La brava moglie

Film 2020 | Drammatico, 109 min.

Titolo originaleLa bonne épouse
Titolo internazionaleHow To Be a Good Wife
Anno2020
GenereDrammatico,
ProduzioneFrancia
Durata109 minuti
Regia diMartin Provost
AttoriJuliette Binoche, Yolande Moreau, Noémie Lvovsky, Edouard Baer, François Berléand Anamaria Vartolomei.
Uscitagiovedì 24 giugno 2021
DistribuzioneMovies Inspired
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Martin Provost. Un film con Juliette Binoche, Yolande Moreau, Noémie Lvovsky, Edouard Baer, François Berléand. Cast completo Titolo originale: La bonne épouse. Titolo internazionale: How To Be a Good Wife. Genere Drammatico, - Francia, 2020, durata 109 minuti. Uscita cinema giovedì 24 giugno 2021 distribuito da Movies Inspired. Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Quando scopre che la scuola che gestiva col marito è sull'orlo della bancarotta, Paulette deve assumersi le sue responsabilità. Il film ha ottenuto 4 candidature e vinto un premio ai Cesar,

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Una commedia leggera al femminile, ben interpretata ma priva della carica eversiva richiesta dai temi trattati.
Recensione di Paola Casella
mercoledì 2 giugno 2021
Recensione di Paola Casella
mercoledì 2 giugno 2021

1967: Boersch, paesino dell'Alsazia. Paulette Van Der Beck è la direttrice della scuola di Economia domestica che porta il suo cognome, anzi, quello di suo marito Robert. L'obiettivo dell'istituto è formare generazioni di madri e mogli esemplari insegnando loro a cucinare, pulire e rammendare e inculcando nelle ragazze i sette pilastri della casalinga modello, fra cui spicca l'obbligo ad essere comprensive con totale abnegazione senza mai anteporre le proprie esigenze a quelle della famiglia. In virtù di questo obbligo, Paulette ha sempre ignorato la propensione del marito per le belle studentesse, l'alcool e il gioco d'azzardo: ma quest'ultima la costringerà a correre ai ripari, e ad assumere finalmente il comando della propria vita.

Il regista e sceneggiatore Martin Provost, che ha al suo attivo film drammatici con protagoniste femminili come Séraphine, Violette e Quello che so di lei, si cimenta qui nella commedia, soprattutto nella prima parte del film, quella in cui Paulette inaugura il nuovo anno scolastico aggrappandosi ai principi secondo i quali è sempre vissuta indossando un tailleur alla Jackie Onassis (rosa, come quello che la first lady indossava quando è morto il marito....) e il canonico filo di perle, ben cosciente che "il nemico è alle porte".

A Parigi e nelle zone più evolute della Francia infatti scioperi, occupazioni studentesche e movimenti femministi sfoceranno in quel maggio di fuoco che avrebbe, fra le altre cose, rivoluzionato la condizione della donna. Ma alla scuola Van Der Beck tutto è fermo al Medioevo, e la direttrice, insieme alla cognata Gilberte e alla combattiva suora Marie Thérèse, fanno guardia al fortino.

Sono soprattutto le interpretazioni di Juliette Binoche nei panni di Paulette e di Yolande Moreau in quelli di Gilberte a illuminare questa prima parte con la loro ironia e leggerezza, mentre Noémie Lvovsky calca troppo la mano sul ruolo di Marie Thérèse, rendendolo prossimo alla caricatura.

Ma la sceneggiatura non riesce a trovare un tono che sappia mediare fra la rappresentazione di un mondo antico destinato a scomparire e le sensibilità contemporanee: tutto ciò che dovrebbe essere graduale diventa improvviso, fino a culminare in un balletto finale che "butta in musical" la parabola di Paulette e le sue alunne con un brusco cambio di marcia. Alcune tematiche delicate, come quella dell'omosessualità femminile, vengono inoltre gestite secondo un codice di accettazione contemporaneo invece che mantenersi fedeli allo spirito del tempo, soprattutto in un ambiente che ci è stato descritto come chiuso alle novità e refrattario al progresso.

Il lavoro sulla ricostruzione d'ambiente è tuttavia eccellente e Binoche e Moreau, attrice feticcio di Provost, si calano bene in un immaginario molto distante dalla loro esperienza diretta: particolarmente azzeccata è la gestualità della direttrice abituata a controllare ogni suo movimento secondo un'idea obsoleta di decoro. La brava moglie si pone al confine fra Guai con gli angeli e Potiche, ma non ha la carica eversiva del primo (diretto da Ida Lupino, una delle rarissime registe della prima parte del secolo scorso) né la sagacia del secondo (firmato da Francois Ozon, maestro nel raccontare le questioni di genere).

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