Il film, ispirato ad una storia vera, racconta di un viaggio come ricerca di sé e della propria libertà. Espandi ▽
Mauro è un surfista famoso che, in seguito ad un incidente, perde un amico e compagno di squadra e si ritrova con un problema invalidante ad una gamba. Costretto a una lungodegenza in un clinica per sottoporsi ad un periodo di riabilitazione, conosce Federico, affetto da Atassia di Friedreich e costretto su una sedia a rotelle. L’iniziale scontro tra i due si trasforma in un’amicizia profonda che li porterà a compiere insieme un percorso fuori dagli schemi.
Saverio Smeriglio torna dopo molti anni alla regia di un lungometraggio per proporre una vicenda che interroga i cosiddetti normodotati. Quello che sul piano della narrazione e su quello cinematografico appare come lo stimolo più importante è collocato in modo particolare nella prima parte del film e veicola un messaggio di impatto che dovrebbe far riflettere. Perché Mauro, il surfista abituato a primeggiare che ora deve imparare di nuovo a deambulare e Federico non sono personaggi presentati come privi di difetti. Non ci viene quindi presentata un’immagine edulcorata del disabile verso cui provare quel sentimento di falsa pietà che ci libera dalle responsabilità. Ci viene così ricordato che i disabili non meritano solo assistenza ma anche comprensione vera e disponibilità di attenzione vera.