Vox Lux

Film 2018 | Drammatico, Musical 110 min.

Titolo originaleVox Lux
Anno2018
GenereDrammatico, Musical
ProduzioneUSA
Durata110 minuti
Regia diBrady Corbet
AttoriNatalie Portman, Jude Law, Stacy Martin, Christopher Abbott, Raffey Cassidy Willem Dafoe, Jennifer Ehle, Maria Dizzia, Erik King, Matt Servitto.
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Brady Corbet. Un film con Natalie Portman, Jude Law, Stacy Martin, Christopher Abbott, Raffey Cassidy. Cast completo Titolo originale: Vox Lux. Genere Drammatico, Musical - USA, 2018, durata 110 minuti. Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Dal 1999 ai giorni nostri, la storia di Celeste, una pop star nata da una tragedia.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Ascesa a popstar di una sopravvissuta a una strage. Un melodramma contemporaneo ellittico e metaforico.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
martedì 4 settembre 2018
Recensione di Raffaella Giancristofaro
martedì 4 settembre 2018

In un prologo, due atti e finale, l'ascesa di Celeste (Raffey Cassidy da adolescente, Natalie Portman da adulta) da studentessa ad acclamata pop star mondiale. Nel 1999 Celeste sopravvive, se pur con una seria lesione alla spina dorsale, alla sparatoria avvenuta nella sua scuola di New Brighton, Staten Island (New York). Insieme alla sorella Ellie (Stacy Martin), molto complice, che la assiste nella convalescenza e ne seguirà la carriera restando dolorosamente nella sua ombra, scrive un brano per condividere lo choc con la comunità e lenirlo.

Grazie al fulmineo incontro con un manager (un Jude Law relegato in un ruolo a tratti monocorde) che la ascolta, la canzone si trasforma in una hit e "inno nazionale" di cordoglio per le vittime.

Il primo contratto firmato a 14 anni le spiana la carriera, basta cambiare la prima persona del suo testo in un "noi" e imparare a ballare per eseguire le coreografie sul palco.

Statunitense classe 1988, Brady Corbet è attore, sceneggiatore, regista. Come nel film precedente - L'infanzia di un capo, premio al miglior regista in Orizzonti e premio opera prima De Laurentiis a Venezia 2015 - il suo obiettivo è catturare lo spirito di un'epoca attraverso un personaggio e le sue motivazioni psicologiche. Ma mentre lì il contesto storico (l'Europa tra le due guerre) era più definito, qui la sovrapposizione di temi e registri, oltre alla vicinanza temporale dello spettatore dei fatti (1999-2017) ne complica la lettura.

Ispirandosi a un classico come "L'uomo senza qualità" di Robert Musil, Corbet dichiara di averne voluto applicare il tono di distacco ironico alla realtà contemporanea, in cui pop culture e violenza, di massa e individuale, si mischiano con facilità e ambiguità scivolose e virali, generando caos. A sottolinearlo è l'onnisciente, didascalica voce narrante (di Willem Defoe) per cui la perdita dell'innocenza di Celeste - nel suo primo viaggio da minorenne fuori dal Paese, in cui concepisce una figlia di cui non potrà prendersi cura - corre in parallelo con quella degli States. Una nazione che nell'ultimo ventennio ha vissuto lo choc dell'11 settembre (ricordato qui da una distanza europea) e dagli shooting nei college (il '99 è l'anno della strage alla Columbine già raccontata da Gus Van Sant in Elephant).

Ma se il narratore cita anche le politiche economiche liberiste dell'era Reagan in cui Celeste è nata, altrove nel racconto campeggia su tutto il meccanismo di sfruttamento tipico dell'industria dello spettacolo. Tra una conferenza stampa, le preoccupazioni per la figlia forse incinta (interpretata sempre da Raffey Cassidy), un'intervista impegnativa e la prossima data del tour, una Celeste molto sopra le righe ripete "one for the money, two for the show": si canta prima per l'ingaggio, per mantenere un indotto, e poi per il piacere di farlo. Insomma non siamo lontano da A Star Is Born e la sceneggiatura non risparmia, con una punta di ironia, anche il riferimento a un patto col diavolo.

In questo rincorrersi di motivi, elementi di osservazione sociale si innestano in quello che nelle intenzioni del regista è un melodramma storico: il razzismo di Celeste che emerge dall'incidente concluso con un risarcimento colossale, i danni dell'invasione pressante dei media sul privato ("sono una ragazza riservata in un mondo pubblico" dice uno dei suoi testi), la cultura del successo assecondata da genitori che affidano le loro figlie, autoconfinandosi inesorabilmente fuori campo. Corbet come sempre gira in un 35 millimetri materico, spesso in ambienti poco illuminati, tra ellissi e una varietà di registri, crediti che scorrono al contrario, insegne giganti con scritte di significati opposti, come "preda" e "prega", sequenze realizzate in stile video amatoriale anni '90 in fast forward, preoccupato di dare al film un'atmosfera gelida e inquietante.

Dove invece Vox Lux (nome dello studio discografico di Celeste) si distingue con una qualità evidente è nella cura della colonna e degli effetti sonori: in aggiunta alle canzoni della star globale Sia - che danno l'occasione coreografica a una Portman sul filo del rasoio dell'overacting e occupano il segmento finale con Celeste sul palco - nei momenti più opportuni interviene il tocco disturbante di Scott Walker, già autore dello score del film precedente: vocali che simulano auto della polizia e ambulanze, archi che stridono come chiodi su uno specchio, reviviscenze hitchcockiane. Il suono è spesso stridente, segno di un pericolo incombente e minaccioso, come nelle inquadrature che Corbet riserva ai buildings newyorkesi simboli del capitalismo. Dedicato a Jonathan Demme (come pure Carmine Street Guitars), in Concorso alla Mostra di Venezia 2018.

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mercoledì 5 settembre 2018
 

Avevamo già visto le sue doti da ballerina ne Il cigno nero. In Vox Lux Natalie Portman supera se stessa e diventa anche cantante. Sul palcoscenico diretto da Brady Corbet canta le canzoni scritte da Sia per raccontare la storia di una pop star che nasce [...]

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