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ivan91
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mercoledì 18 gennaio 2012
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visionario grottesco grandissimo
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un film come se ne vedono pochi. un meraviglioso affresco sull' inizio del capitalismo, i primi 15 minuti senza dialogo sono di quanto più bello visto sullo schermo e daniel day lewis con il suo volto rude da uomo d'altri tempi rende la pellicola ancora più grandiosa. il petroliere è un film epico che sprigiona un atmosfera ad dir poco inquietante, ma è soprattutto un opera d'arte da vedere almeno una volta nella vita!!
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marco ed 93
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martedì 27 dicembre 2011
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day lewis nell'olimpo delle star!!!
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Film bellissimo, magistrale, ben diretto e sceneggiato. ma il vero punto di forza è la prova pazzesca di Daniel Day Lewis, degna del miglior De Niro o Brando per intensità. grandioso!
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le arti visive – official
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venerdì 23 dicembre 2011
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uno dei più grandi film del post-2000 e di sempre.
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Nel 1911, dopo aver adottato il piccolo HW (Dillon Freasier), Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis) è uno dei petrolieri di maggior successo del mondo. Little Boston è il suo obiettivo. Drammone epico, angoscioso nella sua lentezza che però si interrompe a volte per creare scene salienti ed incredibili. Interpretato con un realismo assoluto (Paul Dano ma soprattutto Daniel Day-Lewis, premiato con un Oscar indiscutibile, sono davvero sorprendenti) e diretto ancora meglio, questo capolavoro del 2007 è targato Paul Thomas Anderson, uno dei registi più bravi ed innovativi degli ultimi vent’anni. Il cozzare tra religione, economia e afetti familiari (per altro quasi inesitenti) causa la peggiore delle apocalissi.
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Nel 1911, dopo aver adottato il piccolo HW (Dillon Freasier), Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis) è uno dei petrolieri di maggior successo del mondo. Little Boston è il suo obiettivo. Drammone epico, angoscioso nella sua lentezza che però si interrompe a volte per creare scene salienti ed incredibili. Interpretato con un realismo assoluto (Paul Dano ma soprattutto Daniel Day-Lewis, premiato con un Oscar indiscutibile, sono davvero sorprendenti) e diretto ancora meglio, questo capolavoro del 2007 è targato Paul Thomas Anderson, uno dei registi più bravi ed innovativi degli ultimi vent’anni. Il cozzare tra religione, economia e afetti familiari (per altro quasi inesitenti) causa la peggiore delle apocalissi. L’allegorica discesa nel grottesco finale è una delle più emozionanti, terribili e straordinarie scene della storia del cinema.
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giulio dispenza
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lunedì 28 novembre 2011
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avidità e autodistruzione.
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Ovest degli Stati Uniti. Primi anni del XX Secolo. Il cercatore di petrolio Daniel Planview si sposta di città in città per trovare nuovi pozzi petroliferi che possano prosperare sempre di più la sua ricchezza. Daniel, sempre accompagnato da suo foglio adottivo H W, arriva in un piccolo paesino dell’entroterra californiano grazie alle indicazioni di un ragazzo che in cambio di una piccola ricompensa gli ha indicato il posto garantendogli che in quella zona sono presenti grandi quantità di petrolio. Una volta arrivato in paese, Daniel troverà effettivamente il petrolio e aprirà una forte impresa di trivellazione del terreno. Da qui si evolveranno diverse situazioni che porteranno il protagonista in una spirale sempre più buia verso l’autodistruzione.
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Ovest degli Stati Uniti. Primi anni del XX Secolo. Il cercatore di petrolio Daniel Planview si sposta di città in città per trovare nuovi pozzi petroliferi che possano prosperare sempre di più la sua ricchezza. Daniel, sempre accompagnato da suo foglio adottivo H W, arriva in un piccolo paesino dell’entroterra californiano grazie alle indicazioni di un ragazzo che in cambio di una piccola ricompensa gli ha indicato il posto garantendogli che in quella zona sono presenti grandi quantità di petrolio. Una volta arrivato in paese, Daniel troverà effettivamente il petrolio e aprirà una forte impresa di trivellazione del terreno. Da qui si evolveranno diverse situazioni che porteranno il protagonista in una spirale sempre più buia verso l’autodistruzione.
Lento e realistico. Ecco la definizione calzante di questo straordinario viaggio che ci porta all’inizio dell’età del petrolio. Paul Thomas Anderson riesce parallelamente a raccontare la due diverse personalità del protagonista. Inizialmente una dedita solo al lavoro che pur di guadagnare qualche soldo è disposto persino a strisciare per diverse miglia fino al paese più vicino per vendere l’argento appena estratto. L’altra invece più paterna e gentile, che dopo l’incidente del vero padre decide di prendere in adozione il figlio appena nato. Queste due personalità riusciranno a convivere fino a quando il piccolo H W rimarrà vittima di un incidete dalla quale perderà completamente l’udito. Daniel si troverà davanti a una scelta e deciderà di abbandonare suo figlio perché questo intralciava i suoi lavori di trivellazione. L’avidità che prevale sul benevolenza, l’egoismo che prevale sul buon senso, la pellicola vuole raccontare proprio questo. La trasformazione di una persona che alla fin fine abbandona il suo unico figlio e decide di vivere da solo la sua ricca e triste vita. Alla fine del film viene sottolineato particolarmente la vicinissima distruzione economica e morale del magnate petrolifero. Nella sua grandissima villa, alle soglie della grande depressione del 1929, Daniel vive da solo annoiato e alcolizzato. Suo figlio tenta di rappacificare i rapporti con suo padre, ma quest’ultimo lo caccia via malamente riferendogli che aveva deciso di adottarlo solo per addolcire la sua presentazione verso i suoi acquirenti. Dopo questa affermazione il figlio lo lascia definitivamente e Daniel rimane solo distrutto moralmente da quello che ha fatto durante la sua vita.
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immanuel
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venerdì 19 agosto 2011
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la lucida e razionale malvagità
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L'istinto alla competizione agita l'anima profonda del cercatore di petrolio: diffidenza, invidia e livore sono sentimenti legittimi, scaldano il cuore nero del petroliere, scuro come quella materia preziosa che strappa con fatica e impegno dalle profondità della terra, torbido come gli animi di chi da quella intende ricavare profitto. La melma fruttuosa stravolge, annega, nasconde e uccide speranze, aspettative, amicizie e, a volte, esistenze terrene. Daniel Plainview, "il pretroliere", dice di odiare la maggior parte delle persone. Un’avversione e una misantropia attecchite negli anni. Alimentate dall’individualismo dell’istinto cercatore e dalla concorrenza spietata, hanno innalzato una cortina di inimicizia che divide Plainview dal contatto umano col mondo circostante.
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L'istinto alla competizione agita l'anima profonda del cercatore di petrolio: diffidenza, invidia e livore sono sentimenti legittimi, scaldano il cuore nero del petroliere, scuro come quella materia preziosa che strappa con fatica e impegno dalle profondità della terra, torbido come gli animi di chi da quella intende ricavare profitto. La melma fruttuosa stravolge, annega, nasconde e uccide speranze, aspettative, amicizie e, a volte, esistenze terrene. Daniel Plainview, "il pretroliere", dice di odiare la maggior parte delle persone. Un’avversione e una misantropia attecchite negli anni. Alimentate dall’individualismo dell’istinto cercatore e dalla concorrenza spietata, hanno innalzato una cortina di inimicizia che divide Plainview dal contatto umano col mondo circostante. Metodico, brutale e accecato dalla bramosia di guadagno giunge a trascurare i propri affetti più cari o a finirne illuso dal desiderio e dal ricordo. E quello che abusa della memoria di un fratello che sembrava scomparso o cancellato dalle nebbie del tempo, ne paga le esiziali conseguenze. Finisce ucciso barbaramente a sangue freddo. Perché Plainview è un essere sofferente, profondamente in rotta col mondo, disilluso e privo di compassione alcuna. La sua storia si interseca con quella di un altro personaggio dai tratti patologici. Eli Sunday, un predicatore fanatico alla cui famiglia Daniel ha estorto i terreni ricchi di petrolio, sembra rappresentare un alter ego del protagonista. Per molti aspetti simili, tanto nella degradazione morale, quanto per il disagio psichico, ambedue filtrano dall’alambicco della propria nequizia quell’ostilità nei confronti dell’”altro” che costituisce lo stimolante delle loro esistenze. Vedendo attraverso quest’ultima (in una chiave in ogni caso venale e egostica), l’uno la possibilità di attrarre nuovi adepti all’impostura, l’altro l’opportunità di scavalcare (nel modo che si ritenga più lecito) i diritti e gli interessi altrui. E quando il primo cerca di offrire una strada di conversione e di avvicinamento all’oltremondano al secondo, in realtà questi se ne allontana ancora di più scrutando in quella fede fittizia solo degenerazioni e menzogne. La parte conclusiva del film, con la scena finale che vede la contrapposizione decisiva tra Daniel ed Eli, costituisce l’epifania del male e del vizio allignati nei due protagonisti. Il titolo originale della pellicola “Ci sarà sangue” (There will be blood) sembra offrire una preveggenza del delitto orribile che si consuma. In un modo del tutto imprevedibile, in un’escalation di violenza prima verbale poi fisica Plainview, che ha la mente ottusa dall’alcol nel quale cerca da anni la risposta ai propri malesseri, carpisce l’ultima confessione ad Eli. Come nella scena del suo battesimo facendo ammenda dei propri peccati aveva reso noto il vergognoso abbandono “del proprio bambino”, così ora è lui a trascinare il predicatore in una pantomima grottesca ma rivelatrice. “Io sono un falso profeta, Dio è una superstizione”. La “terza rivelazione” è rappresentata dal suo stesso ego, padrone anche della vita del lestofante Eli che uccide con violenza e odio tali da lasciare ancora una volta sgomenti.
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dandy
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martedì 29 marzo 2011
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l'oro nero risplende nella follia.
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Adattando e sfrondando il rimanzo "Petrolio" di Upton Sinclair(ispirato al magnate Edward Doheny),Anderson vuole riflettere sulla nascita del capitalismo in America attraverso le ossessioni di un uomo disposto a passare su tutto e tutti per perseguire i suoi scopi.Lewis si cala con disinvoltura in una sorta di Re lear grottesco e spinto all'eccesso,meritandosi un Oscar.Il regista dal canto suo ha tecnica da vendere,usa magistralmente i primissimi piani inconrniciando quello che accade sullo sfondo(come nell'epica sequenza della piattaforma che prende fuoco)ma spesso il flusso del racconto tende a sfuggirgli di mano.Ed è troppo programmatico nel cercare la tragedia universale senza riuscire a essere davvero folgorante(a tal proposito certi personaggi come il sedicente fratello di Plainview e Paul il gemello di Eli andavano approfonditi meglio).
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Adattando e sfrondando il rimanzo "Petrolio" di Upton Sinclair(ispirato al magnate Edward Doheny),Anderson vuole riflettere sulla nascita del capitalismo in America attraverso le ossessioni di un uomo disposto a passare su tutto e tutti per perseguire i suoi scopi.Lewis si cala con disinvoltura in una sorta di Re lear grottesco e spinto all'eccesso,meritandosi un Oscar.Il regista dal canto suo ha tecnica da vendere,usa magistralmente i primissimi piani inconrniciando quello che accade sullo sfondo(come nell'epica sequenza della piattaforma che prende fuoco)ma spesso il flusso del racconto tende a sfuggirgli di mano.Ed è troppo programmatico nel cercare la tragedia universale senza riuscire a essere davvero folgorante(a tal proposito certi personaggi come il sedicente fratello di Plainview e Paul il gemello di Eli andavano approfonditi meglio).Bella colonna sonora del chitarrista dei "Radiohead" Johnny Greenwood.
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ivan91
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mercoledì 9 marzo 2011
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inquietante daniel day lewis
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un film capolavoro fotgrafia perfetta, colonna sonora da incubo, e soprattutto una superba interpretazione di daniel day lewis da oscar che fa salire il film ha un livello eccellente, una storia fantastica che ripercorre la nascita del capitalismo su uno dei personaggi più inquietanti mai visti sul grande schermo.bellissimo e da vedre
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marco michielis
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martedì 22 febbraio 2011
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un incipit di grandissimo spessore
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Il Petroliere si apre mostrandoci uno schermo nero con in sottofondo la bellissima colonna sonora di Jonny Greenwood. Non può non ricordarci 2001. Sebbene la famossisima scena di Kubrick duri molto di più rispetto a quella di Anderson, la musica tende ad elevare progressivamente il suo tono, come del resto fa anche "Così parlò Zarathustra” di Strauss, con l'unica differenza che quest'ultima concluderà il proprio percorso innalzandosi gloriosa e trionfalistica sull'inquadratura dei diversi pianeti. Inoltre la ripresa delle colline nel Petroliere richiama in modo piuttosto evidente le lande desolate della terra preistorica di 2001.
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Il Petroliere si apre mostrandoci uno schermo nero con in sottofondo la bellissima colonna sonora di Jonny Greenwood. Non può non ricordarci 2001. Sebbene la famossisima scena di Kubrick duri molto di più rispetto a quella di Anderson, la musica tende ad elevare progressivamente il suo tono, come del resto fa anche "Così parlò Zarathustra” di Strauss, con l'unica differenza che quest'ultima concluderà il proprio percorso innalzandosi gloriosa e trionfalistica sull'inquadratura dei diversi pianeti. Inoltre la ripresa delle colline nel Petroliere richiama in modo piuttosto evidente le lande desolate della terra preistorica di 2001. E il silenzio che avvolge questi due incipit ha sempre qualcosa ha che fare con la scoperta, con il progresso, con l'alba per l'appunto. In 2001 l'evoluzione delle scimmie è dovuta all'intervento del misterioso monolito, il quale conferisce una nuova forza agli ominidi che lo toccano solamente, dopo essersi svegliati ed averlo trovato fuori dalla loro tana. Anche il Petroliere ha il suo monolito: è il petrolio. Anch'esso infatti appare all'improvviso, fuoriuscendo copioso dalla terra. Il colore nero che ritorna in entrambi i film è un altro particolare non di poco conto, che contribuisce ad aumentare in modo sensibile la cupezza della scena, aiutato anche dalle colonne sonore conturbanti e minacciose di Ligeti e Greenwood. Intorno al monolito aleggerà una sensazione di mistero per tutta la durata di 2001, mentre il petrolio assumerà connotati minacciosi, in quanto profondamente legato all'avidità e agli omicidi che Daniel commetterà in nome di essa. Si può ancora notare come il progressivo avvicinarsi delle scimmie al monolito, dopo che si sono rese conto che non può far loro del male, sia ripreso da Anderson nel suo film: i cercatori, una volta trovato il petrolio, cominciano ad estrarlo con grande foga e passione, immersi in esso dalla cintola in giù. Il bambino, in seguito protagonista, verrà addirittura idealmente marchiato con una goccia di oro nero.A proposito del bambino io avrei elaborato una teoria che spero vi possa interessare, anche se, ribadisco, è una riflessione personale.Tutti sanno che 2001 si chiude con la celeberrima apparizione dello Starchild, il feto astrale, che, secondo molti, rappresenterebbe un nuovo gradino nella scala dell'evoluzione umana. Ebbene io vedo nel bambino del Petroliere una riproposizione, o perlomeno un riferimento, a questa scena del film del grande Stanley. O meglio al suo cinema in generale. Infatti è opinione consolidata che il feroce sguardo con cui ci aggredisce Alex all'inizio di Arancia meccanica sia direttamente collegato con lo sguardo inespressivo e quasi eterno che ci rivolge lo Starchild. Sembra quasi che Kubrick ci dica: ecco, guardate cosa è diventato quel pargolo innocente ed incontaminato (non ci dimentichiamo infatti che Arancia meccanica è ambientato in un ipotetico futuro). E, come lo Starchild, il figlio adottato del Petroliere ha perso il proprio padre (Dave Bowman può essere considerato tale in 2001, nonostante sia lui stesso che si trasformi), ha attraversato un nuovo mondo, ne ha conosciuto gli orrori, i vizi e le disillusioni, ed è diventato sordo, subendo una trasformazione che, facendogli capire che tipo di persona sia in realtà suo padre, lo aiuterà a non diventare come lui, cioè un malvagio, che qui inoltre interpreta la parte del protagonista. Come Alex. Con una guida, monolite o petrolio che sia, che ci fissa, insensibile alle nostre sofferenze di uomini.
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[+] errore mio
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marco michielis
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sabato 19 febbraio 2011
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un incipit di grandissimo spessore
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Ho letto ottime recensioni a proposito di questo film e non sento di voler aggiungere altro a proposito dell'analisi della trama e dei suoi significati. Concentrerei invece la mia attenzione sulle prime due scene del film, che di certo non hanno lasciato indifferenti i veri cinefili. Al di là della regia salda e sicura, questo inizio contiene anche numerosi e dotti riferimenti ad un altro film, un film che ha fatto la storia del cinema. Un film che è il cinema. Sto parlando del monumentale 2001 Odissea nello spazio di Kubrick.
Il paragone giunge spontaneo e immediato. Il film si apre mostrandoci uno schermo nero con in sottofondo la bellissima colonna sonora di Jonny Greenwood.
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Ho letto ottime recensioni a proposito di questo film e non sento di voler aggiungere altro a proposito dell'analisi della trama e dei suoi significati. Concentrerei invece la mia attenzione sulle prime due scene del film, che di certo non hanno lasciato indifferenti i veri cinefili. Al di là della regia salda e sicura, questo inizio contiene anche numerosi e dotti riferimenti ad un altro film, un film che ha fatto la storia del cinema. Un film che è il cinema. Sto parlando del monumentale 2001 Odissea nello spazio di Kubrick.
Il paragone giunge spontaneo e immediato. Il film si apre mostrandoci uno schermo nero con in sottofondo la bellissima colonna sonora di Jonny Greenwood. Non può non ricordarci qualcosa. Sebbene la famossisima scena di Kubrick duri molto di più rispetto a quella di Anderson, la musica tende ad elevare progressivamente il suo tono, come del resto fa anche "Così parlò Zarathustra” di Strauss, con l'unica differenza che quest'ultima concluderà il proprio percorso innalzandosi gloriosa e trionfalistica sull'inquadratura dei diversi pianeti. Ma è nella seconda scena di 2001 che possiamo trovare le similitudini più evidenti. La ripresa delle colline nel Petroliere richiama in modo piuttosto evidente le lande desolate della terra preistorica di 2001. E il silenzio che avvolge questi due incipit ha sempre qualcosa ha che fare con la scoperta, con il progresso, con l'alba per l'appunto. In 2001 l'evoluzione delle scimmie è dovuta all'intervento del misterioso monolito, il quale conferisce una nuova forza agli ominidi che lo toccano solamente, dopo essersi svegliati ed averlo trovato fuori dalla loro tana. Anche il Petroliere ha il suo monolito: è il petrolio. Anch'esso infatti appare all'improvviso, fuoriuscendo copioso dalla terra. Il colore nero che ritorna in entrambi i film è un altro particolare non di poco conto, che contribuisce ad aumentare in modo sensibile la cupezza della scena, aiutato anche dalle colonne sonore conturbanti e minacciose di Ligeti e Greenwood. Intorno al monolito aleggerà una sensazione di mistero per tutta la durata di 2001, mentre il petrolio assumerà connotati minacciosi, in quanto profondamente legato all'avidità e agli omicidi che Daniel commetterà in nome di essa. Proseguendo il confronto tra le due scene, si può notare come il progressivo avvicinarsi delle scimmie al monolito, dopo che esse si sono rese conto che non può far loro del male, sia ripreso da Anderson nel suo film: i cercatori, una volta trovato il petrolio, cominciano ad estrarlo con grande foga e passione, immersi in esso dalla cintola in giù. Il bambino, in seguito protagonista, verrà addirittura idealmente marchiato con una goccia di oro nero.
A proposito del bambino io avrei elaborato una teoria che spero vi possa interessare, anche se, ribadisco, è una mia opinione personale, che non ha nulla a che fare con gli aspetti evidenziati in precedenza, i quali sono assolutamente verosimili e attendibili.
Tutti sanno che 2001 si chiude con la celeberrima apparizione dello Starchild, il feto astrale, che, secondo molti, rappresenterebbe un nuovo gradino nella scala dell'evoluzione umana. Ebbene io vedo nel bambino del Petroliere una riproposizione, o perlomeno un riferimento, a questa scena del film del grande Stanley. O meglio al suo cinema in generale. Infatti è opinione consolidata che il feroce sguardo con cui ci aggredisce Alex all'inizio di Arancia meccanica sia direttamente collegato con lo sguardo inespressivo e quasi eterno che ci rivolge lo Starchild. Sembra quasi che Kubrick ci dica: ecco, guardate cosa è diventato quel pargolo innocente ed incontaminato (non ci dimentichiamo infatti che Arancia meccanica è ambientato in un ipotetico futuro). E, come lo Starchild, il figlio adottato del Petroliere ha perso il proprio padre (Dave Bowman può essere considerato tale in 2001, nonostante sia lui stesso che si trasformi), ha attraversato un nuovo mondo, ne ha conosciuto gli orrori, i vizi e le disillusioni, ed è diventato sordo, subendo una trasformazione che, facendogli capire che tipo di persona sia in realtà suo padre, lo aiuterà a non diventare come lui, cioè un malvagio, che qui inoltre interpreta la parte del protagonista. Come Alex. Con una guida, monolite o petrolio che sia, che ci fissa, insensibile alle nostre sofferenze di uomini.
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marco michielis
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giovedì 17 febbraio 2011
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doppiaggio italiano
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Si conferma ancora una volta la scarsa attendibilità e serietà del doppiaggio italiano... La battuta finale "I'm finished", se tradotta con "ho finito", perde il suo significato originale, impedendo perciò la corretta comprensione del film o meglio fornendone una errata. E non e' un dettaglio di poco conto!
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