| Titolo originale | The Boss Baby |
| Anno | 2017 |
| Genere | Animazione, Commedia, |
| Produzione | USA |
| Durata | 97 minuti |
| Regia di | Tom McGrath |
| Attori | Alec Baldwin, Steve Buscemi, Lisa Kudrow, Jimmy Kimmel, ViviAnn Yee Eric Bell Jr., Miles Christopher Bakshi, Tobey Maguire, James McGrath, Conrad Vernon, David Soren, Edie Mirman, James Ryan, Walt Dohrn, Jules Winter, Nina Zoe Bakshi, Tom McGrath, Brian Hopkins, Glenn Harmon, Joseph Izzo, Chris Miller (II), Andrea Montana Knoll, Chloe Albrecht. |
| Uscita | giovedì 20 aprile 2017 |
| Tag | Da vedere 2017 |
| Distribuzione | 20th Century Fox Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,95 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 21 aprile 2017
Il fratellino minore di Tim è speciale: sembra un bambino normale ma in realtà è una spia inviata dall'agenzia Baby Corp. Quando i genitori vengono rapiti, i due fratelli dovranno necessariamente (imparare a) collaborare. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a Producers Guild, In Italia al Box Office Baby Boss ha incassato 7,1 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Tim Templeton è un bambino felice: ha sette anni e mezzo, i genitori lo adorano, ed è dotato di una fervida immaginazione che gli permette di vivere ogni situazione come un'eccitante avventura. Almeno finché non arriva in casa il nuovo fratellino, che istantaneamente monopolizza le attenzioni e l'affetto dei genitori lasciando Tim da solo a domandarsi come sia potuto succedere che il neonato sia diventato il boss in casa sua. Nello sguardo di Tim, Baby Boss è infatti un piccolo dittatore, un adulto travestito da bebè con un'agenda nascosta della quale i loro genitori sono all'oscuro. Sarà lo stesso Baby Boss a rivelare i suoi piani a Tim perché, oltre ad andare in giro in giacca, cravatta e ventiquattrore come un dirigente aziendale, è un neonato parlante, la cui missione è contrapporsi al trend che sta rubando l'attenzione dei potenziali genitori per dirottarla verso altre creature irresistibili: i cuccioli di cane.
La Dreamworks si mette in diretta competizione con la Pixar nel creare una storia che ricorda da vicino quella di Inside Out, sia perché affronta le paure dei bambini (non solo quella di essere spodestati da un fratellino o sorellina, centrale nel cinema dell'infanzia da Incompreso a Il piccolo Nicolas, ma anche la paura di volare, di togliere le rotelline alla bicicletta, o che i genitori, una volta affidati i figli ad una babysitter, non tornino più a riprenderli), sia perché sposa completamente il punto di vista del protagonista, che vede (e modifica) la realtà in base ai propri sentimenti, con l'aiuto di quella fervida immaginazione della quale siamo stati informati fin dalle prime scene.
Con la differenza che le sequenze in cui Tim trasforma la realtà in avventura sono graficamente distinte da quelle che raccontano il suo presente, e dunque risulta difficile accorgersi che anche l'arrivo di Baby Boss, e la natura del frugoletto, siano distorte dalla fantasia di un bambino spaventato dalla rivoluzione nel suo assetto domestico, che toglie la centralità e il privilegio dell'onnipotenza infantile concessi al primogenito.
La sceneggiatura di Michael McCullers, già autore del Saturday Night Live e pirotecnico ideatore del secondo e terzo film della saga di Austin Powers, è un fuoco di fila di battute e situazioni comiche che non dimenticano di sviluppare il tema portante: un inno alla fratellanza che è il contraltare maschile a quello alla sorellanza innalzato da Frozen.
E se Baby Boss non ha la grazia ispirata di Inside Out o di Frozen (perché la Dreamworks non è ancora la Pixar o la Disney) mostra comunque coraggio e originalità nel creare un racconto non scontato affidato a un "narratore inaffidabile". E la regia di Tom McGrath, che ha diretto tutta la saga di Madagascar, si muove velocissima e crea scene d'azione che hanno la qualità liberatoria della fantasia a briglia sciolta di Tim.
Per gli spettatori più piccoli la complessità della trama e la rapidità dell'azione potrebbero essere troppo difficili da seguire, ma per i coetanei di Tim questa vicenda che trasforma le loro paure in avventura sarà uno spasso. Baby Boss diverte anche i genitori sia perché è ricco di inside joke dedicati proprio a loro, sia perché i temi che affronta riguardano anche gli over 10: fra questi, lo spodestamento dei neonati da parte degli animali da compagnia, così preoccupante negli Stati Uniti da essere stato denunciato anche da Papa Francesco. Baby Boss focalizza l'attenzione del pubblico anche su alcuni misteri legati alla prima infanzia, a cominciare dall'oscuro potere del ciuccio: non c'è genitore che non si sia chiesto quale sia il vero motivo per cui un oggetto di gomma riesce a calmare quasi istantaneamente un infante in piena crisi di pianto. E il film dà voce al desiderio segreto non solo di molti fratelli e sorelle maggiori, ma anche di tanti genitori stravolti dalla fatica dei primi mesi di cura, quando pensano, anche solo per un istante: "Vorrei che non fossi mai nato".
Con apparente leggerezza, attraverso un copione che è una trovata la minuto, Baby Boss si misura con molte paure reali, e definisce l'amore non come un grafico (aziendale) a torta ma come un intero infrazionabile.
Nelle mani del regista di Megamind, Tom McGrath, la vicenda dell'arrivo di un fratellino, raccontata dal punto di vista del fantasioso fratello maggiore, il settenne Tim Templeton, assume proporzioni da pacco-bomba. Il nuovo arrivato, infatti, è un tipo a dir poco originale, indossa un abito completo e stringe in mano una ventiquattrore, possiede (nella versione originale) la voce e l'ironia di Alec Baldwin, e cela un pericoloso segreto. Tim è costretto a scendere a patti con lui: lo aiuterà a portare a termine la sua missione confidenziale, a patto che poi il piccoletto si tolga di torno.
Con ironia e tenerezza la Dreamworks spettacolarizza uno dei momenti più delicati della vita del bambino: la nascita di un fratellino, con la valanga di aspettative infrante che porta con sé e il carico altrettanto pesante di timori che lo accompagnano, primo fra tutti quello di vedersi abbandonare dall'amore dei genitori a suo unico e insopportabile beneficio.
Dietro l'eccentrica e spionistica realtà del film di McGrath è facile intravedere lo zampino della fantasia di Tim, che lo porta ad esagerare drammaticamente l'evento: il bebè, esigente e capriccioso com'è nella natura di ogni bebè essere, è, ai suoi occhi allarmati, un piccolo boss, dittatoriale e vendicativo, qualcuno da restituire al più presto al mittente (non è il sogno di molti fratelli maggiori quello di essere incappati in uno sbaglio e di dover salutare il nuovo arrivato e tornare al regime di monopolio sentimentale di prima, come se niente fosse accaduto e nove mesi di gestazione non fossero mai passati?). Il risultato è naturalmente comico, specie quando filtrato attraverso lo sguardo dei coniugi Templeton, che interpretano le acerrime discussioni dei figli come innocenti giochi infantili, esasperando la frustrazione del povero Tim.
In fondo, ogni fratellino è uno sconosciuto con cui bisogna prendere le misure, un pacco regalo spesso non richiesto, un altro, che porta sì il nostro cognome, ma è comunque altro da noi, spesso diversissimo, in modo fastidioso e inaccettabile. Solo la quotidianità della frequentazione, la condivisione dei momenti belli e di quelli meno belli, farà di lui, pian piano, non più un estraneo ma un complice, una spalla, uno degli affetti più grandi della vita. Fratelli si diventa, insomma, ma solo dopo aver superato le prove di rito. E più grande è l'avventura, più forte il legame che nasce da essa.
Inedito prodotto d'animazione il cui tema ricorrente è la crescita infantile ed il conseguente sviluppo interiore stimolato dalla puerile gelosia dovuta all'improvviso arrivo di un inatteso fratellino. Pur nettamente al di sotto del pluridecorato e formativo Inside Out, Baby Boss è un'ironica ed eccentrica allegoria all'infanzia, un connubio di rapide sequenze animate [...] Vai alla recensione »
Sembrano bimbi paciocconi ma poi parlano come scaricatori di porto. Li abbiamo già incontrati nei cartoon? Sì. Baby Herman in Chi ha incastrato Roger Rabbit e Finnick, l'aiutante di Nick Wilde in Zootropolis. Si aggiunge a loro Baby Boss (in originale Alec Baldwin doppiato per noi dall'ottimo Massimo Rossi), non scurrile ma autoritario e non truffaldino bensì agente segreto.