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Il Profeta |
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Un film di Jacques Audiard.
Con Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi.
continua»
Titolo originale Un Prophète.
Drammatico,
durata 150 min.
- Francia, Italia 2009.
- Bim
uscita venerdì 19 marzo 2010.
MYMONETRO
Il Profeta
valutazione media:
3,94
su
77
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Malik entra in prigione a 19 anni per scontare una lunga pena ma apprende subito a caricarsi di nuove colpe, poi a sopportarle, quindi a farle fruttare.
![]() Il romanzo criminale secondo Audiard |
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Marianna Cappi
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Malik El Djebena ha 19 anni quando viene condannato a sei anni di prigione. Entra con poco o nulla, una banconota ripiegata su se stessa e dei vestiti troppo usurati, che a detta delle guardie non vale la pena di conservare. Quando esce ha un impero e tre macchine pronte a scortare i suoi primi passi. In mezzo c’è il carcere, la protezione offertagli da un mafioso corso, l’omicidio come rito d’iniziazione, l’ampliarsi delle conoscenze e dei traffici, le incursioni in permesso fuori dal carcere, dove gli affari prendono velocità.
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premi nomination |
Premio Oscar 0 1 |
Nastri d'Argento 0 1 |
London Film Festival 2 0 |
Golden Globes 0 1 |
Festival di Cannes 1 0 |
European Film Awards 3 5 |
David di Donatello 0 1 |
César 8 13 |
BAFTA 1 2 |
Quando la vita è poesia
domenica 14 febbraio 2010
di dogen
Ci sono alcuni film (rarissimi purtroppo) tanto complessi, articolati che ritengo, da parte mia, non recensibili, perché so di non essere capace di espimere tutto ciò che il film esprime. Perderei particolari, rimandi, sfumature, sensi e sottosenti. Quindi avevo deciso di non recensire "Un prophete". Poi col tempo tutti i ricordi si essenzializzano, così anche i film. Con il distacco dato dalle settimane passate dalla visione, posso ora parlarne, sapendo di non essere continua » |
Le prigioni di malik
sabato 27 marzo 2010
di laulilla
Di Malik sappiamo pochissime cose: è un franco-marocchino diciannovenne, che, senza genitori, senza istruzione e senza radici, si trova nelle ideali condizioni per approdare, alla prima occasione, al carcere, dove appunto lo troviamo fin dall'inizio del film, condannato a sei anni di reclusione. La struttura che lo ospita non è tra le peggiori: vi funziona una scuola, i detenuti possono vedere i loro avvocati, le celle sono un po' squallide, ma per buona condotta continua » |
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Ognuno desidera quello che vede
mercoledì 7 aprile 2010
di fight.club
un piccolo bullo di una periferia che potrebbe appartenere a qualsiasi città del mondo, un ragazzo senza famiglia dove la strada sembra la sua casa, una strada senza punti di riferimento segnata solo dal caso e dalla violenza. Ecco l'universo di Malik El Djebena, un universo che diventa più stretto e claustrofobico quando diventato maggiorenne viene trasferito dal riformatorio a un carcere vero. Non conosce nessuno, non ha nemmeno un vestito e il suo avvocato è un legale che molto non può fare. continua » |
Dettagli in superficie.
martedì 6 aprile 2010
di slowfilm.splinder.com
La tendenza (non di rado utilitaristica) del critico, del bravo spettatore, del cinefilo in generale, è di stupirsi delle piccole cose, ricercando e apprezzando i dettagli più della rappresentazione evidente, il particolare rispetto alla sequenza costruita e complessa. Un Profeta ne ha tanti, di dettagli e particolarità. Il volto inedito di Tahar Rahim, il dialetto corso di Neils Arestrup e il suo sguardo feroce e tradito, il rivolo di sangue che gocciola dal mento di chi nasconde una lametta in continua » |
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DVD | Il ProfetaUscita in DVD
Disponibile on line da venerdì 17 settembre 2010
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VIDEO | Un nuovo prototipo di uomo per Audiard.Una clip in esclusiva
martedì 9 febbraio 2010 - Lisa Meacci
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La Francia? È tutta nel carcere di Audiard
di Alberto Crespi L'Unità
Lo stato di salute di un cinema - e di un Paese - si valuta anche dalla forza delle auto-rappresentazioni che cinema e Paese danno di sé. Una cultura ha bisogno di affreschi, di metafore: sono gli specchi indispensabili per guardarsi, analizzarsi, capirsi. Se ci pensate un attimo, la metafora dell'Italia più forte che il cinema ci ha dato negli ultimi anni è quella di Gomorra. Che a voler essere pignoli non è nemmeno una metafora, ma una disperante radiografia della realtà. Andando indietro nel tempo, bisogna arrivare - secondo noi - all'Ora di religione di Marco Bellocchio. » |
Università criminale
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
«Quanti denti ha il pescecane, e a ciascun li fa veder...». Così si canta nell' Opera da tre soldi di Bertolt Brecht, a proposito di Mackie Messer, criminale di successo. E così (ma in inglese) una voce fuori campo canta al termine di Il profeta (Un prophète, Francia e Italia, 2009, 150'). Ormai libero, il venticinquenne Malik Ei Djebena (Tahar Rahim) si gode il suo trionfo. Sei anni prima non era che un ragazzino spaventato. Arrivato in galera, era stato spogliato d'ogni sua cosa: un paio di scarpe sfondate, vestiti da buttare, una banconota spiegazzata. » |
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La prigione è scuola di vita e di morte
di Boris Sollazzo Liberazione
«Sarebbe una banalità dire che la vita è una prigione. Ma che la prigione sia metafora della vita è evidente: quello che impari dentro, lo utilizzi fuori». Sorride Jacques Audiard dopo aver passato l'esame di una Cannes finora sonnolenta in concorso. Il suo Un prophète (altro colpo della Bim, forse in sala in autunno) è un film ad orologeria, una bella prova di regia, fotografia e scrittura -per parole e immagini- che ha entusiasmato molti critici con i suoi 150 minuti di grande cinema. E lui, il "profeta" del cinema di genere francese, autore di Sulle mie labbra e, soprattutto, del remake di Fingers di James Toback, Tutti i battiti del mio cuore, sa di aver fatto centro con la sua pellicola più bella, matura, completa. » |
Se un carcere diventa lo specchio del mondo
di Fabio Ferzetti Il Messaggero
Un giovane magrebino senza patria né famiglia, solo, analfabeta, inerme, finisce in prigione per una rapina e ne esce sei anni dopo profondamente trasformato. In meglio, qui sta il bello. Anche se questo meglio abbraccia tutte le forme del peggio, perché oltre che a leggere e scrivere Malik impara a essere (o fingersi) servo, ruffiano, confidente, assassino. Rispettando le regole di ogni apprendistato al potere (non solo criminale, sospettiamo): ascolta molto, parla poco, cogli l'attimo, conta solo su te stesso. » |
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