|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento lunedì 6 maggio 2019
Un gruppo di jihadisti si infiltra all'hotel Taj Mahal, dove molte persone sono rifugiate. I terroristi mettono in atto uno degli attacchi più sanguinosi della storia. In Italia al Box Office Attacco a Mumbai - Una vera storia di coraggio ha incassato 953 mila euro .
Attacco a Mumbai - Una vera storia di coraggio è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
e Blu-Ray
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Nel 2008 sbarca dal Pakistan, nel quartiere di Colaba a Mumbai, una piccola imbarcazione con dieci giovani armati fino a denti. Attaccheranno la grande città indiana colpendo nel nome di Allah punti di grande concentrazione umana, come la stazione ferroviaria, e luoghi simbolici dell'opulenza e dell'influenza occidentale, come l'hotel a cinque stelle Taj Mahal. Qui un cameriere coraggioso, una coppia per metà americana che ha appena avuto un figlio, un imprenditore e puttaniere russo, uno chef abituato alla leadership e molti altri cercano di sopravvivere al massacro in corso.
Raccontato da una varietà di punti vista, che non escludono quelli dei terroristi e dove i personaggi occidentali sono la minima parte, Attacco a Mumbai - Una vera storia di coraggio è sia un thriller sia un reenactment, ma per quanto la tensione non manchi l'operazione lascia perplessi.
Realizzato in seguito a un lungo lavoro di documentazione, ma con alcuni personaggi fittizi (che accorpano tratti di varie persone reali), il film mette in scena una mattanza brutale e un'umanità composita, con alcuni momenti didascalici e passaggi di tragica ironia. Per esempio uno dei terroristi si stupisce dell'esistenza e del funzionamento dei WC, definiti come una «macchina per eliminare la merda». «Qui anche fare la cacca è divertente» dice, subito dopo aver ucciso una vecchia inerme che si era nascosta proprio in bagno. Sono battute a cui quasi non si crede, così strampalate che sembrano uscite più da una testimonianza che dalla penna di uno sceneggiatore. Del resto la vicenda è incredibile già in origine, con 10 persone che mettono a ferro e fuoco una città, colpendo una decina di obiettivi e facendo in totale oltre 170 morti.
Non si trattava per altro del primo attacco a Mumbai, che aveva una lunga storia di attentati terroristici iniziata almeno nel 1993, ciò nonostante le forze dell'ordine erano chiaramente impreparate a gestire la situazione, con dotazione di armamenti insufficienti. Il fatto che questa volta ci fosse però tra i bersagli un simbolo del turismo in India come il Taj Mahal, che ospita anche diplomatici e importanti uomini d'affari, diede all'attacco una enorme risonanza e portò a dimissioni nel governo e in seguito ad arresti all'estero, tra cui una coppia padre e figlio vicino a Brescia, accusati di aver avuto un ruolo di supporto logistico. I terroristi infatti, dopo essere stati addestrati in Pakistan, sono passati all'azione in India ma sono rimasti in collegamento con i loro leader pakistani, da cui anche nel film ricevono istruzioni, per esempio di prendere gli occidentali come ostaggi.
La sperequazione tra l'ignoranza e la miseria da una parte e l'oscena ricchezza dall'altra inizialmente rende quasi condivisibili i bersagli dei terroristi, ma ovviamente la barbarie dell'azione, messa in scena senza nascondimenti, cancella ogni possibile simpatia si possa avere per loro. Senza comunque renderci simpatici gli avventori o il personale del Taj Mahal, tra chi è così ignorante da voler ordinare un hamburger bovino in India, chi in mezzo al ristorante chiede dettagli intimi sulle prostitute e chi, per una malintesa etica del lavoro, finisce per sembrare afflitto da un "complesso dello zio Tom". A uscirne meglio sono il cameriere e lo chef, il primo che ci mette la buona volontà anche verso chi è spaventato da lui e il secondo che riesce a mantenere la calma con un gran numero di persone in preda al panico. Sono loro i veri eroi della vicenda e la loro umanità emerge prepotente nel film.
Al di là di questo però non è chiaro cosa voglia dire Attacco a Mumbai, visto che il j'accuse contro le istituzioni indiane arriva con dieci anni di ritardo e non ha molto senso, dato che per una volta le istituzioni non rimasero impunite. Inoltre di film su attentati terroristici ce n'è ormai un filone e ne abbiamo già visti di messi in scena con ben maggior rigore (da United 93 di Paul Greengrass al recente e purtroppo inedito in Italia Utøya 22. juli di Erik Poppe). Qui invece l'efficacia della costruzione della tensione e la morte così ripetutamente inscenata lasciano il retrogusto della spettacolarizzazione di una tragedia fin troppo reale. Senza contare che la divisione tra musulmani cattivi e nobile protagonista sikh - in assenza di tutto il complesso contesto del conflitto tra India e Pakistan e di reazioni come per esempio il rifiuto dei musulmani indiani di seppellire gli attentatori - rischia di ridursi a rinfocolare l'islamofobia, che non è certo cosa di cui questo momento storico abbia bisogno.
Il film è tratto da una vicenda vera (purtroppo) l'attocco avvenuto il 26 novembre 2008 a Mumbai (già oggetto di attacchi rerroristici) da un gruppo di terroristi islamici 10 in tutto che al grido di Allah è grande seminarono la morte e la distruzione nella Città (oltre 200 morti) prima di essere quasi tutti uccisi dopo 3 giorni.
La drammatizzazione dell'attacco terroristico all'hotel Taj di Mumbai, avvenuto nel novembre 2008, possiede la forza espressiva del cinema che punta ai fatti come fulcro portante dell'opera stessa. A parte alcune sottolineature musicali necessarie per settare la tensione del prologo, il regista esordiente Anthony Maras sceglie un approccio decisamente asciutto per la vicenda raccontata.