Vox Lux

Film 2018 | Drammatico, Musical +13 110 min.

Regia di Brady Corbet. Un film con Natalie Portman, Jude Law, Stacy Martin, Christopher Abbott, Raffey Cassidy. Cast completo Titolo originale: Vox Lux. Genere Drammatico, Musical - USA, 2018, durata 110 minuti. Uscita cinema giovedì 12 settembre 2019 distribuito da Eagle Pictures. Oggi tra i film al cinema in 8 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,72 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Dal 1999 ai giorni nostri, la storia di Celeste, una pop star nata da una tragedia. Al Box Office Usa Vox Lux ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 727 mila dollari e 162 mila dollari nel primo weekend.

Consigliato sì!
2,72/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,94
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Ascesa a popstar di una sopravvissuta a una strage. Un melodramma contemporaneo ellittico e metaforico.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
martedì 4 settembre 2018
Recensione di Raffaella Giancristofaro
martedì 4 settembre 2018

In un prologo, due atti e finale, l'ascesa di Celeste (Raffey Cassidy da adolescente, Natalie Portman da adulta) da studentessa ad acclamata pop star mondiale. Nel 1999 Celeste sopravvive, se pur con una seria lesione alla spina dorsale, alla sparatoria avvenuta nella sua scuola di New Brighton, Staten Island (New York). Insieme alla sorella Ellie (Stacy Martin), molto complice, che la assiste nella convalescenza e ne seguirà la carriera restando dolorosamente nella sua ombra, scrive un brano per condividere lo choc con la comunità e lenirlo.

Grazie al fulmineo incontro con un manager (un Jude Law relegato in un ruolo a tratti monocorde) che la ascolta, la canzone si trasforma in una hit e "inno nazionale" di cordoglio per le vittime.

Il primo contratto firmato a 14 anni le spiana la carriera, basta cambiare la prima persona del suo testo in un "noi" e imparare a ballare per eseguire le coreografie sul palco.

Statunitense classe 1988, Brady Corbet è attore, sceneggiatore, regista. Come nel film precedente - L'infanzia di un capo, premio al miglior regista in Orizzonti e premio opera prima De Laurentiis a Venezia 2015 - il suo obiettivo è catturare lo spirito di un'epoca attraverso un personaggio e le sue motivazioni psicologiche. Ma mentre lì il contesto storico (l'Europa tra le due guerre) era più definito, qui la sovrapposizione di temi e registri, oltre alla vicinanza temporale dello spettatore dei fatti (1999-2017) ne complica la lettura.

Ispirandosi a un classico come "L'uomo senza qualità" di Robert Musil, Corbet dichiara di averne voluto applicare il tono di distacco ironico alla realtà contemporanea, in cui pop culture e violenza, di massa e individuale, si mischiano con facilità e ambiguità scivolose e virali, generando caos. A sottolinearlo è l'onnisciente, didascalica voce narrante (di Willem Defoe) per cui la perdita dell'innocenza di Celeste - nel suo primo viaggio da minorenne fuori dal Paese, in cui concepisce una figlia di cui non potrà prendersi cura - corre in parallelo con quella degli States. Una nazione che nell'ultimo ventennio ha vissuto lo choc dell'11 settembre (ricordato qui da una distanza europea) e dagli shooting nei college (il '99 è l'anno della strage alla Columbine già raccontata da Gus Van Sant in Elephant).

Ma se il narratore cita anche le politiche economiche liberiste dell'era Reagan in cui Celeste è nata, altrove nel racconto campeggia su tutto il meccanismo di sfruttamento tipico dell'industria dello spettacolo. Tra una conferenza stampa, le preoccupazioni per la figlia forse incinta (interpretata sempre da Raffey Cassidy), un'intervista impegnativa e la prossima data del tour, una Celeste molto sopra le righe ripete "one for the money, two for the show": si canta prima per l'ingaggio, per mantenere un indotto, e poi per il piacere di farlo. Insomma non siamo lontano da A Star Is Born e la sceneggiatura non risparmia, con una punta di ironia, anche il riferimento a un patto col diavolo.

In questo rincorrersi di motivi, elementi di osservazione sociale si innestano in quello che nelle intenzioni del regista è un melodramma storico: il razzismo di Celeste che emerge dall'incidente concluso con un risarcimento colossale, i danni dell'invasione pressante dei media sul privato ("sono una ragazza riservata in un mondo pubblico" dice uno dei suoi testi), la cultura del successo assecondata da genitori che affidano le loro figlie, autoconfinandosi inesorabilmente fuori campo. Corbet come sempre gira in un 35 millimetri materico, spesso in ambienti poco illuminati, tra ellissi e una varietà di registri, crediti che scorrono al contrario, insegne giganti con scritte di significati opposti, come "preda" e "prega", sequenze realizzate in stile video amatoriale anni '90 in fast forward, preoccupato di dare al film un'atmosfera gelida e inquietante.

Dove invece Vox Lux (nome dello studio discografico di Celeste) si distingue con una qualità evidente è nella cura della colonna e degli effetti sonori: in aggiunta alle canzoni della star globale Sia - che danno l'occasione coreografica a una Portman sul filo del rasoio dell'overacting e occupano il segmento finale con Celeste sul palco - nei momenti più opportuni interviene il tocco disturbante di Scott Walker, già autore dello score del film precedente: vocali che simulano auto della polizia e ambulanze, archi che stridono come chiodi su uno specchio, reviviscenze hitchcockiane. Il suono è spesso stridente, segno di un pericolo incombente e minaccioso, come nelle inquadrature che Corbet riserva ai buildings newyorkesi simboli del capitalismo. Dedicato a Jonathan Demme (come pure Carmine Street Guitars), in Concorso alla Mostra di Venezia 2018.

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Frasi
È proprio di questo che parlerà. Della mia rinascita.
Una frase di Celeste (Natalie Portman)
dal film Vox Lux - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 12 settembre 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Con "L'infanzia di un capo", presentato in Orizzonti alla Mostra 2015 e tratto da Jean-Paul Sartre, l'allora esordiente regista statunitense Brady Corbet, raccontava, attraverso un romanzo di formazione, la "costruzione" di un dittatore, partendo dall'infanzia difficile di un bambino apparentemente docile e buono. Tre anni dopo, sempre a Venezia, ma stavolta in concorso, il regista firmava uno dei [...] Vai alla recensione »

giovedì 12 settembre 2019
Claudia Ferrero
La Stampa

Che visione splendente Natalie Portman che canta i brani scritti da Sia in tuta di paillettes e piume, ombretto glitterato e capelli pitturati d'argento. Una metamorfosi da rockstar, con tanto di sfuriate e intemperanze, che s'addice alla sua bravura di interprete. Ma Vox Lux non è un film musicale, anche se di musica ce n'è tanta. E' un dramma, il racconto di un'adolescente sopravvissuta a una sparatoria [...] Vai alla recensione »

giovedì 12 settembre 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

Opera seconda di un regista che si era affermato con un'ambiziosa fantasmagoria politica (L'infanzia di un capo), Vox Lux era in concorso a Venezia 2018 ma non ha suscitato molti entusiasmi. Raccontato in maniera ellittica e meno virtuosistica del film precedente, è la storia di una ragazza (Natalie Portman) che, sopravvissuta a una strage in una scuola, ci scrive una canzone e diventa famosa.

giovedì 12 settembre 2019
Cristina Piccino
Il Manifesto

A un anno dalla presentazione alla Mostra di Venezia, esce in sala - con un doppiaggio che ne azzera molto del potenziale purtroppo - uno dei migliori r film del concorso 2018, Vox Lux di Brady Corbet. Il regista è stato una scoperta del festival veneziano dove ha debuttato nel 2015 con The Childhood of a Leader, una radiografia del Novecento attraverso l'universo familiare di repressione e violenza [...] Vai alla recensione »

mercoledì 11 settembre 2019
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

A Star Is Dead. Preludio, atto 1, finale. Tra passato, presente e futuro. Dopo L'infanzia di un capo anche Vox Lux è un altro diario di formazione. Quello di Celeste, nata nel 1986, segnata da una grande tragedia e poi diventata superstar pop. Tutta la sua mutazione dal 1999 al 2017. Con la voce narrante di Willem Dafoe, quasi un racconto che scorre parallelamente.

martedì 10 settembre 2019
Giulio Sangiorgio
Film TV

Celeste (Cassidy), nel prologo, è un'adolescente, che sopravvive a una strage scolastica a Staten Island. Alla cerimonia funebre non parla: canta, per piangere chi è stato ucciso, per dire «grazie» alla sorella, che le è stata accanto. E che per lei ha composto quel brano, il primo di molti, di tutti. Dal letame nascono i fiori, dalla tragedia è nata una stella.

martedì 10 settembre 2019
Simone Emiliani
Film TV

Le linee del tempo dopo L'infanzia di un capo. Corbet attraversa 18 anni in una metamorfosi tramite il corpo di Celeste/Portman, forse reincarnazione della Nina di Il cigno nero. Dall'universo dark di Aronofsky a quello bluastro di Vox Lux, che arriva quasi dal Cukor di È nata una stella, ma trasfigurato, manipolato, oltraggiato. L'ambizione del cinema di Corbet è smisurata, il risultato detestabile: [...] Vai alla recensione »

giovedì 6 settembre 2018
Enrico Azzano
Quinlan

L'ascesa della quattordicenne Celeste dalle ceneri di un'immensa tragedia nazionale a superstar pop. Una parabola umana e artistica di diciotto anni, dal 1999 al 2017, attraversando alcuni importanti momenti culturali, storici e politici degli Stati Uniti, filtrati dallo sguardo dei Celeste... Erano elevate le attese per l'opera seconda di Brady Corbet, che nel 2015 aveva sbancato Orizzonti con l'ambizios [...] Vai alla recensione »

NEWS
TRAILER
mercoledì 7 agosto 2019
 

Regia di Brady Corbet. Un film con Natalie Portman, Jude Law, Stacy Martin, Christopher Abbott, Raffey Cassidy. Da giovedì 12 settembre al cinema. Guarda il trailer »

GALLERY
mercoledì 5 settembre 2018
 

Avevamo già visto le sue doti da ballerina ne Il cigno nero. In Vox Lux Natalie Portman supera se stessa e diventa anche cantante. Sul palcoscenico diretto da Brady Corbet canta le canzoni scritte da Sia per raccontare la storia di una pop star che nasce [...]

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