Il silenzio [1]

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Un film di Ingmar Bergman. Con Ingrid Thulin, Gunnel Lindblom, Jorgen Lindström, Håkan Jahnberg, Birger Malmsten.
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Titolo originale Tystnaden. Drammatico, b/n durata 95 min. - Svezia 1963. MYMONETRO Il silenzio [1] * * * 1/2 - valutazione media: 3,79 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
3,79/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * 1/2 -
 critican.d.
 pubblico * * * 1/2 -
   
   
Anna ed Ester sono due sorelle in continuo contrasto. Testimone dei conflitti è Johan, figlio di Anna, al quale la zia morente affiderà la chiave di questa tragedia.
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primo piano
Un film dominato dalla dimensione onirica in cui Bergam continua a perseguire la ricerca di un se stesso che avverte come sdoppiato
Giancarlo Zappoli     * * * * -

Le sorelle Ester ed Anna sono in viaggio in treno di ritorno dalle vacanze estive. Con loro c'è anche un bambino, Johan, figlio di Anna. A causa di un malore di Ester debbono scendere alla prima stazione e cercare alloggio in un albergo in cui però il personale parla una lingua sconosciuta e sembra non essere in grado di comprenderne altre. Intanto Johan incontra un gruppo di nani che lo fanno partecipare ai loro giochi travestendolo anche da bambina. Mentre Ester cerca di riprendersi in hotel Anna va al cinema e si accorge che nessuno in città prova alcun interesse per ciò stanno facendo gli altri. Prima di poter ripartire tutti e tre i protagonisti verranno coinvolti in esperienze inattese.
La dimensione che domina nel film è indubbiamente onirica ma in questo contesto Bergman continua a perseguire la ricerca di un se stesso che avverte come sdoppiato. Cosa rappresentano le due sorelle se non i suoi due volti? Da un lato quello dominato dall'egoismo, dalla sensualità, da una ricerca instancabile dell'indipendenza di Anna. Dall'altro quello di una personalità dominata dall'intelletto ma al contempo indebolita da una strana malattia che la costringe a riflettere su se stessa e a riconoscere le proprie 'sciocchezze'. Bergman sembra però interessato a comunicare allo spettatore che il suo non è un ripiegamento masturbatorio (come quella che Anna si concede) su se stesso perché la sua consapevolezza della realtà sociale non è venuta a mancare. Non è allora un caso se dal treno in corsa della sequenza iniziale il piccolo Johan (al quale nel film è affidato il compito della scoperta del mondo) vede passare una lunga fila di carri armati. La misteriosa città in cui lui, la mamma e la zia si trovano a soggiornare provvisoriamente non è un agglomerato urbano in pace. Gli sguardi che il bambino ed Ester le rivolgono dall'alto trovano come corrispettivo una situazione tesa. La percorrono carri carichi di masserizie e i giornali recano annunci incomprensibili per i protagonisti ma che preoccupano la popolazione. Ci sono soldati che ballano nel bar in cui cerca riposo Anna ma un senso di morte pervade gli spazi e si insinua nei gesti. Ester è in viaggio verso la fine ma è Johan a trovarsi dinanzi a un progressivo accumulo di segni in materia. Il suo 'armarsi' per poi uccidere simbolicamente i nani è solo il preludio alle foto di cadaveri in bare ancora aperte, offertegli dal cameriere e nascoste sotto un tappeto dopo averle guardate. Finché i carri armati entrano in città e si fermano davanti all'hotel, legando così anche visivamente la Morte che agisce nella collettività e quello individuale a cui Ester è comunque destinata ad andare incontro in totale solitudine.

Premi e nomination Il silenzio [1] MYmovies
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Timoka o il silenzio.

martedì 6 marzo 2012 di salvo

In uno scompartimento ferroviario viaggiano, di ritorno in patria, dopo un viaggio di villeggiatura all'estero, due sorelle: Ester ed Anna, e il figlio di questa. Il caldo è soffocante e procura un malore ad Anna, già gravemente malata. Si rende urgente la discesa dal treno alla prima stazione e una sosta in un albergo della città di Timoka, dove si parla una lingua incomprensibile, anche per Anna che è una traduttrice. Lasciata Ester ed il figlio in albergo, Anna si reca in un locale dove in continua »

Gunnel Lindblom allo sorella Ingrid Thulin
Non sai vivere se non ti senti diversa, questa è la verità. A te piace solo quello che è di importanza vitale, significativo, dotato di un senso...
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Ingrid Thulin, malata in un paese straniero
Mio Dio, fate che arrivi a casa prima di morire.
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Gunnel Lindblom all'amante occasionale Birger Malmsten
Mi piace stare con te, e mi piace anche che non ci si capisca.
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di Giacinto Ciaccio

La prima impressione che si riporta dalla visione de Il silenzio è infatti di choc, uno choc che non è però provocato, come si potrebbe credere, dall’audacia senza precedenti di alcune scene, ma dal contesto dell’opera, dalla sua significazione, da quel baleno metafisico sentito come una aspirazione profonda e rinnegata costantemente dalla brutale materialità delle immagini. Sul piano espressivo c’è da lodare soprattutto la concezione strutturale del racconto, la spietata puntualità del linguaggio, la validità emblematica dei simboli. »

di Alberto Moravia

Le grandi qualità della regia di Bergman rifulgono una volta di più in questo film quasi allucinato a forza di concentrazione e di intensità immaginifica. Bisogna ancora una volta ammirare la forza espressiva di Bergman che si scaglia su un oggetto e lo tempesta di fotogrammi fino a renderlo quasi intollerabile di visibilità ossessiva. (...) I punti deboli del film, oltre che in una certa lentezza soprattutto all’inizio, si trovano secondo noi là dove Bergman indulge alla vecchia vena espressionistica di tipo tedesco, come per esempio nella sequenza sui nani del circo». »

di Walter Veltroni

Oggi farò arrabbiare qualche mio lettore. Ogni tanto capita, come è giusto. Mi sono giunte molte lettere, per esempio, quando ebbi a ridire delle grandi epopee fantascientifiche di Star Trek. Ci rifletterò. Qualcuno non ha condiviso il mio disamore per il cinema di Almodòvar. Nessuno, invece, ha ritenuto di dover opporre qualcosa alle mie feroci critiche a Doris Day e alle sue inopinate pettinature. Oggi però voglio rischiare grosso. Voglio dire che non mi piacciono i film di Ingmar Bergman. L’ho detto, tutto d’un fiato. »

di Pio Baldelli

Durante la lavorazione di Luci d’inverno prende forma Il silenzio, movendo dalla medesima materia: il silenzio di Dio, i sensi e l’intelletto ciechi e sordi, lo smarrimento. E’Bergman che avvia la ridda delle interpretazioni: “Detto con chiarezza, Anna è il corpo e Ester è l’anima“. E aggiunge: “Il silenzio, questo tumulto che si solleva nell’anima e nel corpo quando Dio è assente“. Da qui l’andirivieni dell’accaparramento ideologico. II film - informa un cronista -‚ paragonato dalle parti avverse tanto ai mormorii di Satana che alla passione di Cristo, a un catalogo di atti impuri o a una manifestazione religiosa, in Svezia ha suscitato una reazione mai vista: dibattiti, rubriche nate apposta sui giornali, liti violente fra amici, uno “stato di tensione insomma che qui chiamano isteria bergmaniana“. »

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