200 metri

Film 2020 | Drammatico, 90 min.

Titolo originale200 Meters
Anno2020
GenereDrammatico,
ProduzionePalestina
Durata90 minuti
Regia diAmeen Nayfeh
AttoriAli Suliman, Anna Unterberger, Motaz Malhees, Lana Zreik, Gassan Abbas .
TagDa vedere 2020
DistribuzioneI Wonder Pictures
MYmonetro 3,00 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Ameen Nayfeh. Un film Da vedere 2020 con Ali Suliman, Anna Unterberger, Motaz Malhees, Lana Zreik, Gassan Abbas. Titolo originale: 200 Meters. Genere Drammatico, - Palestina, 2020, durata 90 minuti. distribuito da I Wonder Pictures. - MYmonetro 3,00 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un marito e una moglie sono separati da duecento metri che non possono oltrepassare. Quando il figlio starà male però, l'uomo farà di tutto per abbattere il muro.

Consigliato sì!
3,00/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,00
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un piccolo film dichiaratamente politico che va oltre le barriere.
Recensione di Roberto Manassero
martedì 26 ottobre 2021
Recensione di Roberto Manassero
martedì 26 ottobre 2021

La famiglia di Mustafa e sua moglie Salwa è divisa dal muro che separa palestinesi e israeliani in Cisgiordania. Lui si rifiuta di accettare il visto di lavoro israeliano per risiedere nella propria terra e così ha scelto di vivere oltre la barriera, separato dalle persone che ama. La situazione mette in crisi la famiglia, ma Mustafa e Salwa fanno di tutto per far funzionare le cose. Un giorno Mustafa viene avvisato che il figlio ha avuto un incidente: l'uomo si precipita al checkpoint israeliano, ma a causa di un problema burocratico gli viene negato l'ingresso. Disperato, chiede aiuto a un contrabbandiere e insieme ad altri passeggeri s'imbarca in un viaggio sulle colline lungo le quali scorre il confine. Un viaggio di chilometri per coprire una distanza idealmente percorribile in appena 200 metri...

Un piccolo film dichiaratamente politico, che alla maniera delle commedie balcaniche trova nelle ferite di una terra la metafora del male che la affligge.

La geometria insegna che il modo più veloce per unire due punti è tracciare una retta. La vita e la Storia, però, hanno da sempre altre regole, altri piani, e le rette possono spezzarsi di fronte a un muro o diventare linee circonflesse e tortuose che uniscono i punti in maniera imprevedibili.

In Cisgiordania, nelle zone dove scorre la "barriera di separazione" (così la chiamano gli israeliani) eretta a partire dal 2002, capita che due case distanti appena 200 metri siano in realtà separate in maniera insanabile. Solo una luce può unirle: non l'amore reciproco delle persone che le abitano, né tantomeno la politica, che da decenni non riesce, non può, non sa o non vuole risolvere un problema che insanguina una terra, affligge un popolo e crea uno stato di guerra permanente.

Ameen Nayfeh, regista palestinese al primo lungometraggio, ha racchiuso la realtà di uno dei luoghi simbolo della conflittualità contemporanea nello spazio minimale occupato da una famiglia palestinese - padre e nonna da questa parte del muro, madre e figli dall'altra, nel territorio d'Israele - e lo ha allargato alle alture oltre le città, agli spazi pattugliati dall'esercito israeliano e attraversato da trafficati e coraggiosi semplici cittadini. La metafora è evidente, fin ovvia, e illustra il paradosso di due nazioni che condividono lo stesso territorio, divise però da rapporti di forza sbilanciati. I palestinesi, popolo sconfitto, diseredato, disunito, sono costretti a vivere fuori dalla realtà, o meglio ancora in una realtà surreale, in cui la geometria è surclassata dalle leggi degli uomini.

Se nel romanzo "Una cena al centro della terra" dello scrittore americano Nathan Englander uno dei tanti tunnel che scorrono sotto la Cisgiordania diventava un ideale punto d'incontro fra nemici, in 200 metri Nayfeh resta sopra la terra e alla luce del sole e sceglie di aggirare il muro. Il film si fa così portatore di un grido e di una richiesta disperata: come è possibile salvare il diritto al libero movimento, all'amore e all'accudimento, quando le leggi lo impediscono?

200 metri è fin troppo didascalico nel suo intento: la trama impone da subito una situazione paradossale e innesca il classico viaggio dell'eroe per metterla in discussione. Grazie a questa intelligibilità, però, soprattutto quando Mustafa incontra personaggi simbolici (i due europei desiderosi di filmare le tensioni dell'area, l'israeliano sotto mentite spoglie...), il film riesce a sintetizzare un processo storico intricato e complesso, eppure così evidente da essere paradossalmente riconducibile a una traccia narrativa molto semplice: 200 metri, cioè la distanza di uno sguardo, di un saluto, di una luce accesa come segnale, possono diventare una distanza infinita, impossibile da compiere. Le barriere possono essere visibili e invisibili e solo il cinema può superarle, accettando di entrare nel regno dell'immaginazione per sconfiggere la Storia.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 29 ottobre 2021
Frédéric Strauss
Télérama

Al cuore di 200 metri c'è il conflitto israelo-palestinese affrontato attraverso questioni concrete ben piantate sul territorio. Ogni metro è fondamentale nella storia di Mustafa, un palestinese separato dalla famiglia da ragioni personali, ma anche da un muro. Mustafa deve raggiungere Gerusalemme Ovest, dove il figlio è ricoverato in ospedale. Ha dei problemi con il permesso di lavoro e al check point [...] Vai alla recensione »

mercoledì 23 settembre 2020
Fabiana Sargentini
Close-up

Sono duecento i metri che separano Mustafa - padre di famiglia palestinese, operaio afflitto da mal di schiena - da Salwa, sua moglie e madre di tre figli: abitano ai due lati del muro che divide lo stato di Israele dalla West Bank palestinese. Si incontrano durante il giorno nella casa dove l'uomo abita con la madre oppure, quando gli è stato concesso il visto giornaliero di lavoro, passa a trovarli [...] Vai alla recensione »

martedì 22 settembre 2020
Roberto Manassero
Film TV

La vicinanza affettiva fra le persone non si può misurare, quella fisica sì. Mustafa, sua moglie Salwa e i loro due figli sono una famiglia felice eppure separata: vivono infatti a 200 metri di distanza e possono incontrarsi solo di giorno. I loro paesi palestinesi sono separati dal muro eretto da Israele e Mustafa non ne vuole sapere di accettare il visto di lavoro israeliano per risiedere a tempo [...] Vai alla recensione »

NEWS
MOSTRA DI VENEZIA
venerdì 11 settembre 2020
 

Il pubblico premia il film di Ameen Nayfeh. Sul podio anche Spaccapietre. Vai all’articolo »

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