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Che fare quando il mondo è in fiamme?, un'opera a più voci che canta la miseria, l'esclusione, la dignità

Girato in un bianco e nero incandescente, il documentario conferma il metodo empatico e la cifra stilistica unica del suo autore. Ora al cinema.
di Marzia Gandolfi

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lunedì 13 maggio 2019 - Focus

Una delle testimonianze più pertinenti sugli Stati Uniti di Donald Trump la scoprirete al cinema. Riflessione intensa sulla comunità nera del Sud del Paese, Che fare quando il mondo è in fiamme? è il nuovo documentario di Roberto Minervini, autore italiano trapiantato negli States. Sempre in prima linea, l'autore consacra il suo lavoro all' "America del sottosuolo", abitata dai declassati e dagli emarginati che Hollywood e i media estromettono dalla rappresentazione.

Il carattere empatico dei suoi film deriva da una maniera singolare di lavorare che prevede un'assidua frequentazione delle persone che Minervini desidera filmare al fine di creare una relazione di intimità, di fiducia e di affetto.
Marzia Gandolfi

La sua disponibilità, la sua propensione all'ascolto, la sua capacità di 'sentire dentro' gli altri, gli hanno permesso film dopo film di integrarsi in ambienti resistenti e ripiegati su stessi. Dai paramilitari texani ossessionati da un'infondata invasione "dall'interno" (Louisiana - The Other Side) alle pugnaci Black Panther decise a contrastare i suprematisti bianchi (Che fare quando il mondo è in fiamme?), Minervini li convince tutti con un paziente lavoro di approccio, raccoglie le confidenze nei lunghi mesi di permanenza presso le loro comunità, guadagnandosi con la considerazione una prossimità senza la quale i suoi documentari mancherebbero di quell'intimità profonda e palpabile a ogni fotogramma. Successivamente, lascia che sia la macchina da presa ad agire dentro lunghissimi piani sequenza che registrano il quotidiano, la collera, l'impegno, le riflessioni di uomini e donne che la paura non abbandona mai ma che il coraggio sostiene.

Nel suo quinto documentario, Roberto Minervini incontra gli afroamericani di New Orleans e di Baton Rouge, la cui storia è marchiata a fuoco da secoli di razzismo. In risonanza con la politica di Donald Trump e le politiche di 'accoglienza' dei migranti in Europa, firma un film politicamente impegnato sui luoghi caldi degli Stati Uniti dove la tenerezza dei personaggi è l'unico riparo contro i pericoli reali che gli affliggono.

Le donne, gli uomini e i bambini che Minervini frequenta e coglie nel loro quotidiano acquistano progressivamente una profondità toccante e una dimensione emblematica. Personalità differenti ma tutte impressionanti, parlano spontaneamente della condizione dei neri in America, dalla schiavitù fino agli abusi della polizia, o disegnano la loro traiettoria personale, piena di caos e di soprusi. Il film, che beneficia di un superbo bianco e nero, impressiona per la sua sensibilità, per la comprensione delicata delle situazioni e delle persone, esprimendo una sensazione epidermica di forza e di paura.

Minervini può guardare con lo stesso sguardo benevolo due Americhe incompatibili: quella dei bianchi poverissimi della Louisiana e del Texas, pateticamente alla deriva verso il suprematismo (Louisiana - The Other Side), e quella nera della Louisiana pesantemente vessata e abbattuta dalle forze dell'ordine. Louisiana - The Other Side, realizzato nel 2015, è in fondo il ritratto premonitore di questa America, su cui Minervini svolge oggi la storia lunga e tragica degli afroamericani. Dal ghetto di Tremé all'uragano Katrina, dalle violenze dei poliziotti alla miseria, senza dimenticare la gentrificazione che avanza e sfratta gli abitanti dai loro quartieri, Che fare quando il mondo è in fiamme? frequenta i luoghi più vulnerabili rimanendo ipersensibile alle presenze e agli ambienti, alle voci e ai gesti, ai riti istituiti e ai codici della protesta civica e della commemorazione che tessono un intreccio di segni fisici e concreti.


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In foto una scena del film Che fare quando il mondo è in fiamme?.
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