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Fatih Akın: «Oltre la notte è un film sull'Europa nera»

Con il suo primo thriller, il regista ha scelto di entrare nel cuore di tenebra di una regione infatuata delle destre. Premiato a Cannes, Golden Globe come Miglior Film Straniero e dal 15 marzo al cinema.
di Ilaria Ravarino

Oltre la Notte

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Fatih Akin (45 anni) 25 agosto 1973, Amburgo (Germania) - Vergine. Regista del film Oltre la Notte.
sabato 10 marzo 2018 - Incontri

Vincitore al Festival di Cannes del premio per la migliore interpretazione femminile, andato alla protagonista Diane Kruger, Oltre la notte è il nono film del regista turco-tedesco Fatih Akin. A vent'anni esatti dall'esordio dolceamaro con Kurz und schmerzlos il regista di Amburgo ha scelto, con il suo primo thriller, di entrare nel cuore di tenebra dell'Europa infatuata delle destre, mettendo in scena la storia di una donna decisa a vendicare il marito e il figlio uccisi in un attentato di matrice neonazista.

Uscito a novembre in Germania, il film è stato un successo al box office: "In tanti dicevano che nessuno sarebbe andato a guardare un film così, che inizia con la morte di un bambino e che affronta il tema del neonazismo - ha detto Akin - E invece evidentemente lo spazio per questa storia c'era. Il pubblico, nel bene o nel male, ha vissuto Oltre la notte (guarda la video recensione) allo stesso modo: come una catarsi necessaria".
Ilaria Ravarino

Aveva in mente fin dall'inizio una donna come protagonista?
No. All'inizio la storia del film era diversa. O meglio: il soggetto era lo stesso, ma gli eventi si svolgevano in un altro modo. E il protagonista era un uomo. Quando ho finito la sceneggiatura, però, non ero soddisfatto. Appena ho cambiato il protagonista, trasformandolo in donna, tutti i problemi dello script si sono risolti: guardati dal punto di vista di una madre, il lutto, il dolore della perdita, il senso di annientamento sono diventati improvvisamente più chiari e centrali.

Il film si ambienta nella sua città, Amburgo. Quanto ha in comune questa storia con la sua identità di turco-tedesco?
Più che sulla mia storia il film si basa su un evento realmente accaduto. Poi certo: si parla di neonazisti e di razzismo, cose che mi preoccupano moltissimo, che mi toccano, che riguardano il mondo in cui viviamo. D'altra parte la storia vera cui mi sono ispirato ha molti elementi in comune con un thriller. Mi offriva la possibilità di mettermi alla prova con un genere che non avevo mai praticato, era una grande opportunità per sperimentare.


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In foto una scena del film Oltre la notte.
In foto una scena del film Oltre la notte.
In foto una scena del film Oltre la notte.

Come ha affrontato il suo primo thriller?
Con un livello di concentrazione altissimo. Di solito quando giro non porto a casa più materiale di quello che mi serve: sono preciso e netto nelle riprese. Questa volta invece giravo il più possibile, perché in montaggio non volevo ritrovarmi con una scelta limitata. Maggiori opzioni richiedono maggior lavoro e una grandissima lucidità.

Come ha costruito la giusta temperatura emotiva sul set?
Quando hai un'attrice come Diane Kruger non ti serve nessun trucco. Lei è sempre stata un'interprete grandiosa, io le ho solo dato l'opportunità di dimostrare a tutti la sua bravura e di farlo nella sua lingua. Ma lei sapeva perfettamente, fin dall'inizio, quale fosse il cuore del suo personaggio, cosa volesse, di cosa avesse bisogno.

Senza rivelare il finale del film, possiamo dire che è difficile rimanere impassibili.
Era l'unico finale possibile. Ho solo cambiato un dettaglio tra la prima e la seconda stesura del progetto. Cercavo qualcosa che mi convincesse, qualcosa di mai visto e allo stesso tempo realistico. Non volevo che fosse una pistola a risolvere il film: le donne che impugnano le pistole mi ricordano troppo i film americani.


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In foto una scena del film Oltre la notte.
In foto una scena del film Oltre la notte.
In foto una scena del film Oltre la notte.

Anche in Italia rinascono gli estremismi. Cosa sta succedendo in Europa?
La mia impressione è che sia in atto una battaglia culturale, in Europa e nel mondo. Da una parte c'è un'elite di persone colte, educate e politicamente corrette che vorrebbe spiegare a chi non è come loro come si sta al mondo, cosa si può o non può fare, come si mangia, come ci si veste, come si vive. Gente per cui la globalizzazione magari non è un problema, ma solo un'opportunità. Dall'altra c'è chi non è così e vive la differenza come un conflitto. I fascisti e i razzisti conoscono questa situazione e la usano a loro vantaggio: mentre i politici classici hanno perso completamente il contatto con chi non appartiene all'elite, i razzisti parlano la loro stessa lingua. E usano questa confidenza linguistica per accumulare consenso.

L'arte, il cinema, possono fare qualcosa per invertire questa tendenza?
Credo che un film possa contribuire creando i presupposti per aprire un dialogo. Penso a un finale come il mio, che tende a dividere il pubblico. Magari due persone vanno a vedere Oltre la notte al cinema e quando escono dalla sala si mettono a discutere. E così, parlando del film, parlano anche di altro, per esempio del loro punto di vista sulla violenza. Magari un film non cambierà il mondo, ma può aiutare a ricucire i conflitti. Sono convinto che la catena di dolore che crea la violenza possa essere spezzata solo dal dialogo.

Lei con un neonazista ci parlerebbe?
Si. Certo. Non l'ho fatto per il film perché non mi serviva, ma non mi tirerei indietro. A patto di non venire picchiato.

C'è un film che le ha aperto la mente?
Quando ero adolescente, verso i 14-15 anni, vidi per la prima volta i film di Costa Gavras, che ebbero un grandissimo impatto su di me. Sono il regista che sono grazie a quei film. E poi a 12 anni vidi Yol, di Serif Gören e Yilmaz Güney, che mi ha insegnato cosa fosse il socialismo. Prima non ne avevo idea, sono cresciuto in una famiglia conservatrice: quel film mi ha letteralmente cambiato la vita.


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