| Titolo originale | La bonne épouse |
| Titolo internazionale | How To Be a Good Wife |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 109 minuti |
| Regia di | Martin Provost |
| Attori | Juliette Binoche, Yolande Moreau, Noémie Lvovsky, Edouard Baer, François Berléand Anamaria Vartolomei. |
| Uscita | giovedì 24 giugno 2021 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,55 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 17 giugno 2021
Quando scopre che la scuola che gestiva col marito è sull'orlo della bancarotta, Paulette deve assumersi le sue responsabilità. Il film ha ottenuto 4 candidature e vinto un premio ai Cesar, In Italia al Box Office La brava moglie ha incassato 37,9 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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1967: Boersch, paesino dell'Alsazia. Paulette Van Der Beck è la direttrice della scuola di Economia domestica che porta il suo cognome, anzi, quello di suo marito Robert. L'obiettivo dell'istituto è formare generazioni di madri e mogli esemplari insegnando loro a cucinare, pulire e rammendare e inculcando nelle ragazze i sette pilastri della casalinga modello, fra cui spicca l'obbligo ad essere comprensive con totale abnegazione senza mai anteporre le proprie esigenze a quelle della famiglia. In virtù di questo obbligo, Paulette ha sempre ignorato la propensione del marito per le belle studentesse, l'alcool e il gioco d'azzardo: ma quest'ultima la costringerà a correre ai ripari, e ad assumere finalmente il comando della propria vita.
Il regista e sceneggiatore Martin Provost, che ha al suo attivo film drammatici con protagoniste femminili come Séraphine, Violette e Quello che so di lei, si cimenta qui nella commedia, soprattutto nella prima parte del film, quella in cui Paulette inaugura il nuovo anno scolastico aggrappandosi ai principi secondo i quali è sempre vissuta indossando un tailleur alla Jackie Onassis (rosa, come quello che la first lady indossava quando è morto il marito....) e il canonico filo di perle, ben cosciente che "il nemico è alle porte".
A Parigi e nelle zone più evolute della Francia infatti scioperi, occupazioni studentesche e movimenti femministi sfoceranno in quel maggio di fuoco che avrebbe, fra le altre cose, rivoluzionato la condizione della donna. Ma alla scuola Van Der Beck tutto è fermo al Medioevo, e la direttrice, insieme alla cognata Gilberte e alla combattiva suora Marie Thérèse, fanno guardia al fortino.
Sono soprattutto le interpretazioni di Juliette Binoche nei panni di Paulette e di Yolande Moreau in quelli di Gilberte a illuminare questa prima parte con la loro ironia e leggerezza, mentre Noémie Lvovsky calca troppo la mano sul ruolo di Marie Thérèse, rendendolo prossimo alla caricatura.
Ma la sceneggiatura non riesce a trovare un tono che sappia mediare fra la rappresentazione di un mondo antico destinato a scomparire e le sensibilità contemporanee: tutto ciò che dovrebbe essere graduale diventa improvviso, fino a culminare in un balletto finale che "butta in musical" la parabola di Paulette e le sue alunne con un brusco cambio di marcia. Alcune tematiche delicate, come quella dell'omosessualità femminile, vengono inoltre gestite secondo un codice di accettazione contemporaneo invece che mantenersi fedeli allo spirito del tempo, soprattutto in un ambiente che ci è stato descritto come chiuso alle novità e refrattario al progresso.
Il lavoro sulla ricostruzione d'ambiente è tuttavia eccellente e Binoche e Moreau, attrice feticcio di Provost, si calano bene in un immaginario molto distante dalla loro esperienza diretta: particolarmente azzeccata è la gestualità della direttrice abituata a controllare ogni suo movimento secondo un'idea obsoleta di decoro. La brava moglie si pone al confine fra Guai con gli angeli e Potiche, ma non ha la carica eversiva del primo (diretto da Ida Lupino, una delle rarissime registe della prima parte del secolo scorso) né la sagacia del secondo (firmato da Francois Ozon, maestro nel raccontare le questioni di genere).
Non basta la meravigliosa Juliette a tenere in piedi questo pateracchio di film, del quale si riesce a capire lo spirito. È una commedia? È un film storico-sociologico? Troppo leggero per essere credibile, poco leggero per essere comico... I ritmi sono incostanti e spezzati... Il finale in musical è spiazzante....
C'è una certa tendenza nel cinema recente, in particolar modo quando si parla di diritti, a vedere le cose attraverso le lenti della contemporaneità. Non che questa sia una prerogativa del grande schermo, e nemmeno soltanto degli ultimi anni in realtà. Ma ultimamente, sarà perché la riflessione sul tema è molto attuale (e forse anche un po' di moda) si moltiplicano i film in cui le conquiste del passato [...] Vai alla recensione »