Black 47

Film 2018 | Drammatico +13 96 min.

Titolo originaleBlack 47
Anno2018
GenereDrammatico
ProduzioneIrlanda
Durata96 minuti
Regia diLance Daly
AttoriBarry Keoghan, Hugo Weaving, Jim Broadbent, Sarah Greene, Moe Dunford, Stephen Rea James Frecheville, Freddie Fox, Antonia Campbell-Hughes, Dermot Crowley.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Lance Daly. Un film con Barry Keoghan, Hugo Weaving, Jim Broadbent, Sarah Greene, Moe Dunford, Stephen Rea. Cast completo Titolo originale: Black 47. Genere Drammatico - Irlanda, 2018, durata 96 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Durante la Grande Carestia, un ranger irlandese abbandona il suo incarico per tornare dalla sua famiglia.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
L'Irlanda protagonista di una classica revenge-story western dal sapore vagamente irredentista.
Recensione di Ilaria Ravarino
venerdì 16 febbraio 2018
Recensione di Ilaria Ravarino
venerdì 16 febbraio 2018

Martin Feeney, dopo aver combattuto da irlandese per la corona inglese in Afghanistan, fa ritorno in patria con un sogno: convincere la sua famiglia - madre, fratello, nipoti - a trasferirsi in America. Ma siamo nel 1847, l'anno nero della storia d'Irlanda, e ad accoglierlo trova un paese profondamente diverso da quello che ha lasciato. I raccolti di patate sono andati a male, la carestia ha piegato la popolazione, e quello che non ha fatto la fame l'hanno fatto la malattia, il freddo, la miseria. E gli inglesi. Ci mette poco, Martin, a rendersi conto che la corona inglese, per cui ha rischiato la vita in Medio Oriente, non ha alcuna pietà per gli irlandesi, considerati alla stregua di una razza inferiore: bestie da far lavorare, da convertire in cambio di un tozzo di pane, da addomesticare come fossero animali. Comincia cosi la sua vendetta, sanguinaria e impietosa, contro tutti i simboli del potere britannico: il giudice che ha impiccato il fratello, l'esattore delle tasse che non ha avuto pietà della madre, e su lungo tutta la gerarchia. Presto la polizia locale si mobilita per braccarlo, e sulle sue tracce viene messo Hannah, cacciatore di taglie specializzato in disertori. Ma Hannah e Martin condividono un passato che li accomuna e li rende molto simili, a dispetto delle diverse nazionalità.

L'Irlanda, nell'immaginario comune, non è una terra da western. Ce la si immagina con i suoi cieli infiniti, i pascoli verdi, le colline dolci e le scogliere a picco sul mare: una terra verde e incantevole, insomma, dove è più facile imbattersi in un leprecauno che in un cowboy. Eppure, nel 1847, l'Irlanda era un deserto: la grande carestia, durata fino al 1852, in meno di cinque anni si portò via un quarto della popolazione dell'isola, con un milione di morti per fame e febbre e altrettanti costretti a emigrare.

Non sorprende dunque che quel "'47 nero" (così è conosciuto quel momento della storia d'Irlanda nei libri di storia) sia diventato uno scenario più che calzante su cui innestare i canoni di una classica revenge-story western dal sapore vagamente irredentista.

C'è l'eroe solitario in cerca di vendetta (James Frecheville), un disertore senza più nulla da perdere che la guerra ha trasformato in una spietata macchina per uccidere: machete afghano in pugno, sulle spalle un fucile, Frecheville racconta il suo Martin come un uomo solitario, di poche parole, un animale ferito in cerca di giustizia in un mondo che ha perso ogni speranza. E poi c'è Hannah (Hugo Weaving), altro randagio, inglese che ha combattuto in Medio Oriente e che ha visto la morte in faccia abbastanza spesso da sentirla arrivare sempre un attimo prima degli altri.

C'è una caccia all'uomo, condotta rigorosamente a cavallo; ci sono duelli, inseguimenti, case in fiamme e morti spettacolari, ci sono vittime innocenti e cattivissimi destinati a morire molto male. Cattivissimi inglesi, si intende. Perché Lance Daly, regista irlandese di Dublino, non intende certo fare sconti ai "cugini"nel raccontare una delle pagine meno conosciute e più infami della storia coloniale inglese. C'è dunque l'avido esattore che porta via alle famiglie gli ultimi risparmi per mangiare (a lui toccherà, nel film, una morte decisamente cult), il prete che converte ragazzini in cambio di una zuppa, il giudice senza scrupoli, il governatore per cui gli irlandesi sono una razza inferiore, "aborigeni" senza cervello, senza volontà, senza nemmeno il senso del bello.

E poi c'è la natura. Un paesaggio spettrale di nebbia e fango, di alberi scheletrici e campi "diventati all'improvviso neri", un'isola da cui qualcuno ha cancellato il cielo, il mare, la possibilità - metaforica e reale - di un orizzonte cui guardare. Una terra esangue da cui sono spariti anche i colori, desaturati dallo spettro del gelo, della malattia e della fame: cielo plumbeo, terra grigia, incarnati pallidi come la morte, perché "senza cibo e senza un tetto - spiega un contadino nel film - semplicemente si muore". La terra e il suo popolo soffrono insieme nel film di Lancey, fiaccati dalla stessa malattia, ed è chiaro che insieme risorgeranno: l'Irlanda è degli irlandesi e anche il western lo è, poco importa cosa dicano i confini geografici e quelli della storia. I genitori di John Ford, in fondo, venivano proprio da qui.

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