|
|
maria giorgia
|
giovedì 8 dicembre 2011
|
opera dolce, romantica e sottile
|
|
|
|
Gil è uno sceneggiatore hollywoodiano, ma aspirante scrittore, fidanzato (intrappolato?) con una ragazza viziata, Inez, ed è sul punto di sposarla. La coppia è in vacanza a Parigi, con i genitori di lei, americani ultraconservatori e ficcanaso. Durante il loro soggiorno, si imbattono casualmente in una coppia di amici di Inez, lui pedante tuttologo, lei scialba e silenziosa, con la quale trascorreranno del tempo assieme. Una sera, rimasto solo, Gil inizia a vagare per la VilleLumière, fantasticando su come sarebbe meraviglioso tornare indietro nel tempo e vivere nell’età d’oro, nei ruggenti anni ’20 fatti di jazz, proibizionismo, night club e artisti.
[+]
Gil è uno sceneggiatore hollywoodiano, ma aspirante scrittore, fidanzato (intrappolato?) con una ragazza viziata, Inez, ed è sul punto di sposarla. La coppia è in vacanza a Parigi, con i genitori di lei, americani ultraconservatori e ficcanaso. Durante il loro soggiorno, si imbattono casualmente in una coppia di amici di Inez, lui pedante tuttologo, lei scialba e silenziosa, con la quale trascorreranno del tempo assieme. Una sera, rimasto solo, Gil inizia a vagare per la VilleLumière, fantasticando su come sarebbe meraviglioso tornare indietro nel tempo e vivere nell’età d’oro, nei ruggenti anni ’20 fatti di jazz, proibizionismo, night club e artisti. E il sogno si avvera. Allo scoccare della mezzanotte un’auto d’epoca lo conduce in un altro mondo. È lì che conoscerà Hemingway, Zelda e Francis Scott Fitzgerald, Picasso, Dalì, Gertrude Stein, Luis Buñel e la seducente Adriana, una groupie dell’epoca dalla quale rimarrà fulminato.
Che Woody Allen ami Parigi lo si intuisce dall’incipit della pellicola, accompagnata dalle note di Si tu vois ma mère che danno il Bienvenue al pubblico. È un’opera dolce, romantica e sottile, supportata da una scarica di frecciatine tipiche del cinema alleniano (“ha ragione mio padre a dire che sei comunista perché difendi sempre la schiavitù”). Con zuccherina ironia, Allen conduce a passi di charleston la vicenda di un uomo disilluso del presente, ma nostalgico di un passato che vorrebbe vivere. E perché non farlo con la fantasia e il sogno? In fondo è quello che resta all’uomo, se non ci fosse la fantasia e la meraviglia che ne consegue, si vivrebbe in un mondo grigio e senza speranza. Gil è una cenerentola del 2011, ma a differenza della fiaba popolare, l’incantesimo non svanisce, ma si accende proprio a mezzanotte, assieme alle calde atmosfere di una Parigi illuminata e brulicante di arte e cultura, bistrot e fiumi di champagne.
Owen Wilson è stupefacente nei panni di Woody. Sfoggia una mimica sorprendente, cattura l’attenzione con i suoi occhi sgranati e perplessi, con il suo concitato entusiasmo e la sua carica romantica. Spesso viene ricordato per ruoli banali o demenziali, ma in questo film ha dato prova di essere davvero un bravo attore.
Dunque, Allen regala al pubblico un’incantevole opera avvolta da una deliziosa colonna sonora. E il messaggio è sotto gli occhi di tutti: l’uomo ha la convinzione che se si fosse vissuto in un’epoca differente si sarebbe trovata la fonte della felicità. Ma in fondo, la felicità la si può scorgere nelle piccole cose, come nell’incontro con un’altra persona, magari su un ponte durante una notte piovosa. Poi se questo accade a Parigi, tutto diventa magico ed eterno.
[-]
[+] ciao maria giorgia
(di overnewsmagazine.com)
[ - ] ciao maria giorgia
|
|
|
[+] lascia un commento a maria giorgia »
[ - ] lascia un commento a maria giorgia »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
andrea d
|
sabato 10 dicembre 2011
|
l'età d'oro di allen non è finita
|
|
|
|
New York, Parigi e Venezia. Queste le tre città in cui Allen ha detto di poter vivere (e non a caso quelle in cui ha ambientato il suo musical Tutti dicono I love you). Non la grigia Londra che, dopo averlo ospitato l'ultima volta con Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni, aveva dimostrato di non essere l'habitat adatto di un regista fin troppo emotivo. Magari Midnight in Paris servirà pure a sfatare il mito di Match Point, pellicola ben costruita ma fredda (anche i thriller più spietati possono essere "caldi", e Crimini e Misfatti dello stesso Woody, oltretutto molto simile a Match Point, ne è l'esempio). Il film parigino comincia infatti con una sinfonia di immagini e musica che richiama l'inizio di Manhattan, una dichiarazione d'amore alla città che va chiarita da subito, per poter poi passare alla storia di Gil, sceneggiatore californiano insoddisfatto dei suoi lavori e desideroso di scrivere un romanzo.
[+]
New York, Parigi e Venezia. Queste le tre città in cui Allen ha detto di poter vivere (e non a caso quelle in cui ha ambientato il suo musical Tutti dicono I love you). Non la grigia Londra che, dopo averlo ospitato l'ultima volta con Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni, aveva dimostrato di non essere l'habitat adatto di un regista fin troppo emotivo. Magari Midnight in Paris servirà pure a sfatare il mito di Match Point, pellicola ben costruita ma fredda (anche i thriller più spietati possono essere "caldi", e Crimini e Misfatti dello stesso Woody, oltretutto molto simile a Match Point, ne è l'esempio). Il film parigino comincia infatti con una sinfonia di immagini e musica che richiama l'inizio di Manhattan, una dichiarazione d'amore alla città che va chiarita da subito, per poter poi passare alla storia di Gil, sceneggiatore californiano insoddisfatto dei suoi lavori e desideroso di scrivere un romanzo. La sensibilità di Gil lo fa essere un costante sognatore, e il fatto di trovarsi in una città-opera d'arte, come lui stesso dice, non può che portarlo ancora più lontano da un presente segnato da una fidanzata attraente ma antipatica, con al seguito un padre conservatore. Sia il personaggio del padre che quello dello pseudo-intellettuale di cui la ragazza si infatuerà rappresentano due approcci poco sinceri al concetto di "conservazione" del passato: quello del padre, un approccio reazionario; quello dello pseudo-intellettuale, un approccio retorico e impressionistico. Gil ama il passato perché invece non si trova bene nel presente, e perciò vorrebbe vivere negli anni '20 lì a Parigi. E così, appena la campana di Mont-Matre suona la mezzanotte, un'auto d'epoca passa a prenderlo, e viene catapultato proprio in quello stupendo mondo in cui Fitzgerald, Hemingway, Picasso, Cole Porter, Bunuel e Dalì lo salutano e gli parlano come ad un amico. Un sogno incredibile, di ognuno di noi, quello di incontrare i nostri miti, i nostri maestri, vederli parlare tra di loro, scoprirli umani e persino avere un loro giudizio sul proprio lavoro (proprio come Allen fece con grandi scrittori quando erano vivi). Il cinema può fare tutto questo, e Allen lo sa, tornando a quel suo filone "magico" che ha il massimo esponente ne La Rosa Purpurea del Cairo, e lo fa anche grazie alla fotografia del grande Darius Khondji, che si ingiallisce come una foto d'epoca per gli anni '20 e va sul rosso quando si finisce nell'Ottocento. A voler andare nella Belle Epoque è Adriana, di cui Gil si innamora follemente (ma attenzione, non è che disdegni la ragazza. Allen non ha una fissazione monogama). Adriana, come Gil, rimpiange il passato e odia il presente, ma il suo presente sono proprio gli anni '20 adorati da Gil. E anche gli abitanti della Belle Epoque si scoprirà essere dei nostalgici del Rinascimento. Come se ogni periodo invidiasse quello precedente e non ci fosse una vera e propria epoca d'oro. Sarà infatti una terza donna, una parigina del presente, a dare una speranza a Gil, a fargli trovare un compromesso tra l'amore sconfinato per i grandi che ci hanno preceduto e da cui possiamo ricavare tanto, e un occhio positivo verso non il futuro, ma almeno quello che il presente può offrirci. E infatti non si può pretendere come fanno molti che un regista, e prima di tutto una persona, non cambi, non maturi. Non si può impedire che il tempo scorra, e rifiutare l'idea che quello che accade adesso possa ancora sorprenderci. Midnight in Paris ne è la prova evidente.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a andrea d »
[ - ] lascia un commento a andrea d »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
marco michielis
|
sabato 3 dicembre 2011
|
e' parigi la città che tutti vorremmo?
|
|
|
|
Parigi, dopo mezzanotte, è magica. Capita così che uno scrittore esordiente, in cerca d'ispirazione, incontri i suoi idoli letterari, e non solo: Hemingway, Scott Fitzgerald, Picasso e chi più ne ha più ne metta. Sembra impossibile, pare una semplice ubriacatura, eppure è effettivamente così; ogni notte, allo scoccare del nuovo giorno, il prodigio si ripete e Gil ha l'opportunità di far leggere il suo romanzo a Gertrude Stein, nonchè di conoscere Adriana, ragazza che proviene dal favoloso mondo degli anni '20 parigini e che farà perdere la testa al giovane autore. In mezzo e a causa di tutti questi incredibili avvenimenti, Gil si renderà conto di non amare Inez, la sua noiossissima promessa sposa, ma Parigi è piena di sorprese e il vero amore non è mai quello che sembra.
[+]
Parigi, dopo mezzanotte, è magica. Capita così che uno scrittore esordiente, in cerca d'ispirazione, incontri i suoi idoli letterari, e non solo: Hemingway, Scott Fitzgerald, Picasso e chi più ne ha più ne metta. Sembra impossibile, pare una semplice ubriacatura, eppure è effettivamente così; ogni notte, allo scoccare del nuovo giorno, il prodigio si ripete e Gil ha l'opportunità di far leggere il suo romanzo a Gertrude Stein, nonchè di conoscere Adriana, ragazza che proviene dal favoloso mondo degli anni '20 parigini e che farà perdere la testa al giovane autore. In mezzo e a causa di tutti questi incredibili avvenimenti, Gil si renderà conto di non amare Inez, la sua noiossissima promessa sposa, ma Parigi è piena di sorprese e il vero amore non è mai quello che sembra...
"Midnight in Paris", nella filmografia alleniana, si colloca in una posizione di pur lieve rottura rispetto alle sue recenti opere, segnando non tanto una svolta nella carriera dell'anziano regista, quanto un recupero di alcune tematiche e caratteristiche proprie delle sue pellicole storiche, quali "Io e Annie" e "Manhattan", ad esempio. L'amore e l'affetto quasi viscerali nei confronti di una città, Parigi, in cui la nostalgia di Gil, ennesimo alter ego di Woody (ben interpretato da Owen Wilson, con la giusta dose di eccentricità), per un'epoca che non ha mai vissuto può trovare libero sfogo grazie a degli incontri impossibili che solo la magia del cinema può regalarci e che il regista newyorkese ha il merito di rendere credibili, sospendendoli con sapienza tra sogno e realtà. E tra sogno e realtà si colloca, in fondo, anche la scelta che Gil è chiamato a compiere, una volta che si sarà reso conto che in ogni epoca storica qualcuno rimpiange un periodo che non ha mai vissuto, credendo erroneamente che possa regarargli maggiori soddisfazioni di quello a lui contemporaneo. La via, come sempre, ce la indica il buon vecchio Woody: in un presente che ci pare scomodo e a noi ostile, bisogna sì guardare ad un passato che immaginiamo come illustre e fantastico, ma solo in funzione del nostro tempo, dato che non ci è permesso (o forse sì?) tornare indietro e che comunque, nel nostro mondo, si possono ancora trovare persone ed ambienti che, per usare una fortunata espressione di Kerouac, ci sanno regalare l'estasi di cui la nostra anima necessita. E che anche un'apparentemente banale camminata sotto la pioggia può risvegliare in noi.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a marco michielis »
[ - ] lascia un commento a marco michielis »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
amazz
|
mercoledì 21 dicembre 2011
|
parishattan
|
|
|
|
Ho visto con piacere Midnight in Paris e lo consiglio. E' già stato scritto tanto su quest'ultima opera di Woody Allen e anche qui ho letto tanti bei commenti, come quello di Maria Giorgia, per citarne una, ma tanti altri commenti sono validi e in ognuno si trova uno spunto, un richiamo, un dettaglio che io da solo, francamente, non sarei riuscito a cogliere. Anche la recensione di Olgadik mette in evidenza altri dettagli, questa volta critici, di come il film riprenda un tessuto narrativo e figurativo che Allen effettivamente ha già adoperato in passato. Però che spasso vedere Owen Wilson calarsi nei panni di un Woody Allen dei tempi migliori, peccato che ormai egli non ha più l'età per essere lui stesso il protagonista di un film così.
[+]
Ho visto con piacere Midnight in Paris e lo consiglio. E' già stato scritto tanto su quest'ultima opera di Woody Allen e anche qui ho letto tanti bei commenti, come quello di Maria Giorgia, per citarne una, ma tanti altri commenti sono validi e in ognuno si trova uno spunto, un richiamo, un dettaglio che io da solo, francamente, non sarei riuscito a cogliere. Anche la recensione di Olgadik mette in evidenza altri dettagli, questa volta critici, di come il film riprenda un tessuto narrativo e figurativo che Allen effettivamente ha già adoperato in passato. Però che spasso vedere Owen Wilson calarsi nei panni di un Woody Allen dei tempi migliori, peccato che ormai egli non ha più l'età per essere lui stesso il protagonista di un film così. Credo che al regista sarebbe proprio piaciuto interpretare il ruolo di Gil. Chissà se a volte Woody Allen immagina di salire su un taxi che lo porti dritto al 1979, nella sua Manhattan, magari anche lì potrebbe incontrare Hamingway, non Hernest ma Mariel, la nipote giovane e bella, e altre due donne magnifiche come Diane Keaton (che Woody conosce bene) e Maryl Streep.
Forse, non è tanto il fuggire da quest'epoca, quello che può farci stare meglio nel nostro presente, quanto è toccare, ascoltare, vedere, leggere, raccogliere e condividere il meglio che quell'epoca ci ha regalato.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a amazz »
[ - ] lascia un commento a amazz »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
giuseppe simeone
|
martedì 20 dicembre 2011
|
siete invitati alla festa di woody
|
|
|
|
Gil, sceneggiatore aspirante scrittore, si ritrova a Parigi con la famiglia della sua fidanzata Inez. Non condividendo la stessa passione per la città, Inez lascia passeggiare Gil da solo per Parigi, ignorando dove il suo fidanzato sene vada gironzolando fino a tarda notte...
Finalmente un totale lieto fine in un film di Allen, che sembra aver ritrovato la gioia di vivere e la fiducia nell'amore. Il film non è altro che una festa a cui gli spettatori vengono invitati: è impossibile non farsi suggestionare e coinvolgere dal fascino immortale della città , dei personaggi, dei colori e dell'arte che il regista guarda e ci fa guardare con occhi fanciulleschi e pieni di meraviglia.
[+]
Gil, sceneggiatore aspirante scrittore, si ritrova a Parigi con la famiglia della sua fidanzata Inez. Non condividendo la stessa passione per la città, Inez lascia passeggiare Gil da solo per Parigi, ignorando dove il suo fidanzato sene vada gironzolando fino a tarda notte...
Finalmente un totale lieto fine in un film di Allen, che sembra aver ritrovato la gioia di vivere e la fiducia nell'amore. Il film non è altro che una festa a cui gli spettatori vengono invitati: è impossibile non farsi suggestionare e coinvolgere dal fascino immortale della città , dei personaggi, dei colori e dell'arte che il regista guarda e ci fa guardare con occhi fanciulleschi e pieni di meraviglia.
Ritornano, come al solito, i temi tipici del cinema alleniano: c'è l'accenno alla psicologia, che poi non è altro che una spiegazione "razionale" alla favola in cui vive il protagonista; c'è l'amore per la città e l'amore per le donne; c'è la macchietta dell'antagonista saccente e pedante.
Bravissimo Owen Wilson, mai così stralunato e sognatore, che serve perfettamente allo scopo di impersonare il classico personaggio ricoperto da Woody Allen attore, sforzandosi di balbettare e riuscendo a ricalcare perfettamente l'ironia pungente di questo stesso. Le sue passeggiate comunque, non sono altro che un "pretesto" per il regista per aggiungere ulteriori "riprese-cartoline" di una Parigi mai così affascinante.
Unica nota stonata: l'insopportabile cameo della Bruni. In fin dei conti, glielo si può perdonare!
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a giuseppe simeone »
[ - ] lascia un commento a giuseppe simeone »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
rescart
|
sabato 5 maggio 2012
|
opera della maturità
|
|
|
|
E’ questa l’intenzione che Allen manifesta di avere sulla base di almeno un paio di indizi. Il primo è quando il protagonista, ottimamente interpretato da un Owen Wilson nei panni mimetici di Woody attore, racconta a Buñuel la trama di un film che non solo non ha ancora realizzato, ma mostra di non avere ancora sufficiente maturità artistica per concepirlo. Il secondo è la scelta del regista americano di realizzare subito dopo questo film il raffazzonato ed infelice “To Rome with love”, quasi a voler sottolineare il fatto di aver appena raggiunto un vertice artistico difficilmente ripetibile (almeno in tempi brevi). Non sempre talento e maturità vanno a braccetto, come fu nel caso di Bunuel.
[+]
E’ questa l’intenzione che Allen manifesta di avere sulla base di almeno un paio di indizi. Il primo è quando il protagonista, ottimamente interpretato da un Owen Wilson nei panni mimetici di Woody attore, racconta a Buñuel la trama di un film che non solo non ha ancora realizzato, ma mostra di non avere ancora sufficiente maturità artistica per concepirlo. Il secondo è la scelta del regista americano di realizzare subito dopo questo film il raffazzonato ed infelice “To Rome with love”, quasi a voler sottolineare il fatto di aver appena raggiunto un vertice artistico difficilmente ripetibile (almeno in tempi brevi). Non sempre talento e maturità vanno a braccetto, come fu nel caso di Bunuel. Allen aveva già dimostrato con Manhattan di avere talento da vendere, ora che quel talento si sposa con la maturità, o almeno dichiara di volersi sposare con essa, il risultato non è all’altezza delle aspettative. Ma come suol dirsi, tutto è relativo. Nei confronti del talento di Allen le aspettative sono altissime e ovviamente è lui il primo ad essere consapevole di ciò. Di qui la trama del film, il cui senso ultimo è quello di relativizzare la stessa grandezza artistica. Per quanto di talento possa essere un regista e artista come Woody Allen, non sarà mai possibile disporre di uno strumento di misurazione assoluto. Per chi vive oggi la Parigi degli degli anni venti potrà sembrare il non plus ultra esattamente come per chi è vissuto allora poteva sembrarlo la Belle Epoque, e per chi visse in quest’ultimo periodo storico potrebbe sembrare il Rinascimento italiano. Nessuna lezione potrebbe essere più azzeccata, sia dal punto di vista di un americano a Parigi che soffre di un innato complesso di inferiorità nei confronti della vecchia Europa, sia dal nostro punto di vista che forse soffriamo al contrario di un simmetrico complesso di superiorità. Di qui forse anche la scelta degli attori, il cui curricolo artistico non è certo di altissimo livello. Ma come si diceva prima, tutto è relativo.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a rescart »
[ - ] lascia un commento a rescart »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
antonio trimarco
|
lunedì 12 dicembre 2011
|
piccolo trattato sulla capacità di essere felici
|
|
|
|
Gil è uno sceneggiatore con chance di scrittore, almeno ci prova, è affascinato da Parigi ed è in vacanza con la sua futura sposa e gli invadenti genitori. La sua compagna è molto bella, ma i loro gusti, il loro modo di vivere è molto diverso. A Gil piace passeggiare sotto la pioggia e gli piace molto Parigi, lei vive invece questa esperienza da vera turista americana. Ma Gil prova a no farci caso, ma quando incontrano una coppia di amici le differenze tra loro esplodono. Questo dà la possibilità a Gil di vivere alcune notti parigine in un altro tempo e in un altro spazio, incontra così scott Fitzgerald, Cole Porter, Hemingway, Picasso, Dalì e tanti altri, ma soprattutto Adriana di cui si innamora ricambiato.
[+]
Gil è uno sceneggiatore con chance di scrittore, almeno ci prova, è affascinato da Parigi ed è in vacanza con la sua futura sposa e gli invadenti genitori. La sua compagna è molto bella, ma i loro gusti, il loro modo di vivere è molto diverso. A Gil piace passeggiare sotto la pioggia e gli piace molto Parigi, lei vive invece questa esperienza da vera turista americana. Ma Gil prova a no farci caso, ma quando incontrano una coppia di amici le differenze tra loro esplodono. Questo dà la possibilità a Gil di vivere alcune notti parigine in un altro tempo e in un altro spazio, incontra così scott Fitzgerald, Cole Porter, Hemingway, Picasso, Dalì e tanti altri, ma soprattutto Adriana di cui si innamora ricambiato. Ma il sogno è sogno per quanto affascinate e realistico possa apparire, ma durante questi viaggi Gil scopre ciò che vuole. Il contatto con questo mondo gli farà scoprire due cose fondamentali: non si può vivere nel passato e la verità dell'amore. Woody Allen ci regala con questo film divertimento e sagace sguardo sulla vita. Lo fa regalandoci una Parigi da sogno e una Parigi reale, entrambe affascinanti e da vivere. Un film che ci regala pillole di saggezza sulla vita che viviamo e su sull'importanza di trovare o ritrovare una propria personale sintonia, sicuramente in una dimensione favolistica, ma comunque seppur leggero il film è un piccolo trattato sulla capacità di essere felici nel presente. Da vedere divertente, intrigante, leggero.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a antonio trimarco »
[ - ] lascia un commento a antonio trimarco »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
narciso
|
mercoledì 14 dicembre 2011
|
la banalizzazione dell'epoca d'oro
|
|
|
|
Gil, sceneggiatore di successo, si trova a Parigi con la sua promessa sposa Inez per cercare ispirazione per la sua vera brama, diventare uno scrittore come i suoi idoli della Parigi degli anni folli da cui è ossessionato. Camminando da solo per i viali della capitale francese dopo aver bevuto troppo si perde. Scoccata la mezzanotte, si imbatte in un'auto "d'epoca" e dei giovani lo invitano a salire. Ben presto si rende conto di essere stato catapultato nella jazz age parigina con i suoi artisti preferiti F.S. Fitzgerald, la moglie Zelda, Hemingway, picasso, bunuel e chi più ne ha più ne metta.
Quello che all'inizio sembra un viaggio a Parigi sulla falsa (ma riuscitissima) riga di "Manhattan", con Sidney Bechet a sostituire George gershwin, si trasforma ben presto in un fiabesco viaggio attraverso le "epoche d'oro" della capitale artistica d'Europa, facendo rivivere allo spettatore, attraverso le loro stesse citazioni, le vite degli autori che caratterizzarono il periodo di maggiore fermento culturale del mondo contemporaneo.
[+]
Gil, sceneggiatore di successo, si trova a Parigi con la sua promessa sposa Inez per cercare ispirazione per la sua vera brama, diventare uno scrittore come i suoi idoli della Parigi degli anni folli da cui è ossessionato. Camminando da solo per i viali della capitale francese dopo aver bevuto troppo si perde. Scoccata la mezzanotte, si imbatte in un'auto "d'epoca" e dei giovani lo invitano a salire. Ben presto si rende conto di essere stato catapultato nella jazz age parigina con i suoi artisti preferiti F.S. Fitzgerald, la moglie Zelda, Hemingway, picasso, bunuel e chi più ne ha più ne metta.
Quello che all'inizio sembra un viaggio a Parigi sulla falsa (ma riuscitissima) riga di "Manhattan", con Sidney Bechet a sostituire George gershwin, si trasforma ben presto in un fiabesco viaggio attraverso le "epoche d'oro" della capitale artistica d'Europa, facendo rivivere allo spettatore, attraverso le loro stesse citazioni, le vite degli autori che caratterizzarono il periodo di maggiore fermento culturale del mondo contemporaneo.
Allen ci costringe a credere nella normalità di quelle frasi e personaggi storici banalizzando il concetto di epoca d'oro che si svuota totalmente per lasciare spazio al significato di Arte come bellezza in se, oltre a quelle due esplicite morali contigue, dell'apprezzare le cose che si vivono con pensiero positivo e del seguire il proprio istinto nel cambiare se essa non ci soddisfa, come testimonia la scelta finale del protagonista di rimanere a Parigi nel proprio tempo.
Il regista newyorkese esplicita ancora una volta il suo stile e la sua weltanshauung attraverso il protagonista Gil, suo alter ego un pò slapstick, in una dimensione sospesa tra il concreto e l'onirico; tra il passato, il presente e il futuro, stravolgendoli per cambiare la realtà adattandola alla sua mente da sognatore.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a narciso »
[ - ] lascia un commento a narciso »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
stefano-kun
|
martedì 10 gennaio 2012
|
magica è la notte
|
|
|
|
Woody Allen rende omaggio a Parigi in questo film che non è certamente il più originale o il più memorabile della sua carriera, ma che seduce e conquista lo spettatore fin dalla prima sequenza.
Il film si apre con una panoramica di scorci della Ville Lumière: immagini, visioni e colori già conosciuti da chiunque ami Parigi, ma che ugualmente non smettono di emozionare lo spettatore, ripresi e montati secondo un modello che ricorda l’incipit di Manhattan, una delle opere più famose e idolatrate da parte del pubblico di Woody Allen.
Il tema principale del film è quello della nostalgia e della difficoltà a vivere la propria vita, nel proprio tempo.
[+]
Woody Allen rende omaggio a Parigi in questo film che non è certamente il più originale o il più memorabile della sua carriera, ma che seduce e conquista lo spettatore fin dalla prima sequenza.
Il film si apre con una panoramica di scorci della Ville Lumière: immagini, visioni e colori già conosciuti da chiunque ami Parigi, ma che ugualmente non smettono di emozionare lo spettatore, ripresi e montati secondo un modello che ricorda l’incipit di Manhattan, una delle opere più famose e idolatrate da parte del pubblico di Woody Allen.
Il tema principale del film è quello della nostalgia e della difficoltà a vivere la propria vita, nel proprio tempo. Il protagonista Gil, sceneggiatore di Hollywood e aspirante romanziere, è in vacanza a Parigi, accompagnato dalla fidanzata e dai genitori di lei, che non lo apprezzano (eufemismo). Invischiato in questa situazione difficile, resa ancor più disagevole da un vecchio amico della fidanzata incontrato per caso, che è insopportabile e inoltre cerca di sedurre la sua fidanzata, Gil trova nel sogno ad occhi aperti la sua via di fuga. Così, allo scoccare della mezzanotte, verrà trasportato per incanto nella Parigi degli anni Venti, l’epoca che ha sempre sognato e mitizzato. Notte dopo notte si troverà in compagnia dei suoi idoli (Hemingway, Scott Fitzgerald, Picasso, Dalì e altri ancora) a bere, chiacchierare e frequentare feste.
Woody Allen fa partecipare lo spettatore a questo splendido sogno e riesce a vincere la sua diffidenza, così che sembrerà anche a noi di essere lì, in compagnia di Gil e di quelle celebrità del passato, nelle notti scintillanti della Parigi di quegli anni.
Mentre nella Rosa purpurea del Cairo il veicolo per il sogno della protagonista era lo schermo del cinema, qui è la magia della città, accompagnata dalla noia e dalla malinconia dello scrittore Gil (probabilmente un alter ego del regista) che fa scattare l’illusione. Questa dimensione onirica rischia di essere pericolosa e anticipare grandi delusioni e disillusioni, ma può anche portare dei frutti, può insegnare qualcosa sulla vita reale. È ciò che avviene nel finale, quando appare chiaro al protagonista e agli spettatori che non esiste una vera età dell’oro, concetto quanto mai relativo, e che è impossibile sfuggire alla propria epoca.
Sembra che Woody Allen voglia proporre un messaggio o un consiglio allo spettatore: quello di vivere il proprio tempo accettandolo per quello che è e di cercare di realizzare i propri sogni, invece che limitarsi a viverli ad occhi aperti.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a stefano-kun »
[ - ] lascia un commento a stefano-kun »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
antonello chichiricco
|
mercoledì 4 gennaio 2012
|
la magica zucca di woodie
|
|
|
|
Degno dei migliori autori di fantasy il Woodie di Midnight in Paris. Il film si dispone con estrema naturalezza in un’atemporalità circolare che puntuale alla mezzanotte consente, come nelle fiabe ma solo a chi ci crede, di salire sulla macchina del tempo - nel nostro caso una splendida zucca-berlina, ruote a raggi, con tanto di chauffeur in livrea e sbuffo di fumo alla partenza - di tornare a quando “la frutta era migliore di oggi e c’erano ancora le stagioni”, stagioni nel nostro caso culturali, artisticamente più dense e feconde del nostro difficile inizio di XXI secolo.
La morale della gustosa pellicola contrasta questi illusori stereotipi che “l’Epoca del vicino sia quella migliore”.
[+]
Degno dei migliori autori di fantasy il Woodie di Midnight in Paris. Il film si dispone con estrema naturalezza in un’atemporalità circolare che puntuale alla mezzanotte consente, come nelle fiabe ma solo a chi ci crede, di salire sulla macchina del tempo - nel nostro caso una splendida zucca-berlina, ruote a raggi, con tanto di chauffeur in livrea e sbuffo di fumo alla partenza - di tornare a quando “la frutta era migliore di oggi e c’erano ancora le stagioni”, stagioni nel nostro caso culturali, artisticamente più dense e feconde del nostro difficile inizio di XXI secolo.
La morale della gustosa pellicola contrasta questi illusori stereotipi che “l’Epoca del vicino sia quella migliore”. L’antico sempre attuale “Mala tempora currunt” è indubbiamente lamentevole vizio o conforto di chi - da dentro le cose che in quel momento vive, magari paventando l’ “atque peiora premunt” (l’arrivo di tempi ancora peggiori) - sogna di ritornare in un precedente e più felice periodo storico. Anche se oggigiorno, con la crisi mondiale apparentemente irreversibile, per la prima volta la Storia ci sta dimostrando che forse è anche un po’ vero, nostalgie a parte, che il “meglio è passato”…
Insieme alla discreta presenza saggio-nevrotica alleniana ritorna, con tocco romantico un po’ magico e surreale, il tema delle dimensioni parallele già felicemente sviluppato con La rosa purpurea del Cairo. Ottima la recitazione di tutti gli attori indistintamente, e bellissime le scene, nonché la curata attenta fotografia specchio indubbio dell’amore che Allen nutre per la "sua" Parigi. Vedremo quest’estate nel suo prossimo Nero Fiddled, libera rivisitazione da racconti del Boccaccio, quale sarà invece la "sua" Roma. Intanto gustiamoci questa azzeccata sua opera ultima che come ai “vecchi tempi” mette d’accordo finalmente critica e pubblico (incassi da record al botteghino).
Antonello Chichiricco
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a antonello chichiricco »
[ - ] lascia un commento a antonello chichiricco »
|
|
d'accordo? |
|
|
|