Alla Corte di Ruth - Rbg

Film 2018 | Documentario +13 97 min.

Regia di Julie Cohen (II), Betsy West. Un film Da vedere 2018 con Ruth Bader Ginsburg, Gloria Steinem, Nina Totenberg, Clara Spera, Gloria Steneim. Cast completo Titolo originale: RBG. Genere Documentario - USA, 2018, durata 97 minuti. Uscita cinema lunedì 15 luglio 2019 distribuito da Wanted. Oggi tra i film al cinema in 2 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,15 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Una donna dalla parte dei diritti delle donne, la Ginsburg ha sempre promosso la parità dei sessi. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, 1 candidatura a BAFTA, 1 candidatura a Critics Choice Award, 1 candidatura a Directors Guild, 1 candidatura a Producers Guild, In Italia al Box Office Alla Corte di Ruth - Rbg ha incassato 1,8 mila euro .

Consigliato sì!
3,15/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,29
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Giudice di ferro, contro ogni discriminazione: un ritratto legittimamente celebrativo di Ruth Bader Ginsburg.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
lunedì 1 aprile 2019
Recensione di Raffaella Giancristofaro
lunedì 1 aprile 2019

Nata a New York nel 1933, Ruth Bader Ginsburg (per brevità RBG) è stata la seconda donna - dopo Sandra Day O'Connor, in carica dal 1981 al 2005 - a essere nominata, da Bill Clinton, nel '93, tra i nove componenti della Corte Suprema. Negli ultimi anni quest'anziana, minuta signora, voce vellutata e occhi che inceneriscono, è oggetto di molta attenzione da parte dei mass media nazionali. Il fronte democratico vede in lei - che su Trump si è espressa con un certo scetticismo fin dal 2016, ancora prima che venisse eletto - un simbolo della resistenza alla deriva ultraconservatrice e autoritaria della sua presidenza. Ma già nel 2015 le era stato dedicato un tumblr, seguito dal libro Notorious RBG di Irin Carmon e Shana Knizhnik. Che, parafrasando il nome d'arte del celebre rapper Notorious B.I.G., originario anche lui di Brooklyn, la consacra anche tra le giovani generazioni come esempio di emancipazione civile («Mia madre non faceva che ripetermi due cose: sii gentile e sii indipendente», racconta la giudice). Poi l'imitazione di Kate McKinnon al Saturday Night Live, tutta impostata sul contrasto tra apparenza docile e volontà ferrea, corporatura fragile e piglio cool di chi non molla mai (che la trasforma in "gangsta"). L'appoggio di un anchor man come Stephen Colbert, che per esaltarne la figura ha inscenato con l'anziana giudice perfino una sessione in palestra (uscendone ovviamente sconfitto).

Il potenziale di notiziabilità di RBG viene intuito dalle produttrici e documentariste Betsy West e Julie Cohen, insieme alla volontà di far conoscere al grande pubblico, con linguaggio e ritmo da speciale giornalistico, le tappe che l'hanno portata alla più alta corte federale degli Stati Uniti.

Un percorso di affermazione straordinario, caratterizzato da intelligenza, competenza e controllo delle emozioni nell'affrontare e vincere cause che hanno fatto scuola nell'ambito della parità dei diritti e discriminazione di genere. Tant'è vero che quasi contemporaneamente la stessa biografia è stata raccontata, in forma di fiction, da Una giusta causa di Mimi Leder, il cui titolo originale, On the Basis of Sex, "sulla base del genere sessuale", è una buona sintesi della linea legale adottata da questa guerriera educatissima per rilevare, discutere e abbattere, nello spirito della Costituzione, le disparità di trattamento. Di ogni genere, appunto. Anche quelle che riguardano un uomo bianco che non può accedere al sussidio che spetterebbe a una donna nelle sue stesse condizioni. O una donna che non può entrare all'accademia militare.

Ammessa nel '56 alla facoltà di Legge ad Harvard (dove la biblioteca era preclusa per tradizione alle donne) insieme a sole altre otto coetanee, laureatasi con voti brillantissimi mentre cresceva la prima figlia, RBG fu inizialmente rifiutata dagli studi legali. In quanto donna. Nel '63 creò un corso suo, raccogliendo le istanze dell'emancipazione femminile insieme a quelle contro la segregazione razziale in atto tra white e black people e contribuì a fondare il progetto Women's Rights Project presso la fondazione ACLU (American Civil Liberties Union). Lo ricorda la scrittrice e attivista Gloria Steinem, che ne riconosce i meriti, sottolineando la differenza radicale di approccio rispetto al movimento femminista dei '70: quella di Ruth era una strategia conservativa "un passo alla volta", retoricamente moderata, ben distinta dalla richiesta di rivendicazione immediata, della rivoluzione urlata e provocatoria. È in quel decennio che RBG inizia a inanellare una serie di cinque sentenze storiche che il film sintetizza insieme agli appellanti, tra interviste di oggi e immagini dell'epoca.

Un documentario dal taglio d'inchiesta, dall'andamento piuttosto piano, in cerca un po' forzata di particolari - la passione per l'opera lirica, il tocco di eleganza femminile a caratterizzare la toga, l'insistenza sull'incontro romantico che porterà a un matrimonio duraturo, gli aneddoti di vita familiare - di una donna che ha fatto di understatement, discrezione, compostezza e lavoro duro la propria cifra («non è mai stata un tipo da conversazione spicciola» dicono di lei).

Nonostante la confezione convenzionale e lo spazio accordato all'ammirazione di colleghi, amici, giovani ammiratori, RBG ha l'enorme merito di mettere in fila con chiarezza concetti che, così come i diritti, non vanno mai dati per acquisiti. Ossia: la conquista della parità delle donne è parte di un'agenda condivisa, che cammina di pari passo con quella di chiunque altro individuo discriminato; il suo raggiungimento va a giovamento della società tutta; tale parità è subordinata in primo luogo all'accesso all'educazione; non ultimo, ma anzi fattore fondamentale nel processo di evoluzione della società, è il supporto alle donne da parte degli uomini: l'atteggiamento partecipe e stimolante di Marty (il marito Martin D. Ginsburg, anche lui avvocato) nei confronti di Ruth smentisce la tradizionale divisione dei compiti di accudimento genitoriale, i luoghi comuni sulla rivalità sul lavoro o la possibilità esclusiva di poter far carriera nella coppia. Per questi motivi è esaltante vedere questa ragazza di Brooklyn, con l'unico vezzo di orecchini e guanti (come una Madonna anni '80), essere accolta nella sua terza età nel Pantheon delle icone pop. Dopo aver fatto storia nell'attivismo per la parità di genere e il progresso democratico.

Presentato al Sundance nel 2018, uscito a maggio e poi trasmesso da CNN a settembre, in cinquina nella categoria lungometraggio per gli Academy Awards 2019, RBG ha ricevuto due nomination agli Oscar 2019, come miglior documentario e miglior canzone originale: I'll Fight, scritta da Diane Warren.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 16 luglio 2019
Alice Cucchetti
Film TV

Ha ben più di ottant'anni, è minuscola, raggrinzita, con due occhiali enormi a circondarle gli occhi sempre accesi, è timida e generalmente silenziosa: l'esatta antitesi della rockstar, e invece "Notorious RBG", come la chiamano sul web migliaia di giovani adoranti, si ritrova inaspettatamente in questa definizione. Ruth Bader Ginsburg, seconda giudice donna della corte suprema, tra le migliori di [...] Vai alla recensione »

lunedì 15 luglio 2019
Emanuela Genovese
La Rivista del Cinematografo

Il titolo spiega, ma fino a un certo punto. Alla corte di Ruth - RBG potrebbe far riferimento a una regina, a una donna altezzosa e lontana dal popolo. Mentre RBG (questo è il titolo originale del documentario) non è altro che Ruth Bader Ginsburg, famosa in America con l'acronimo RBG, giudice di ben 86 anni con quasi 60 anni di carriera. E la Corte, a cui fa accenno il titolo italiano distribuito [...] Vai alla recensione »

domenica 14 luglio 2019
Anna Maria Pasetti
Filmcronache

Certamente non bastano un documentario e un film di finzione (Una giusta causa di Mimi Leder) a restituire la grandezza di Ruth Bader Ginsburg, meglio nota al mondo come RBG, figura fuori dal comune sotto vari punti di vista. Resta comunque importante e indicativo che le uniche due opere finora a lei dedicate siano state realizzate e distribuite a distanza di pochissimo tempo.

giovedì 11 luglio 2019
Alice Sforza
Il Giornale

A Ruth Bader Ginsburg era stato dedicato, di recente, il film Una giusta causa, che raccontava, romanzandola, la difficoltà di divenire la seconda donna giudice della Corte Suprema Usa. Questo documentario, uscito nel 2018 e proposto solo ora in Italia, è certamente più esauriente e ritrae meglio la grandezza di una donna che ha fatto, con le sue battaglie a favore della parità dei sessi, la storia [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 luglio 2019
Anna Chiara Bertoli
Cult Week

Viviamo in un'era piena di rumori e di rabbia, per non parlare dell'amarezza, dell'isteria e dell'inciviltà sfrenata, così c'è qualcosa di profondamente rilassante in Alla corte di Ruth - RBG, un documentario che, come il suo soggetto, il giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, è estremamente sobrio, educato, molto intelligente e scrupoloso.

martedì 2 luglio 2019
Alessandra De Luca
Ciak

Alla veneranda età di 86 anni, Ruth Bader Ginsburg, seconda donna a essere stata nominata tra i nove componenti della Corte Suprema degli Stati Uniti, continua a lottare per la parità dei diritti. Soprannominata "Notorious RBG", come un rapper, dagli anni Settanta ha dimostrato tutta la sua forza come avvocato, magistrato e giudice della Corte Suprema difendendo il diritto delle donne e affermandosi [...] Vai alla recensione »

NEWS
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giovedì 27 giugno 2019
 

Nata a New York nel 1933, Ruth Bader Ginsburg (per brevità RBG) è stata la seconda donna - dopo Sandra Day O'Connor, in carica dal 1981 al 2005 - a essere nominata, da Bill Clinton, nel '93, tra i nove componenti della Corte Suprema.

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