Il portiere di notte

Un film di Liliana Cavani. Con Gabriele Ferzetti, Charlotte Rampling, Philippe Leroy, Isa Miranda, Dirk Bogarde.
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Drammatico, durata 120 min. - Italia 1974. MYMONETRO Il portiere di notte * * * 1/2 - valutazione media: 3,57 su 25 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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3,57/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Il rinnovato rapporto sadomasochista tra una donna ebrea e il suo ex aguzzino nel campo di concentramento.
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Un ruolo memorabile per Charlotte Rampling
Andreina Sirena     * * * * -

1957. Nell'Hotel der Oper di Vienna il portiere Max, ex ufficiale nazista, rincontra Lucia, una ex deportata ebrea che credeva morta e con la quale aveva iniziato una relazione ambigua e perversa . Mentre il marito di Lucia, direttore d'orchestra, lascia Vienna, la donna sceglie di restare per un nuovo confronto col suo aguzzino. L'incontro sprofonda i due personaggi in ricordi, orrori ed ossessioni e, mentre un'associazione di fedeli al Terzo Reich cerca di omettere i crimini passati, Max inizia ad esplorare le proprie colpe.
Dopo un primo turbamento, una rimozione nello sguardo, vittima e aguzzino tornano a cercarsi nelle nuove vesti borghesi. I due (stessi protagonisti de La caduta degli déi di Visconti) si rincontrano a teatro durante la rappresentazione del "Die Zauberflöte" di Mozart, nel mezzo del mirabile duetto tra Pamina e Papageno, Bei Männern, welche Liebe fühlen, quando l'uccellatore ricorda alla fanciulla che agli uomini che sentono l'amore non manca bontà di cuore e che condividere questi dolci impulsi è il primo dovere di una donna. - Solo l'amore innalza uomo e donna verso la sfera divina- cantano i due sul finale, mentre si apre un primo flashback di un amplesso sugli squallidi letti dei lager.
Subito dopo è rappresentata per intero l'aria di Tamino che suona il flauto magico e implora: Doch nur Pamina bleibt davon! Pamina! Höre, höre mich! Umsonst! Wo? Achh, wo find ich dich? (Soltanto Pamina rimane lontana, Pamina! Ascolta, ascoltami! Invano! Dove ti troverò?) con un secondo flashback di un rapporto orale di lei con le dita di lui.
E così, sull'irrompere del tintinnìo del glockenspiel di Papageno, si riaccende una inevitabile passione.
Max e Lucia divengono nel film i due iniziati che percorrono un processo di purificazione come quello di Tamino e Pamina nel reame di Sarastro. Il film è infatti una lotta estenuante tra forze opposte (giorno/ notte, luce/ oscurità, assunzione delle proprie responsabilità/vergogna, portare alla luce/nascondere) che tentano una risoluzione. L'ex ufficiale nazista vive come una talpa, annidato nei sensi di colpa, nella vergogna della luce diurna e nel terrore di un testimone vivente perché, come viene detto, i documenti si bruciano, ma un testimone è pericoloso. Una forza inesorabile lo attrae perdutamente a quella che lui chiama ossessivamente 'la mia bambina'. E lei, ex oggetto sacrificale, incarnata da una incantevole, ingenua e perversa Charlotte Rampling, non è solo la vittima che vuole ricreare la dinamica di sudditanza nei confronti del sadico, ma un'anima nomade che tenta la risoluzione del conflitto che la dilania. Il nazismo e la Shoah sono maschere teatrali dietro le quali si cela un bisogno di espiazione. Sublimati da ogni realismo, finiscono nell'assurgere a immagini assolute di colpa e redenzione. Il destino di lui è ora nelle mani di lei che può denunciarlo e mandarlo al processo, così come un tempo il destino di lei era affidato alla sua responsabilità. In questo percorso la Cavani non realizza un film sulla memoria ma un mirabile laboratorio psicanalitico in cui si gioca il duello tra vittima e carnefice. E, se di memoria si può accennare, non si tratta di quella che onora e celebra le vittime di un genocidio, ma di un fantasma che perseguita l'individuo, con ombre e dita che accusano; una perfida scavatrice che non consente la comoda soluzione di un falò. Max da carnefice nazista e da portiere , compare più volte con l' attrezzo fotografico per eccellenza: il riflettore, strumento che esprime tutta la sua volontà di 'fare luce' tradotto in un processo privato e terapeutico che fa affiorare una scomoda domanda di autenticità. Max vuole fare chiarezza mentre si infittisce il cerchio di fuoco dei criminali che vogliono omettere le prove delle responsabilità dei crimini commessi. Quelli della politica dell'equilibrio, della vita tranquilla o dell'attesa della pensione di guerra.
C'è un capovolgimento continuo di ruoli dove male e bene si relativizzano in una dinamica di sfumature e ambiguità. Lucia è la Salomè biblica che danza e canta Wenn Ich mir was wunschen durfe del 1931 di Friedrich Hollaender, (autore delle canzoni de L'Angelo azzurro, scritta per il film Der Mann, der seinem Mörder sucht - L'uomo in cerca del suo assassino - di Robert Siodmak). Canzone desolata che recita tutta l'equivocità del capolavoro della regista emiliana: Se potessi desiderare qualcosa vorrei essere un po' felice, perché se fossi completamente felice sentirei la nostalgia della tristezza.
E se il turno di notte equivaleva alla fuga da se stessi, l'alba della scena finale è l'anelito alla luce portato a compimento. Come nel finale del Flauto Magico in cui il teatro si trasforma in un sole così, i due iniziati, uscendo allo scoperto, vanno incontro alla verità.

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Il seguito della "trilogia" tedesca di visconti

domenica 22 giugno 2008 di giorgio

Rivisto recentemente su "Raisat cinema" questo film, credo di averne compreso meglio il significato. In primo luogo, fatico ad accettare che il film sia prevalentemente ed intenzionalmente una parabola femminista sulla "donna oggetto". In secondo luogo, fatico ad accettare la lettura critica che il film sia una parabola universale sul sadomasochismo. Non accetto entrame le letture perchè, in ognuna di esse, il tema del nazismo viene messo sullo sfondo, quasi come "pretesto per dire altro". Secondo continua »

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Charlotte rempling provocazione per sempre!!!!!!!

martedì 21 settembre 2010 di weach

Cominciamo col dire  che la notorietà  per  Charlotte  Rampling  diviene planetaria , alla giovane età di 28 anni con il film”  Il portiere di notte” :   Charlotte diviene  in un attimo il corpo vibrante e l’irrequietezza   dei tempi moderni.;il  suo sguardo tagliente , i suoi seni piccoli ma con capezzoli pronunciati ,da questo momento ,ci accompagneranno  per sempre, simbolo di sensualità, di continua »

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Opus maxima del cinema italiano

sabato 2 giugno 2012 di Antonio Canzoniere

 La storia di Max, portiere di notte in un albergo viennese ed ex-gerarca nazista e di Lucia, ex-deportata e moglie di un direttore d'orchestra americano, è un amore oscuro in bilico tra vendetta e passione sanguinaria, cominciato molti anni prima tra le porte del lager dove entrambi si erano amati in tempo di Shoah. Rincontratisi nel ’57 nell’albergo dove lui lavora, i due perpetueranno la loro passione claustrofobica fino alla morte, raggiunta in una grigia mattina continua »

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Il circolo vizioso dell'essere

domenica 6 febbraio 2011 di Reservoir Dogs

In un albergo della Vienna del 1957, il portiere della notte Max (Bogarde), ex ufficiale nazista, riconosce in Lucia (Rampling), la moglie di un direttore d'orchestra appena arrivato in albergo, la giovane ragazza ebrea che ai tempi del terzo reich era stata legata a lui in un rapporto sadomasochista. Aguzzino e vittima riprendono il rapporto alternandosi continuamente i ruoli in questo sadico incontro, ma il gruppo di nazisti a cui Max fa parte vede in Lucia un potenziale testimone dei loro continua »

Max (Dirk Bogarde) da solo, mentre beve
Tutto sembrava perduto,invece è accaduto qualcosa di inatteso...i fantasmi della memoria hanno preso forma,come scacciarli?La sua voce,il suo corpo è parte di me stesso…
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Adolf (Nino Bignamini) in albergo, mentre si veste e parla con Max
Io non puzzo di sciaquatura, io so di Helena Rubinstein colonia for man, per uomini di successo…
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L'ex carnefice Dirk Bogarde ai camerati di un tempo
Se ho voluto vivere come una talpa c'è una ragione. La ragione per cui lavoro di notte è la luce: ho un senso di vergogna alla luce.
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di Georges Sadoul

Una donna ebrea (Charlotte Rampling) che ha vissuto la violenta esperienza del campo di concentramento nazista, dopo dodici anni incontra in un albergo di Vienna il suo aguzzino (Dirk Bogarde) che svolge mansioni di portiere di notte. I ricordi avvolgono ambedue e, dopo le prime titubanze, l'attrazione verso il passato si fa più forte. Così tornano a rivivere il loro rapporto con tutte le componenti di una sessualità sado-masochista. Chiusi in un appartamento, isolati dal tempo e dalla realtà, sanno che il loro destino sarà la morte: ad attenderli c'è un'organizzazione di ex nazisti che si è prefissa di eliminare testimoni scomodi di cui adesso anche il portiere-ex-ufficiale si è reso complice. »

di Walter Veltroni

È il migliore dei film di Liliana Cavani. È un’opera complessa, che può essere oggetto di diverse letture. Si può privilegiare la chiave di interpretazione storica, il nazismo come memoria e minaccia, ma non credo si coglierebbe per intero il valore del film. Forse è quella psicanalitica, lo strazio della memoria, la violenza delle emozioni, l’indelebilità dell’orrore vissuto. E i due personaggi sono stravolti dall’essersi ritrovati, a Vienna nel 1957, segnati da una storia comune, quella di un campo di concentramento in cui lui era aguzzino e lei prigioniera. »

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