotta da Fandango Tv e distribuita in collaborazione con Rai Fiction.
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Oriana Fallaci vista attraverso le sue storie d'amore eil suo desiderio frustrato di maternitÓ
Paola Casella     * * 1/2 - -

Firenze, novembre 2000. Oriana Fallaci Ŕ ricoverata in ospedale, malata di quel cancro che, sei anni dopo, le costerÓ la vita. E siccome Ŕ "l'Oriana" - polemica, e senza peli sulla lingua - il suo scambio di battute con il medico curante Ŕ un battibecco. La voce Ŕ quella arrochita dal fumo che ben conosciamo, il viso invece appartiene a Vittoria Puccini, ed Ŕ molto pi¨ morbido e aggraziato di quello della vera Oriana, che era bellissima, ma di una bellezza spigolosa e scostante.
╚ forse questo il primo passo falso commesso da Marco Turco nel realizzare L'Oriana, film pensato per la televisione ma proiettato anche al cinema, e non perchÚ Puccini non sia adeguata alla parte (soprattutto nelle scene finali, quelle della vecchiaia della giornalista-scrittrice), quanto perchÚ la narrazione tende ad appiattire le molte contraddizioni che facevano della Fallaci un unicum. In questo senso, raccontarla Ŕ un po' come raccontare Federico Fellini: bisogna riprodurre le loro incoerenze, la loro concezione soggettiva della realtÓ, l'abitudine a romanzare rendendo i propri resoconti pi¨ veri del vero.
Invece la sceneggiatura, scritta da Rulli e Petraglia, si concentra su due aspetti, entrambi legati al sesso della protagonista: le storie d'amore (con il francese Francois Pelou, anche lui reporter di guerra, e con Alexandros Panagulis, attivista greco contro il regime dei colonnelli) e il desiderio frustrato di maternitÓ. Nulla di male a parlare di entrambi, ma sarebbe stato altrettanto importante delineare l'importanza giornalistica e politica della Fallaci, la sua capacitÓ di andare controcorrente, il suo rimanere bastian contrario, la sua ostinazione a pensare con la propria testa, rifiutando ogni affiliazione.
Intendiamoci: sia le storie d'amore che il desiderio di maternitÓ avrebbero potuto essere il centro della narrazione. Ma allora il telefilm avrebbe dovuto intitolarsi "Gli amori di Oriana" oppure "Lettera ad una madre mancata", non "L'Oriana" tout court, un titolo che presuppone un sguardo d'insieme su una figura storica e letteraria della nostra contemporaneitÓ. Anche l'ambizione di creare un prodotto esportabile, evidente nell'aver girato in inglese, toglie identitÓ alla storia, che diventa pi¨ il resoconto di una peregrinazione da globetrotter che dell'inseguimento di una vocazione.
Nel tentativo di rendersi comprensibili in termini televisivi ad un pubblico straniero (dimenticando che la serialitÓ americana ha allevato una platea internazionale in grado di cogliere ben altre sottigliezze), Rulli e Petraglia diventano didascalici, affidando agli attori dialoghi che sono declamazioni e proclami. Le letture in voce fuori campo, tratte direttamente dai lavori della Fallaci, sono assai pi¨ coinvolgenti dei botta e risposta estrapolati da quei best seller (vedi quello fra Alexos e Oriana su ci˛ che fa di un uomo un uomo).
In positivo c'Ŕ soprattutto l'interpretazione di Vinicio Marchioni nei panni di Panagulis, che riesce ad aggiungere autoironia e tenerezza ad un ruolo altrimenti tagliato con l'accetta. Dal canto suo Puccini mette a buon frutto la sua toscanitÓ, fatta di sguardi taglienti ed eloquio diretto, e Paola Comencini ricrea con maestria le ambientazioni anni '70 in Italia e Grecia. Il che per˛ non basta a compensare il vero handicap di questa fiction: non riuscire ad evocare il mondo di Oriana, fatto di coraggio e di impudenza, stakanovismo e ambizione, e di quel modo tutto suo di interpretare la femminilitÓ, con rabbia e orgoglio, pi¨ attraverso le proprie scelte professionali e il proprio sguardo anticonformista che attraverso gli innamoramenti e gli istinti materni.

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Una giornalista d'assalto

mercoledý 18 febbraio 2015 di minnie

Ci sono state salve di critiche contro questa fiction. In effetti, se si vede "Newsroom" si capisce meglio la frenesia della vita di redazione ma Oriana era un'inviata, la quale spesso e volentieri si trova sola in posti lontanissimi dalla redazione e allora non era come adesso, non c'erano i telefonini, era tutto molto pi¨ difficile per la comunicazione. La scena con Oriana fra i soldati con la macchina per scrivere sulle ginocchia oggi, in tempi di giornalisti embedded, pu˛ fare tenerezza eppure continua »

Oriana Fallaci
"Hai deciso di fare la giornalista? Allora devi arrivare prima, prima di tutti gli altri"
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