| Titolo originale | Goldstone |
| Anno | 2016 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Australia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Ivan Sen |
| Attori | Aaron Pedersen, Alex Russell, Jacki Weaver, Pei-pei Cheng, David Wenham David Gulpilil, Kate Beahan, Linda Chien, Max Cullen, Michael Dorman, Tommy Lewis, Steve Rodgers, Michelle Lim Davidson, Ursula Yovich, Aaron Fa'aoso, Gillian Jones, Peter Smith (II), Lichi Tieu, Jieon Kim, Jamiee Cannan, Lark Lee, Cameron Ambridge, Ray Dein, Jeff Gribble, Rob Whyte, Jason O'Halloran, Mick Corrigan, Damien Greenwood, Nanke Dempsey, Jacob Brotherton, Lionel Dempsey, Yusof Mutahar. |
| Uscita | giovedì 8 agosto 2019 |
| Tag | Da vedere 2016 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,14 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 29 agosto 2019
Un complesso noir che riflette sulla storia dell'Australia con un racconto avvincente ambientato nel presente. In Italia al Box Office Goldstone - Dove i mondi si scontrano ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 11,5 mila euro e 4,3 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Il detective di origini aborigene Jay Swan viene inviato a Goldstone, una città mineraria nel deserto australiano, per indagare sulla scomparsa di una ragazza asiatica. Qui l'uomo incontra subito l'opposizione del giovane poliziotto Josh e subisce le velate minacce della sindaca Maureen e del direttore della miniera Furnace Creek, protetti da un servizio di sicurezza violentissimo e da una rete di interessi che coinvolge l'intera la comunità. Poco alla volta, aiutato da altri abitanti aborigeni e dallo stesso Josh, Jay viene a conoscenza di una tratta di donne tenute prigioniere e costrette a prostituirsi.
Nella desolazione del deserto australiano le nuove forme di schiavitù del potere bianco ricalcano la violenza primordiale di una nazione nata dal sangue degli indigeni.
Il cinema australiano riflette da sempre sul peccato originale della nazione: l'occupazione di una terra appartenuta per secoli al popolo aborigeno. Come un riflesso condizionato o un pensiero inevitabile, il passato emerge soprattutto da film noir e western che trovano nell'outback desertico un paesaggio iconico e insieme naturale.
Nelle pieghe di questo mondo desolato si annidano città minerarie come Goldstone, un cumulo di container costruiti sui giacimenti estrattivi e sostituitisi agli insediamenti aborigeni. Lo spazio senza storia dei bianchi cancella le tracce dell'arte primitiva annidata fra le rocce e vi impone, come dice l'anziano aborigeno Jimmy, il proprio unico dio: il dio del denaro.
Il detective Jay Swan, con le sue origini aborigene dimenticate, incarna perfettamente il travaglio interiore dell'anima australiana, e la sua indagine su un traffico illegale di prostitute cerca nel presente le nuove forme di una schiavitù antica e mai superata. Sotto gli occhi di aborigeni rassegnati alla subalternità e incapaci di riprendersi ciò è stato sottratto («senza Furnace Creek», dice il direttore della miniera, «saremmo un buco di merda su una strada che conduce al nulla, esattamente come quando comandavano gli indigeni»), il detective scava nell'opaca realtà che ha di fronte come nel proprio inconscio e in quello del suo popolo.
Goldstone, alla maniera di un altro film australiano di pochi anni fa, Sweet Country di Warwick Thornton, cerca dunque di fare i conti con la Storia attraverso il genere. In spazi da western filmati in campo lungo o con riprese dall'alto a filo di piombo, il noir in pieno sole serve al regista e sceneggiatore Ivan Sen (affermatosi a Cannes nel 2011 con Toomelah) da cornice per un'indagine psicologica che non coinvolge il solo protagonista, ma anche il poliziotto bianco Josh, che scopre la corruzione del mondo di cui si sente parte, e la sindaca di Goldstone, interpretata dalla Jacki Weaver di Animal Kingdom.
Le scene contemplative e i confronti fra i personaggi - accompagnati dalle musiche dello stesso regista, anche montatore e direttore della fotografia - diluiscono in realtà il ritmo del racconto e relegano lo scioglimento inevitabile in un finale violento che arriva purtroppo troppo tardi, nonostante l'intelligenza di lasciare i veri colpevoli impuniti e la trama sospesa. È in fondo questo il destino dell'Australia, costretta a fare i conti con uno spazio troppo grande per essere compreso e a cercare senza sosta, e forse inutilmente, le proprie radici dimenticate, o peggio cancellate.
Western, noir e riflessione sul bene e il male. Nella polvere del deserto australiano spadroneggiano i bianchi legati alla miniera di Furnace Creek, pronti a ogni violenza per proteggere i loro interessi. Josh, un giovane poliziotto che di suo non si farebbe corrompere, lascia correre, convinto di non poter sconfiggere il male da solo. Ma un giorno arriva un detective aborigeno: pensa che lottare sia [...] Vai alla recensione »