| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 135 minuti |
| Regia di | Ava DuVernay |
| Attori | Jon Bernthal, Connie Nielsen, Aunjanue Ellis, Vera Farmiga, Nick Offerman Victoria Pedretti, Niecy Nash, Finn Wittrock, Donna Mills, Audra McDonald, Leonardo Nam, Blair Underwood, Jasmine Cephas Jones, Jessica Fontaine, Gissette Valentin, John Hans Tester, Isha Blaaker, Matthew Zuk, Sarah Navratil, Emily Yancy, Art Newkirk, Wyatt Werneth, Akil Jackson, Steven Allen, James Dormuth, Hannah Pniewski, Lennox Simms, Abigail London, Zing Ashford, Estella Kahiha, Danielle Burr, Konstantin Lindhorst, Caleb Dausch. |
| MYmonetro | 2,65 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 25 agosto 2023
La vita e l'opera straordinaria della scrittrice Isabel Wilkerson che insegna molto sul tema delle ingiustizie. In Italia al Box Office Origin ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 1,2 mila euro e 457 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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A partire dall'omicidio del 17enne afroamericano Trayvon Martin, colpevole solo di passeggiare attraverso un quartiere residenziale della Florida, la scrittrice Isabel Wilkerson, prima autrice black a vincere il Pulitzer per il giornalismo, ha un'intuizione: quella di collegare il razzismo negli Stati Uniti con altre forme di discriminazione come l'antisemitismo nazista e l'isolamento degli intoccabili indiani detti "dalit", ipotizzando che esista un sistema di caste a prescindere dalla razza o la religione, e che costituisca un modello universale di ordine sociale spacciato alle popolazioni come naturale. Questo modello, afferma Wilkerson, è all'origine di ogni forma di negazione delle libertà individuali, siano esse di espressione, di mobilità sociale, di culto, di spostamento geografico o di preferenza sessuale. L'autrice si dedica alle ricerche del suo saggio nonostante sia colpita da alcuni lutti che la fanno sentire sola nella battaglia, ma anche determinata a portare a termine l'impresa. Dunque viaggerà attraverso la Germania e l'India raccogliendo dati a supporto della sua tesi e cercando il filo rosso dell'oppressione sistemica su chi viene etichettato come inferiore.
La regista afroamericana Ava DuVernay non è nuova al racconto del razzismo nei confronti della popolazione black del suo Paese: con Selma, con il documentario 13th e la serie When They See Us, per citare i suoi titoli più riusciti, ha affrontato il tema senza mai abbassare lo sguardo.
Origin, come preannuncia il titolo, va all'origine del razzismo attraverso l'intuizione che non sia limitato agli afroamericani ma sia endemico, e non riducibile ad una "semplice" forma di avversione verso un particolare colore della pelle. L'intento di DuVernay è fortemente didascalico e la regista cerca evidentemente di raggiungere il pubblico più ampio possibile, complice la piattaforma su cui approderà il suo film, spiegando (e ripetendo) ogni cosa con parole semplici. A questo scopo sacrifica un linguaggio cinematografico più originale, che compare qua e là solo nelle visioni quasi oniriche dell'orrore della schiavitù, della segregazione e dell'Olocausto.
DuVernay cerca l'empatia del pubblico anche attraverso una resa fictional della vita privata dell'autrice che è la parte meno riuscita del film, perché eccessivamente melodrammatica e insistita. La presenza costante di una musica invadente è un altro tallone d'Achille della sua trasposizione. Tuttavia Origin resta davvero importante nel suo intento di divulgare concetti complessi in maniera accessibile, suscitando i necessari coinvolgimento e identificazione. Si impara molto dal film in termini di storia (e assurdità) della discriminazione, e non si può fare a meno di giungere alle conclusioni di Wilkerson, anche se il collegamento fra l'oppressione come controllo economico, oltre che sociale, viene inspiegabilmente minimizzato. Ma DuVernay e Wilkerson hanno il pregio di andare a fondo delle cose e individuarne la radice comune, costringendoci a riportare in primo piano l'umanità di ognuno, al di fuori dei compartimenti stagni in cui è rinchiuso. In questa ottica ogni suggerimento a chi fa parte di un gruppo messo ai margini di "comportarsi in modo da non rischiare la propria incolumità" è una maniera di perpetuare quel sistema di caste che isola e discrimina, colpevolizzando la vittima invece che andare all'...origine del problema. DuVernay racconta la storia di Wilkerson con uno stile quietamente rivoluzionario, e cerca le connessioni e il dialogo molto più che la contrapposizione e la condanna.
L'incipit di Origin di Ava DuVernay, la figura di un giovane nero che cammina di notte per un quartiere presumibilmente di bianchi, in un' atmosfera di montante minaccia proveniente da un auto che lo sta pedinando, ricorda subito l'overture di un altro film che si calava nel buio della questione razziale dell'America contemporanea, trasfigurandola però in un horror quasi metafisico: Scappa-Get out [...] Vai alla recensione »