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Ultimo aggiornamento venerdì 8 febbraio 2019
Un gruppo di artisti e collezionisti è disposto a tutto pur di difendere l'arte. Ma non tutti hanno lo stesso obiettivo.
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CONSIGLIATO SÌ
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Morf Vandewalt è un critico d'arte tra i più temuti sulla scena delle gallerie californiane. Un giorno, quando ormai è convinto di non poter essere più sorpreso da nulla, si imbatte nei quadri di un artista sconosciuto, che la sua amica (e amante) Josephine, assistente della gallerista Rhodora, dice di aver trovato per caso abbandonati in strada. Si tratta di quadri bellissimi, ipnotici e originali, di cui Morf si innamora all'istante. Peccato che le cose non siano andate proprio come le ha raccontate Josephine: quei quadri appartengono a un artista morto, e per nessun motivo al mondo Rhodora li avrebbe dovuti mettere in commercio. Ma che senso ha l'arte, se nessuno la può vedere?
Il mondo dell'arte contemporanea, con i suoi tic e paradossi così classici, è un'arena perfetta per la satira. Ne sanno qualcosa sia Paolo Sorrentino, che su quel terreno ha giocato ne La grande bellezza, che Ruben Östlund, Palma d'Oro nel 2017 per The Square - pamphlet di rara crudeltà sull'argomento.
Dan Gilroy, girando il suo Velvet Buzzsaw (termine gergale che indica, tra le altre cose, il sesso orale praticato a una donna) fa un passo avanti nel sottogenere. E realizza il primo comedy-horror ambientato tra le pareti delle lussuose gallerie di Los Angeles: luoghi popolati da mostri in carne e ossa - galleriste senza scrupoli, assistenti vessate, critici smorfiosi, ricchissimi e snobbissimi clienti, artisti incompresi - e mostri esoterici - spiriti vendicativi dell'arte o fantasmi inquieti, a seconda di come la si voglia interpretare. L'accoppiata funziona, soprattutto quando i mostri "umani" relegano ai margini della scena quelli occulti: il set up della scena artistica californiana è infatti la parte migliore del film, resa godibile dall'interpretazione azzeccata, piacevolmente sopra le righe, di Jake Gyllenhaal (con Gilroy già in Lo sciacallo - Nightcrawler) nei panni di un critico alla moda moralmente ambiguo e sessualmente fluido.
Intonato anche il resto del cast, con una menzione speciale per la sottovalutatissima Rene Russo e l'ottimo esordio di Zawe Ashton, magnetica nella parte dell'ambiziosa Josephine che innescherà il dramma. Sempre notevole John Malkovic, che dopo Bird Box colleziona con Velvet Buzzsaw un altro ruolo Netflix da seconda linea, posizione dalla quale sa farsi (fin troppo) notare.
Meno bene il resto, ovvero la parte esplicitamente fantastica, che prende le mosse da una premessa interessante, da horror ottocentesco - la morte di un artista tormentato, il ritrovamento e la vendita dei suoi misteriosi quadri - e poi si perde in un oceano di cliché del genere, senza aggiungere nulla a quanto ci si possa ragionevolmente aspettare dal topos dell'entità maligna che possiede (qui: sculture e quadri). Stride anche la scelta di virare, in un paio di momenti, dall'horror al gore, con squartamenti e amputazioni splatter gratuite nell'economia di un film che parte in satira e finisce in carneficina.
L'impressione è quella di un'opera discontinua, non perfettamente in equilibrio, capace comunque di intrattenere senza impegno: un prodotto che il cinema avrebbe forse bocciato, ma che il piccolo schermo consegna con disinvoltura alla rosa delle oneste possibilità da divano.
Un critico d'arte, una gallerista e la segretaria di quest'ultima sono coinvolti nella tardiva riabilitazione di un anziano e misconosciuto pittore morto in solitudine. Lo sfruttamento commerciale postumo delle opere del defunto però, contravviene espressamente alle sue ultime volontà testamentarie, scatenando una serie infausta di eventi da cui i tre protagonisti saranno inevitabilmente travolti. Vai alla recensione »
Dopo aver messo in scena la Los Angeles putrescente delle emittenti tv pronte a sfruttare il morto del giorno (Lo sciacallo) e la Los Angeles corrotta e cinica degli studi di avvocati (End of Justice), Dan Gilroy arriva alla Los Angeles fasulla e superficiale delle gallerie d'arte. Spingendo il pedale sulla stilizzazione e l'alienazione dei film precedenti fino a ottenere un registro di farsa: Jake [...] Vai alla recensione »