Il profeta

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Un film di Jacques Audiard. Con Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi.
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Titolo originale Un prophète. Drammatico, durata 150 min. - Francia, Italia 2009. - Bim uscita venerdì 19 marzo 2010. MYMONETRO Il profeta * * * 1/2 - valutazione media: 3,93 su 164 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
3,93/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
 dizionari * * * - -
 critica * * * * -
 pubblico * * * 1/2 -
   
   
   
Malik entra in prigione a 19 anni per scontare una lunga pena ma apprende subito a caricarsi di nuove colpe, poi a sopportarle, quindi a farle fruttare.
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primo piano
Il romanzo criminale secondo Audiard: un film più maturo dei precedenti
Marianna Cappi     * * * - -

Malik El Djebena ha 19 anni quando viene condannato a sei anni di prigione. Entra con poco o nulla, una banconota ripiegata su se stessa e dei vestiti troppo usurati, che a detta delle guardie non vale la pena di conservare. Quando esce ha un impero e tre macchine pronte a scortare i suoi primi passi. In mezzo c'è il carcere, la protezione offertagli da un mafioso corso, l'omicidio come rito d'iniziazione, l'ampliarsi delle conoscenze e dei traffici, le incursioni in permesso fuori dal carcere, dove gli affari prendono velocità.
Ciò avviene all'interno di una prigione, il cinema lo ha già raccontato altrove meglio che qui, per non parlare di come nasce un padrino. Quello che fa Audiard, nel suo film, è prendere il genere per mostrarsi infedele, instaurare con esso un doppio gioco, come fa Malik con il boss corso, stare apparentemente nelle regole ma prendersi la libertà di raccontare anche molto altro.
Malik è uno che apprende in fretta. Impara ad uccidere ma, dallo stesso crimine, impara anche che nel carcere c'è una scuola dove possono insegnargli a leggere e a scrivere. Dalla scuola apprende un metodo, grazie al quale impara da autodidatta il dialetto franco-italiano della Corsica: di fatto si procura un'arma, che obbliga il capo a tener conto di lui. Dagli arabi impara a capire cosa vogliono, dai Marsigliesi impara a trattare, da un amico, forse, imparerà a voler bene.
I compagni di galera prendono a definirlo un profeta, perché lui è quello che parla, con gli uni e con gli altri, quello che porta i messaggi dentro e fuori, che conosce la gente che può far comodo negli affari. Egli fa grandi cose, insomma; la sua via è tracciata come quella di chi ha una missione.
Ancora una storia che ruota nell'universo tanto umano quanto traditore della comunicazione, dunque, dopo quella in cui Vincent Cassel leggeva dalle labbra e quella in cui Romain Duris si affidava alle note. Qui le lingue sono almeno tre, ma è quella silenziosa del sangue che sigla gli accordi, e il potere, in questo codice, è inversamente proporzionale al numero di parole che richiede.
La critica di Audiard alla mala educazione del sistema carcerario è evidente, talvolta aspra, talvolta sarcastica (le uscite per "buona condotta"), ma non è tramite la parola che si esprime: la sua lingua è quella della regia, di cui è interprete sicuro e abile. Quello che propone allo spettatore, qui come in tutte le sue opere, è l'immersione completa nel mondo che racconta, la sospensione del pre-giudizio, lo spettacolo della complessità di un personaggio maschile. La pretesa questa volta, però, va oltre l'offerta: nonostante l'ottimo Tahar Rahim, protagonista, Un prophète si dilata oltremodo, prova qualche artificio ma non fino in fondo, sfiora emozioni interessanti che abbandona troppo in fretta, si lascia imprigionare dalla materia che vorrebbe liberare. Un film più maturo dei precedenti, ma meno comunicativo.

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Premi e nomination Il profeta MYmovies
il MORANDINI
Il profeta recensione dal Dizionario Fumagalli - Cotta
Incassi Il profeta
Primo Weekend Italia: € 167.000
Incasso Totale* Italia: € 630.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 26 settembre 2010
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Premi e nomination Il profeta

premi
nomination
Premio Oscar
0
1
Nastri d'Argento
0
1
London Film Festival
2
0
Golden Globes
0
1
Festival di Cannes
1
0
European Film Awards
3
5
David di Donatello
0
1
Cesar
8
13
BAFTA
1
2
* * * * *

Quando la vita è poesia

domenica 14 febbraio 2010 di dogen

Ci sono alcuni film (rarissimi purtroppo) tanto complessi, articolati che ritengo, da parte mia, non recensibili, perché so di non essere capace di espimere tutto ciò che il film esprime. Perderei particolari, rimandi, sfumature, sensi e sottosenti. Quindi avevo deciso di non recensire "Un prophete". Poi col tempo tutti i ricordi si essenzializzano, così anche i film. Con il distacco dato dalle settimane passate dalla visione, posso ora parlarne, sapendo di non essere continua »

* * * * -

Le prigioni di malik

sabato 27 marzo 2010 di laulilla

  Di Malik sappiamo pochissime cose: è un franco-marocchino diciannovenne, che, senza genitori, senza istruzione e senza radici, si trova nelle ideali condizioni per approdare, alla prima occasione, al carcere, dove appunto lo troviamo fin dall'inizio del film, condannato a sei anni di reclusione. La struttura che lo ospita non è tra le peggiori: vi funziona una scuola, i detenuti possono vedere i loro avvocati, le celle sono un po' squallide, ma per buona condotta continua »

* * * * *

Ognuno desidera quello che vede

mercoledì 7 aprile 2010 di fight.club

un piccolo bullo di una periferia che potrebbe appartenere a qualsiasi città del mondo, un ragazzo senza famiglia dove la strada sembra la sua casa, una strada senza punti di riferimento segnata solo dal caso e dalla violenza. Ecco l'universo di Malik El Djebena, un universo che diventa più stretto e claustrofobico quando diventato maggiorenne viene trasferito dal riformatorio a un carcere vero. Non conosce nessuno, non ha nemmeno un vestito e il suo avvocato è un legale che molto non può fare. continua »

* * * - -

Dettagli in superficie.

martedì 6 aprile 2010 di slowfilm.splinder.com

La tendenza (non di rado utilitaristica) del critico, del bravo spettatore, del cinefilo in generale, è di stupirsi delle piccole cose, ricercando e apprezzando i dettagli più della rappresentazione evidente, il particolare rispetto alla sequenza costruita e complessa. Un Profeta ne ha tanti, di dettagli e particolarità. Il volto inedito di Tahar Rahim, il dialetto corso di Neils Arestrup e il suo sguardo feroce e tradito, il rivolo di sangue che gocciola dal mento di chi nasconde una lametta in continua »

Luciani
"È una mia impressione o continuano a moltiplicarsi? Scommettiamo che tra un po' gli danno anche i tappeti? Una volta il cortile era nostro! Menomale che sono un branco di coglioni!"
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DVD | Il profeta

Uscita in DVD

Disponibile on line da mercoledì 20 marzo 2013

Cover Dvd Il profeta A partire da mercoledì 20 marzo 2013 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Il profeta di Jacques Audiard con Niels Arestrup, Gilles Cohen, Adel Bencherif, Tahar Rahim. Distribuito da Rai Cinema - 01 Distribution. Su internet profeta (DVD) è acquistabile direttamente on-line a prezzo speciale su IBS.

Prezzo: 6,39 €
Prezzo di listino: 7,99 €
Risparmio: 1,60 €
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VIDEO | Un nuovo prototipo di uomo per Audiard.

Una clip in esclusiva

martedì 9 febbraio 2010 - Lisa Meacci

Il Profeta: una clip in esclusiva Vincitore del Gran Premio all'ultimo Festival di Cannes e candidato all'Oscar come miglior film straniero, è in arrivo nelle nostre sale (a partire dal 26 febbraio) il nuovo film diretto da Jacques Audiard, Il profeta. "Il titolo è un'allusione", spiega il regista, "costringe a capire qualcosa che non viene necessariamente sviluppata nel film, e cioè che il nostro protagonista è un piccolo profeta, un nuovo prototipo di uomo". L'attore Tahar Rahim interpreta infatti il ruolo di un 19enne analfabeta e squattrinato che viene condannato a sei anni di carcere.

   

BIZ

La Francia? È tutta nel carcere di Audiard

di Alberto Crespi L'Unità

Lo stato di salute di un cinema - e di un Paese - si valuta anche dalla forza delle auto-rappresentazioni che cinema e Paese danno di sé. Una cultura ha bisogno di affreschi, di metafore: sono gli specchi indispensabili per guardarsi, analizzarsi, capirsi. Se ci pensate un attimo, la metafora dell'Italia più forte che il cinema ci ha dato negli ultimi anni è quella di Gomorra. Che a voler essere pignoli non è nemmeno una metafora, ma una disperante radiografia della realtà. Andando indietro nel tempo, bisogna arrivare - secondo noi - all'Ora di religione di Marco Bellocchio. »

Se un carcere diventa lo specchio del mondo

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Un giovane magrebino senza patria né famiglia, solo, analfabeta, inerme, finisce in prigione per una rapina e ne esce sei anni dopo profondamente trasformato. In meglio, qui sta il bello. Anche se questo meglio abbraccia tutte le forme del peggio, perché oltre che a leggere e scrivere Malik impara a essere (o fingersi) servo, ruffiano, confidente, assassino. Rispettando le regole di ogni apprendistato al potere (non solo criminale, sospettiamo): ascolta molto, parla poco, cogli l'attimo, conta solo su te stesso. »

Università criminale

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

«Quanti denti ha il pescecane, e a ciascun li fa veder...». Così si canta nell' Opera da tre soldi di Bertolt Brecht, a proposito di Mackie Messer, criminale di successo. E così (ma in inglese) una voce fuori campo canta al termine di Il profeta (Un prophète, Francia e Italia, 2009, 150'). Ormai libero, il venticinquenne Malik Ei Djebena (Tahar Rahim) si gode il suo trionfo. Sei anni prima non era che un ragazzino spaventato. Arrivato in galera, era stato spogliato d'ogni sua cosa: un paio di scarpe sfondate, vestiti da buttare, una banconota spiegazzata. »

La prigione è scuola di vita e di morte

di Boris Sollazzo Liberazione

«Sarebbe una banalità dire che la vita è una prigione. Ma che la prigione sia metafora della vita è evidente: quello che impari dentro, lo utilizzi fuori». Sorride Jacques Audiard dopo aver passato l'esame di una Cannes finora sonnolenta in concorso. Il suo Un prophète (altro colpo della Bim, forse in sala in autunno) è un film ad orologeria, una bella prova di regia, fotografia e scrittura -per parole e immagini- che ha entusiasmato molti critici con i suoi 150 minuti di grande cinema. E lui, il "profeta" del cinema di genere francese, autore di Sulle mie labbra e, soprattutto, del remake di Fingers di James Toback, Tutti i battiti del mio cuore, sa di aver fatto centro con la sua pellicola più bella, matura, completa. »

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