| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Georgia, Francia |
| Durata | 130 minuti |
| Regia di | Dea Kulumbegashvili |
| Attori | Kakha Kintsurashvili, Rati Oneli, Ia Sukhitashvili . |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | PFA Films, Valmyn |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,22 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 22 novembre 2021
Una donna vede andare a pezzi la sua comunità e inizia a porsi domande sul suo futuro. In Italia al Box Office Beginning ha incassato 193 .
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CONSIGLIATO SÌ
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Georgia oggi. Yana è la moglie dell'esponente locale più in vista dei Testimoni di Geova. Nel corso di una riunione di preghiera nella Casa del Regno un attentato terroristico manda a fuoco l'intero edificio. Da quel momento Yana sente emergere non solo la sua emarginazione dalla comunità in cui è cresciuta, a causa della fede religiosa che ha abbracciato sposandosi, ma anche quella come donna in un contesto in cui sono gli uomini a dettare le regole. A partire da suo marito.
Il debutto nel lungometraggio di finzione di Dea Kulumbegashvili è di quelli che lasciano il segno. La giovane regista, che ha come modello l'opera di Chantal Akerman, ha raccolto una messe di premi al Festival di San Sebastian (miglior film/migliore regia/ migliore sceneggiatura/migliore attrice).
Il suo è un cinema fatto di inquadrature fisse con pochi movimenti di macchina, con stacchi netti di montaggio e con un ricercato uso del fuoricampo. Sono tutti elementi che non solo risultano funzionali alla narrazione ma lasciano anche allo spettatore un ampio spazio di riflessione e di ri/costruzione di stati emotivi che solo raramente vengono restituiti con un controcampo. La regista riesce così a scavare in profondità nella condizione esistenziale di una donna che, in seguito ad un evento dirompente, si trova a ripensare alla propria condizione di sposa e madre nonché di persona che vive in una società che non ha ancora fatto passi in avanti non tanto sul piano dell'emancipazione di facciata ma su quello di un riconoscimento sincero di tutte le valenze, i desideri, le pulsioni di quella metà del cielo che preferisce sottomettere. Cercando di non fare spoiler va però detto che nel film è presente una scena che riesce a far 'sentire' la brutalità di un accadimento più di quanto non fosse riuscito ad un noto regista argentino. Forse, anzi sicuramente perché questa volta è una donna che decide come riprenderlo assegnandogli lo stigma che merita. Yana ha sposato un Testimone di Geova divenendolo a sua volta ma questo non è l'ennesimo film 'contro' chi professa questa fede. Semmai è una analisi di come una lettura rigida dei sacri testi possa approfondire un divario tra i sessi (lasciando la preponderanza a quello maschile) in una società in cui già a priori il maschio si costituisce come padre e padrone per conservare un potere la cui perdita ne metterebbe a nudo le contraddizioni.
La rinuncia alla carriera d' attrice per una vita all' ombra del marito, eminente "fratello" dei Testimoni di Geova nella sperduta provincia della Georgia contemporanea: tale è il vissuto di Yana, donna bella e madre affettuosa, che capisce molto ma può (fare) poco per modificare un destino che, del resto, si è scelta. La svolta della vita avviene tra le fiamme di un incendio: accanto alla distruzione [...] Vai alla recensione »