Rudy Valentino

Film 2017 | Commedia +13 91 min.

Anno2017
GenereCommedia
ProduzioneItalia
Durata91 minuti
Regia diNico Cirasola
AttoriPietro Masotti, Tatiana Luter, Claudia Cardinale, Nicola Nocella, Luca Cirasola Alessandro Haber, Rosaria Russo.
Uscitagiovedì 24 maggio 2018
DistribuzioneBunker Lab
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,67 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Nico Cirasola. Un film con Pietro Masotti, Tatiana Luter, Claudia Cardinale, Nicola Nocella, Luca Cirasola. Cast completo Genere Commedia - Italia, 2017, durata 91 minuti. Uscita cinema giovedì 24 maggio 2018 distribuito da Bunker Lab. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,67 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il ritorno di Rodolfo Valentino a Castellaneta, il suo paese natale, per ritrovare i luoghi e le persone a lui cari.

Consigliato nì!
2,67/5
MYMOVIES 1,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,33
CONSIGLIATO NÌ
Un omaggio sincero al mito. Ma con personaggi bidimensionali, dialoghi didascalici e una declamazione esitante.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 24 maggio 2018
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 24 maggio 2018

A Castellaneta una compagnia teatrale amatoriale mette in scena la vita di Rodolfo Valentino, divo celebre e celebrato che innamorò l'America degli anni Venti. Il capocomico, appassionato cultore dell'attore, dirige un gruppo svogliato di comprimari che non sembra prenderlo troppo sul serio almeno fino a quando un uomo e una donna in abiti d'epoca non irrompono sulla scena. Pieni di un fascino lontano, giurano di essere Rudy Valentino e Natacha Rambova, sua consorte. È l'inizio di un singolare viaggio nel tempo e nel paese natale dell'attore, che ritrova gli affetti più cari e fa i conti col proprio irriducibile mito.

Rodolfo Valentino è nato nel 1895, l'anno dell'invenzione del cinematografo e segno premonitore di una vita passata sotto i proiettori.

Prima star e primo mito della settima arte, il divino Rudy continua ad affascinare novantadue anni dopo la sua morte. Esotismo, fierezza, malinconia, si possono leggere molte cose in quel volto e molte ne hanno lette studiosi, critici e semplici spettatori. Un volto polisemico e patemico, carico di sensi plurimi, variegati, imprevedibili, che accoglie le emozioni che la storia o il suo pubblico decidono di depositare sulla sua superficie. E a quel paradigma della mascolinità del cinema muto, a quella fotogenia che è insieme 'dono' e costruzione culturale, Nico Cirasola si rivolge per omaggiare il suo conterraneo più celebre, ricostruendo il suo viaggio alle origini tre anni prima della sua prematura dipartita.

Ma l'omaggio, senza dubbio sincero e destinato alle nuove generazioni nella tirata naïf di Nicola Nocella, sembra ignorare l'evidenza del mito che vuole raccontare. Un mito resistente a qualsiasi classificazione e impietoso con chi vuole confrontarsi con lui.

Lo aveva già fatto fallendo Ken Russell nel 1977 (Valentino) che si era però rimesso a Rudolf Nureyev, alla consistenza che il ballerino conferiva al personaggio elevando la pochezza della sceneggiatura. D'altra parte Nureyev era il simbolo vivente di tutto quello che Valentino rappresentava: il divo di levatura internazionale, il trionfo abbagliante e lampante dell'emigrato nel paese di accoglienza, l'immaginazione melodrammatica dell'immigrato, il carattere misterioso e ambiguo, il carisma sessuale che agiva sulle donne come sugli uomini.

Diversamente Pietro Masotti, come Gabriel Garko prima di lui (Rodolfo Valentino - La leggenda), è impotente. E a suo modo innocente perché non è una questione di training, si tratta soprattutto di aura, di aura magica. Non diventiamo tutti attori, per farlo è necessario lavorare. Allo stesso modo non tutti gli attori diventano divi, per esserlo la pratica non basta. Ogni attore interpreta un personaggio ma solo il divo sa impersonarlo sovrapponendo la sua immagine a quella del personaggio.

Geneticamente disposto all'eternità, Rodolfo Valentino produceva un'esuberanza sensuale che passava attraverso la sua relazione con la luce dei set, la padronanza della gestualità, degli effetti prossemici, dei processi empatici, della spontaneità (controllata) della mimica facciale che resiste a mille visioni. Il suo volto scaricava sullo schermo tutta la luce assorbita dal mondo, facendosi declinazione radiosa, combinazione chimica convertita in segno incancellabile, traccia impressa e persistente nel cuore e negli occhi. Combinazione chimica tanto prodigiosa quanto rara. Appunto.

Ad atterrare l'inerte Valentino di Masotti contribuiscono un carosello di personaggi bidimensionali, i dialoghi didascalici e la declamazione esitante che rende un servizio irriverente a un artista irraggiungibile, adulato dalle donne e creato per loro. Non si improvvisa lo charme esotico e lo sguardo di velluto declinato dai suoi personaggi (tanghèro argentino, cosacco russo, principe indiano, sceicco, torero, gigolò...), irradiazioni permanenti del fascino e del mistero della bellezza. Non si comprende soprattutto il recupero di quella memoria collettiva che lo vuole incarnazione di un manierismo kitsch. Quello che le nuove generazioni dovrebbero davvero apprendere del divo pugliese è fino a che punto questa immagine è ingiusta. Levigato sì, vistosamente incipriato senza dubbio ma le sue performance rimangano di una stordente semplicità. Infinitamente più sobrie e naturali di quelle di molte partner femminili di cui era sovente al servizio. Con una modernità e una fluidità di movimento che incrina lo spessore del trucco. Sulla sua plasticità lo star system realizza il suo capolavoro, Rudy Valentino un naufragio incapace di verificare la resistenza di un mito. Un mito che contribuì più di qualsiasi altro alla cristallizzazione di un'italianità atlantica, la proiezione oltreoceano dell'idea Italia.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 26 maggio 2018
Franco citti

Trovo quantomeno ingeneroso parlare con tale acrimonia di un film coraggioso, fuori dagli adusi schemi delle commediacce italiche, con una sceneggiatura visionaria e di importante approfondimento psicologico sul divo e i rapporti con le sue origini. Prima di scrivere bisognerebbe conoscere anche i sacrifici produttivi e la lunga sofferta gestazione del film.

sabato 26 maggio 2018
F26

Trovo che gli attori siano centrati nei loro ruoli e che ogni parte di questo film, dalla sceneggiatura alla fotografia, alla colonna sonora, collabori alla realizzazione di un’atmosfera dolce e nostalgica, di leggera poesia, e al recupero di un Rodolfo Valentino alla portata delle nuove generazioni.

lunedì 28 maggio 2018
no_data

Progetto originale e sincero nella sua mise en scene, forse un pò ambizioso per il budget a disposizione, come già visto in altri film di Cirasola. La trama semplice si completa con la struttura narrativa più complessa (ripetuti cambi spazio temporali) rendendo omaggio ad un mito del cinema ahimè talvolta sconosciuto alle nuove generazioni. Poesia e realismo si incrociano secondo lo stile del registra [...] Vai alla recensione »

domenica 27 maggio 2018
M.

Non sono d'accordo con la recensione di mymovies, forse un po' troppo ingenerosa. E' vero, ci sono delle sbavature, bisogna essere onesti, però con altrettanta onestà va detto che il film è una piccola produzione indipendente, l'ambizone di raccontare un mito come Valentino, a mio avviso, andrebbe letta nella sua autentica, e per questo sincera, dimensione artigianale. [...] Vai alla recensione »

domenica 27 maggio 2018
trailer

Sospeso tra il sogno e la realtà. Tra l’uomo e il mito. Quando il cinema incontra la poesia. Non la solita biografia morbosa e celebrativa, ma un viaggio senza censure nella vita di Rodolfo Valentino, primo divo del cinema, alla ricerca delle sue radici e di se stesso. La sceneggiatura, dello stesso regista, Luigi Sardiello e Lucia Diroma, si propone credibile e priva di sbavature, a tratti onirica; [...] Vai alla recensione »

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