| Titolo originale | Moschettieri del re - La penultima missione |
| Titolo internazionale | The King's Musketeers |
| Anno | 2018 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 109 minuti |
| Regia di | Giovanni Veronesi |
| Attori | Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Sergio Rubini, Rocco Papaleo, Margherita Buy Alessandro Haber, Matilde Gioli, Giulia Bevilacqua, Raffaele Vannoli, Valeria Solarino, Andrea Bonella, Roberta Procida, Luis Molteni, Marco Todisco, Antonino Iuorio, Claudio Corinaldesi, Carlo Luca De Ruggieri, Federico Ielapi, Nando Irene, Grazia Leone, Eva Moore (II), Marina Perzy, Michele Russo, Davide Tinelli. |
| Uscita | giovedì 27 dicembre 2018 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,73 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 5 gennaio 2026
Una banda di moschettieri a cui è stata forzatamente tolta la tuta da supereroi è costretta a reinventarsi. Il film ha ottenuto 4 candidature ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a David di Donatello, In Italia al Box Office Moschettieri del Re - La Penultima Missione ha incassato 5,2 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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1650 (o suppergiù). Dopo trent'anni di onorata attività al servizio della casa reale i quattro moschettieri hanno abbandonato il moschetto e sono invecchiati: D'Artagnan fa il maialaro e ha il gomito dello spadaccino, più un ginocchio fesso; Athos si diletta con incontri erotici bisex ma ha un braccio arrugginito e un alluce valgo; Aramis fa l'abate in un monastero e non tocca più le armi; e Porthos, dimagrito e depresso (ma lui precisa: "Triste e infelice"), è schiavo dell'oppio e del vino. Ciò nonostante quando la regina Anna d'Austria, che governa una Francia devastata dalle guerre di religione al posto del dissennato figlio Luigi XIV, li convoca per affidare loro un'ultima missione, i moschettieri risalgono a cavallo, di nuovo tutti per uno, e uno per tutti.
È chiaramente una nuova Armata Brancaleone quella che Giovanni Veronesi vuole portare sui grandi schermi, anche se la creatività linguistica è affidata principalmente a D'Artagnan ed è frutto del genio attoriale di Pierfrancesco Favino, che inventa un grammelot misto di spagnolo, francese e italiano dialettale (gli altri moschettieri si esprimono nei loro accenti personali, e con vocaboli contemporanei).
È comunque nei calembour che Moschettieri del Re trova la sua cifra comica: la sceneggiatura è di Veronesi insieme a Nicola Baldoni, evidentemente abili nell'uso comico della parola. Le interazioni verbali restano divertenti e ben congegnate dall'inizio alla fine, con l'aggiunta di parecchie e opportune improvvisazioni.
L'altro asso nella manica di Veronesi sono infatti gli attori. I tempi comici migliori appartengono a Favino, a Margherita Buy nei panni della regina Anna e, a sorpresa, a Matilde Gioli, che interpreta un'ancella peccaminosa e saputella con grande autoironia. L'interazione fra questo gruppo di amici e colleghi cari al pubblico e molto affiatati fra di loro sarà il richiamo principale di questa storia per il resto piuttosto scombinata, e con un finale da spot del pandoro (che nelle intenzioni probabilmente era "alla Big Fish") davvero incongruente con lo spirito dissacrante del resto del film.
Il tallone d'Achille di Moschettieri del Re è la regia, che nonostante i notevoli passi avanti fatti da Veronesi nella gestione delle scene di azione e dei quadri d'insieme stenta a mantenere la tensione comica necessaria a collegare i siparietti fra i personaggi e cede al "buonismo" finale. Ma la confezione resta di livello: i costumi di Alessandro Lai, le luci al posto giusto, con tanto di evocazioni pittoriche (la fotografia, come sempre nei film di Veronesi, è di Tani Canevari), le scenografie di Tonino Zera.
Una fiaba d'azione, perfetta come film per famiglie. Questo è Moschettieri del re, commedia corale sui personaggi leggendari di Dumas firmata da Giovanni Veronesi, la cui uscita in sala è prevista per il 27 dicembre. Protagonisti Pierfrancesco Favino, nei panni di D'Artagnan, e i tre moschettieri Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo, Sergio Rubini. Sul versante femminile spicca invece la regina Margherita Buy, la giovane Matilde Gioli, Valeria Solarino e Giulia Bevilacqua nei panni di Milady. Girato tra il Palazzo reale di Genova e la Basilicata, il film racconta una banda di moschettieri costretti a reinventarsi.
"Siamo quattro supereroi a cui è stata tolta forzatamente la tutina, ognuno infatti ha ripreso a fare la vita di tutti i giorni. Ad ogni modo, quando la regina ha bisogno di noi ecco che volentieri rinforchiamo le tutine, con tutti i nostri acciacchi e sogni".
Pierfrancesco Favino
Favino veste i panni del glorioso D'Artagnan, talentuoso soldato e inguaribile donnaiolo, in altre parole (le sue): "un bambinone, un miles gloriosus coraggioso ma goffo". La responsabilità di portare sullo schermo personaggi che hanno popolato l'infanzia di molti degli spettatori non è affatto lieve: "Sento una grossa responsabilità nel portare D'Artagnan sullo schermo, perché i moschettieri sono alla base dell'immaginario di tutti, appartengono alla cultura mondiale e anche alla nostra". Il suo moschettiere è un non più giovane animato dal grandissimo talento nel maneggiare la spada che lo contraddistingue. "Un grandissimo soldato, come Maradona per il calcio, di cui mi intenerisce l'animo limpido e pulito", confida Favino, che ammette di essersi preparato al meglio per tirare di scherma e andare a cavallo.
Quella di Veronesi è, in sostanza, una commedia in costume ("Non c'è contestualizzazione moderna, se non nell'ironia che sei un attore di oggi che sta facendo il classico"), che si serve di un cast di eccezione per raccontare i nobili ideali di una volta, mettendo in scena rocambolesche avventure costantemente sospese tra azione e comicità.
"I moschettieri del re - La penultima missione" è un film di cappa e spada con il quale Giovanni Veronesi ha voluto ridisegnare le mitiche figure rese celebri dal romanzo di Dumas. Davanti a noi, infatti, abbiamo quattro uomini invecchiati dal tempo e che hanno intrapreso strade differenti che li hanno allontanati l'uno dall'altro: D'Artagnan è un allevatore [...] Vai alla recensione »
Non deve stupire che Moschettieri del re lavori sulla dimensione ironica del testo di Dumas, visto che il ciclo dello scrittore francese si è sempre prestato sia allo stile brillante delle trasposizioni sia a simpatiche parodie. Del resto i tre romanzi che danno vita alla saga dei Moschettieri, pienamente inscritti nella letteratura popolare di metà Ottocento, sono anche un esempio di proto-industria culturale, dove il romanzo a puntate ci costringe a retrodatare tante forme di serialità contemporanea - un'esigenza, quella della narrazione a episodi, che ha ormai una storia molto lunga.
Ecco dunque che, al pari di altri capolavori letterari (sebbene Dumas abbia dovuto attendere parecchio per una legittimazione critica e artistica), anche I tre moschettieri resiste bene a qualsiasi satira, e anzi la comprende volontariamente nel testo di partenza.
In Italia, poi, siamo ancora più abituati e non solo per la più volte citata eredità della commedia all'italiana in costume (L'armata Brancaleone in primis), ma anche per una nostra specifica natura culturale di presa per i fondelli dell'autorità intellettuale. Basti ricordare che proprio "I quattro moschettieri" (sottolineando il numero originale comprensivo di D'Artagnan) era il titolo di una fortunatissima e storica trasmissione radiofonica che andò in onda nel lontano 1934 - allora c'era la EIAR, e non la successiva RAI. Il programma rappresentò il primo successo di massa della radio in Italia. Gli autori, Angelo Nizza e Riccardo Morbelli, crearono una riedizione del romanzo in chiave comica, con riferimenti all'attualità e un gusto sarcastico buono anche per il pubblico delle famiglie, che in effetti risposero entusiasticamente.
In autunno uscirà Moschettieri del re, visti da un italiano, Giovanni Veronesi, con attori italiani nei ruoli degli eroi. Veronesi percorre una sua strada, quella della commedia e della dissacrazione divertente. Ma se affronti il romanzo che ha inventato l'avventura moderna e che fa parte della formazione e dell'incanto di noi tutti... devi stare molto attento. Ci sono testi di cui il cinema si è impadronito trattandoli secondo le epoche e secondo le sue legittime licenze. Qualche titolo esemplare: i vari 'Romeo e Giulietta', 'Anna Kerenina', le ispirazioni di 'Robin Hood', gli "assassinii" della Christie, le 'Jane Eyre', i 'Miserabili', i ' Grande Gatsby', i 'Bond' e molti altri. Il cinema magari li violentava per necessità e per franchigia, perché ai film non deve appartenere il rigore e la verità. La tentazione di alcuni autori era quella di una revisione estrema, dove il buono diventava cattivo, il macho gay, l'eroe vigliacco. Stupidaggini più che estrosità.
Se ambienti 'Romeo e Giulietta' in città negli anni Novanta, a tempo di rock, può apparire blasfemo ai puristi, ma se fai un film di qualità, come ha fatto Baz Luhrmann, allora la licenza può venire accettata.
Vado a memoria, ma credo proprio che il modello apicale in questo senso sia "I tre moschettieri". Alexandre Dumas, lo pubblicò, a puntate, sulla testata "Le siècle", nel 1844. Può darsi che non lo sapesse, ma aveva inventato il genere di cui sopra. E se quel titolo è il più filmato della storia, qualcosa deve significare. Contesto storico, amori e intrighi, monarchi e cardinali, segreti e duelli, e poi ciò che più vale, l'eroe. I codici c'erano tutti.
È impossibile fare una lista dei film sui moschettieri e i loro derivati come le maschere di ferro le vendette, i figli e affini. Stiamo a qualche classico. Già nel 1909, col cinema ancora nella culla, ecco la prima edizione, italiana, di 18 minuti, per la regia di Mario Caserini. Del '21 è il film di Allan Dwan, D'Artagnan lo fa Douglas Fairbanks, la prima grande icona dell'avventura. Nel '61 tocca ai francesi, Bernard Borderie regista, Gérard Barray D'Artagnan. Nel '74 è la volta di Richard Lester, autore con l'attitudine della dissacrazione, con un D'Artagnan (Michael York) cialtroncello più che eroe. C'è un'edizione del 1993, della Walt Disney, niente di indimenticabile. Ma che fa testo sono i "moschettieri" firmati da George Sidney nel 1948, con Gene Kelly, magnifica maschera e grande acrobata, che fa D'Artagnan. Gli attori sono tutti perfetti, alcuni: Lana Turner/Milady, Van Heflin/Athos, Vincent Price/Richelieu, Angela Lansbury, sì, la signora in giallo, eterna come Dumas, fa la regina. Hanno posto un marchio che nessuno cancellerà più.
Nel tentativo di rinnovare la commedia italiana, genere oggi dalla collocazione incerta, l'idea di innestarla con il film di cappa e spada poteva non essere sbagliata. I personaggi di Alexandre Dumas, poi, hanno una lunga tradizione nel nostro spettacolo popolare, non solo al cinema (i bellissimi e misconosciuti film di Vittorio Cottafavi negli anni 50, secondo alcuni i più "dumasiani" di tutti), ma [...] Vai alla recensione »