Il figlio più piccolo

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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (ITALIA)
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Avati apre il suo sguardo e il suo spirito critico verso la decadenza dei nostri costumi
Edoardo Becattini     * * 1/2 - -

Luciano Baietti è un piccolo imprenditore scaltro e ambizioso che nel giorno stesso in cui sposa la donna da cui ha avuto due figli, scompare assieme a un eccentrico contabile appena uscito da seminario, portando con sé la proprietà di tutti i beni immobili. Diciotto anni dopo è dirigente della Baietti Enterprise, una delle più importanti società immobiliari del paese, nonché capo di un impero economico costruito su raccomandazioni, ricatti, società fantasma e connivenze politiche. Alla vigilia delle seconde nozze con una ricca romana politicamente in vista, Baietti richiama la prima moglie, che nel frattempo non ha mai smesso di amarlo, e il figlio più piccolo, Baldo, studente dams innamorato di film splatter, per invitarlo ad essere testimone di nozze e nuovo dirigente del suo impero d'affari.
Nonostante l'età, Pupi Avati resta sempre il più fanciullesco, "il figlio più piccolo" nella famiglia degli autori italiani: il più eclettico, il più prolifico, il più sognatore, quello che pare procedere con passo incerto ma spedito, con l'atteggiamento più introverso e col carattere più pacifico. Fra i colleghi della sua generazione, l'unico a non essersi mai realmente interessato a perseguire un progetto di cinema "politico" anche nel momento in cui tutti, non solo Bellocchio e Bertolucci, sposavano la passione artistica con il fermento politico. Partito con horror e commedie grottesche, col tempo il suo sguardo si è rivolto sempre più spesso alla storia e al reale, ma sempre mantenendo un filtro che ne facesse percepire una distanza, di volta in volta nostalgica, onirica, sommessa, inibita.
Il mistero sulla sua agilità giovanile si mantiene anche al suo quarantesimo film. Quel che trova invece conferma, dopo Il papà di Giovanna, è un certo imbarazzo a farsi cantore di storie che vadano oltre l'operetta morale o il romanzo di formazione, quasi che la qualità del suo cinema volesse restare sempre media o "minore" per determinazione.
Nello scontro, per la prima volta cercato e trovato, con la decadenza dei nostri costumi, il principio che Avati mette in gioco è radicale ma interessante: l'Italia si riduce ad un contrasto fra furbetti del quartierino e Candidi sognatori, fra chi ha fatto sì che corruzione, volgarità e impunità diventassero i soli valori e chi ha lasciato passivamente che ciò accadesse, per quieto vivere o perché incapace di comprendere i mutamenti in atto. Ma l'inedito spirito militante e la capacità critica costituiscono solo la tesi, alla quale il regista bolognese pare aderire più per pietà che per rabbia verso i suoi "furbetti", e più con patetica tenerezza che con l'intenzione di scuotere le coscienze dei più ingenui. Non c'è assolutamente niente di sbagliato nel desiderio di salvare dalla vis polemica l'umanità dei suoi personaggi, ma trasformare tutti i comprimari in caratteristi eccentrici e i protagonisti in ometti patetici, serve solo ad edulcorare la forza della sua tesi. Dallo "squalo" della finanza ipocondriaco in sandali da frate Zingaretti alla cantante hippie e polemica Morante, dalla nuova moglie, volgare borghesuccia romana che combatte la partitocrazia della politica con una squadra di tronisti palestrati, fino ai due "piccoli" protagonisti del film, l'imprenditore miserabile De Sica e lo studente sovrappeso Nocella, sono tutti elementi che, presi singolarmente, confermano la bravura di Avati come scrittore inventivo e come "regista di attori".
Ma la realtà attuale italiana rivela una mentalità già da sé così piccola nel suo esibizionismo esasperato, che uno sguardo circoscritto, troppo spesso pacifico e bonario, non incide né su di essa, né tanto meno sulla possibilità di trarre da essa un grande racconto.

Premi e nomination Il figlio più piccolo MYmovies
il MORANDINI
Il figlio più piccolo recensione dal Dizionario Fumagalli - Cotta
Incassi Il figlio più piccolo
Primo Weekend Italia: € 959.000
Incasso Totale* Italia: € 2.138.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 25 aprile 2010
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Premi e nomination Il figlio più piccolo

premi
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Il figlio pù piccolo non è un piccolo film!

mercoledì 24 marzo 2010 di Susanna Trippa

Descrive la realtà dei nostri tempi, e della nostra Italia in particolare, fotografata in certi ambienti, sporcati, oltre che dalla delinquenza, da grande volgarità e bruttezza dell’anima. Gli attori sono bravissimi e si muovono in un’atmosfera, a tratti inquietante e a tratti struggente, sottolineata da un andamento musicale perfetto per la storia rappresentata. Ho letto varie recensioni e, pur tra gli elogi, mi è parso che alcune voci lamentino che il film avrebbe dovuto essere più ‘di denuncia’, continua »

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Avati e il suo moralismo popolare

venerdì 5 marzo 2010 di alespiri

Pupi Avati è un talento del nostro cinema ed è capace di inventarsi personaggi quasi surreali e cucirli intorno ai suoi interpreti in maniera impeccabile, come un grande maestro di sartoria. Così ha fatto per Albanese e Katia ricciarelli nella splendida "Seconda notte di nozze"; così è stato capace di scoprire talentuosità nascoste in attorucoli persi in commedie nazional popolari come Ezio Greggio e, finalmente, in Christian De Sica, che continua »

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Se possiamo capirci qualcosa in quello che succede

martedì 17 agosto 2010 di angelo umana

“Se possiamo capirci qualcosa in quello che sta succedendo” dice Laura Morante, nel film madre del figlio più piccolo e più sprovveduto, e moglie di Christian De Sica, mega presidente e A.D. del mega-gruppo Baietti, sprovveduto pure lui e strumento ricattabile del furbo direttore generale Luca Zingaretti e degli altri componenti del consiglio d’amministrazione. Deve essere un quadro, quello di Pupi Avati, che rappresenta la nostra società oggi: c'è continua »

allontanati che mi inbrisci la tua povertà
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DVD | Il figlio più piccolo

Uscita in DVD

Disponibile on line da venerdì 8 agosto 2014

Cover Dvd Il figlio più piccolo A partire da venerdì 8 agosto 2014 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Il figlio più piccolo di Pupi Avati con Christian De Sica, Laura Morante, Luca Zingaretti, Nicola Nocella. Distribuito da Warner Home Video, il dvd è in lingue e audio italiano, Dolby Digital 5.1. Su internet figlio più piccolo (DVD) è acquistabile direttamente on-line su IBS.

Prezzo: 9,99 €
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INTERVISTE | Grandi attori e giovani scoperte per il nuovo film di Avati.

Ingenui e furbetti (del quartierino)

martedì 9 febbraio 2010 - Edoardo Becattini

Il figlio più piccolo: Ingenui e furbetti (del quartierino) A poco più di settant'anni, Pupi Avati procede a quei ritmi produttivi serratissimi cui solo i grandi vecchi del cinema paiono adeguarsi. Come Woody Allen, Clint Eastwood o Manoel De Oliveira, Avati gira in media più di un film all'anno, accompagnando da qualche tempo l'uscita di ognuno di questi con un romanzo tradotto dalla relativa sceneggiatura. Forse uno dei motivi di tanta prolificità sta nelle dimensioni del suo cinema, “piccolo” quasi per definizione. Come “piccolo” è anche il figlio al quale dedica il suo ultimo film, nuovo capitolo di un'indagine sulle forme di paternità ma primo in assoluto che guardi con un certo interesse alla realtà italiana e un atteggiamento fortemente critico ai suoi più recenti costumi.

Avati in un mondo di ladri che non ci fa più orrore

di Natalia Aspesi La Repubblica

Il figlio più piccolo, nuovo film di Pupi Avati, è atteso soprattutto per la presenza di Christian De Sica in un ruolo se non drammatico, per lo meno serio. Domanda: il re degli amatissimi cinepanettoni, il divo dei fortunati cineNatali di Neri Parenti, il comico del cinetrash italiano sempre a lamentarsi di non veder riconosciuto il suo sommo valore (Charlie Chaplin, Woody Allen, Vittorio De Sica?), finalmente, con un bravo regista che è riuscito a fare recitare anche Katia Ricciarelli ( La seconda notte di nozze ), rivelerà tutto il suo autentico talento? Proprio in questi giorni Sky trasmette Natale in crociera del 2007, e siamo già a uno stadio di sghignazzo oratoriale e meno coprofilo del solito: ma insomma il salto dai suoi personaggida-ridere, di balordaggine nazionalpopolare, a quello dell' imbroglione di massimo lusso e successo per niente comico, non era rischioso ma certo impegnativo. »

di Federico Pontiggia Il Fatto Quotidiano

Dopo La cena per farli conoscere e Il papà di Giovanna, Pupi Avati conclude una"ideale trilogia sui padri" con Il figlio più piccolo. Interpretato da Christian De Sica, che molla moglie e due figli per costruire un impero economico da furbetto del quartierino, Luca Zingaretti, il suo "angelo custode" commercialista, Laura Morante, consorte fanée e innamorata, e l'esordiente Nicola Nocella, il figlio più piccolo e ingenuo, è il nuovo lavoro di un regista prolifico, da 1,3 film l'anno: un pregio produttivo, un difetto artistico. »

Avati, in famiglia soldi e tradimenti

di Gian Luigi Rondi Il Tempo

Pupi Avati e la famiglia. Se n'è occupato varie volte nel corso della sua felice, quarantennale carriera. Di recente, ne «La cena per farli conoscere», cronaca semiseria ma finissima di tre figlie, nate ciascuna da una madre diversa, che si impegnano a risolvere i problemi di un padre, attore televisivo di scarso successo, arrivato a tentare il suicidio dopo un intervento di plastica facciale mal riuscito. Appena ieri ne «Il papà di Giovanna», dramma sinistro di un padre incapace di far fronte ai disagi esistenziali e a un certo punto pericolosamente morbosi di una figlia bruttina delusa in amore. »

La famiglia come nido di vipere

di Valerio Caprara Il Mattino

Con quasi quaranta titoli in filmografia Pupi Avati si conferma un vero storyteller, un narratore di storie in grado di dialogare con ogni tipo di pubblico e di variare a suo piacimento i toni mantenendo stabile e affidabile il quadro drammaturgico prescelto. Tanto è vero che, per certi versi, la serie infinita di situazioni e temi esplorati nei singoli film possono apparire, nella memoria dello spettatore assiduo, altrettanti capitoli della stessa commedia umana. Il nostro Balzac della celluloide si prodiga ancora una volta nell'analisi di un nucleo familiare, il rifugio ideale o il nido di vipere che - nella sua ottica d'autore più psicofisica che ideologica - determina l'ottanta per cento dei comuni destini esistenziali. »

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