Da quel mestiere la serie eredita non tanto i tropi del giallo, quanto il sospetto verso il giallo: la morte di Zofia (Jenny Walser) ha tutta l’aria di un innesco, con un’indagine frenata dai piani alti e un locale che teme i titoli di giornale problematici. Avvertiamo costantemente di non essere del tutto in un poliziesco: non c’è un enigma da sciogliere, semmai una città da attraversare.
Il vero soggetto è infatti Berlino, e più precisamente il momento in cui un luogo cessa di essere abitato per diventare merce in circolazione. Lo incarna Bodo Brenner, proprietario insieme del club e del terreno su cui sorgerà un centro per l’innovazione: ex militante della sinistra alternativa, protagonista della svendita della città all’indomani della caduta del Muro, emigrato in America e lì arricchitosi, oggi rientrato per ricomprarsi qualche isola felice. La sua biografia è la parabola stessa della capitale, e Jens Harzer lo interpreta con attenta ambiguità.
Il “livello successivo” che dà il titolo alla serie è il concetto stesso di upgrade, che definisce la nostra contemporaneità – la carriera che avanza, la coppia che passa allo stadio successivo, l’area dismessa riqualificata – ma ciò che traspare maggiormente, per tutta la serie, è che ognuno di questi avanzamenti è, in realtà, una sottrazione.
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