| Anno | 2015 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 103 minuti |
| Regia di | Vittorio Sindoni |
| Attori | Stefania Rocca, Vincenzo Amato, Moise Curia, Giulia Bertini, Pino Caruso Paolo Sassanelli, Luigi Diberti, Bruno Bilotta, Alberto Lo Porto, Aline Pilato, Paola Quattrini, Cinzia Susino, Giulia Cappelletti. |
| Uscita | giovedì 21 aprile 2016 |
| Distribuzione | Zenit Distribution |
| MYmonetro | 2,48 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 31 marzo 2025
Il regista ha dedicato il film a tutte le persone che soffrono di disabilità mentale e alle loro famiglie che, accanto a loro, subiscono falso pietismo o indifferenza.
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CONSIGLIATO NÌ
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In un piccolo centro della Sicilia, il giovane Francesco conduce una vita apparentemente normale assistito da una madre iperprotettiva, un padre dispotico e assente e una sorella premurosa. Il ragazzo soffre tuttavia di un disturbo mentale sempre più manifesto di cui anche i genitori saranno costretti infine a prendere atto, rimettendo in discussione l'equilibrio della famiglia e i destini del figlio.
C'è un piccolo borgo del Sud Italia con i suoi santi, il parroco, l'Arma, la processione votiva. Ci sono i residenti che vi abitano, facce note, che vivono in casupole troppo strette tra loro per non ficcanasare. E c'è Francesco, interprete suo malgrado di una diversità, additato dalla cittadinanza che lo chiama Ciccio Tamburo in nome della sua passione per la batteria. Le dicerie però non sono tutte maldicenze, e a Ciccio viene presto diagnosticata una sindrome dissociativa. Ha scatti d'ira incontrollati, incarna le sue paure nella figura di un immaginario Uomo Nero, si intrattiene con la contessa vicina di casa, con cui condivide la musica e la solitudine dell'isolamento.
Vittorio Sindoni negli ultimi anni ha diretto molta televisione e si vede. Sarà il suo ultimo lungometraggio, annuncia in conferenza stampa dove, inoltre, ribadisce la necessità di liberarsi dalla dittatura italiana della commedia, sensibilizza sul tema della disabilità che sceglie di chiamare "intellettiva" e non "mentale" perché «mentale fa rima con criminale», promuove il progetto del Teatro Patologico di Dario D'Ambrosi che all'interno del film si ritaglia uno spazio significativo nel finale. Temi sacrosanti su cui aprire un dibattito. Il suo cinema però non riesce a sostenerli. Perché il soggetto lavora, come troppa fiction, per accumulo di catastrofi (l'handicap del protagonista, la separazione dei genitori che segue l'adulterio del padre, la morte di quest'ultimo dopo aver contratto il diabete) dentro la cornice convenzionale e nazionalpopolare dello sceneggiato in prima serata.
Questo nonostante lo script di Angelo Pasquini e Maria Carmela Cicinnati, le musiche di Fabio Frizzi - che seleziona le tessere a tema "Ti regalerò una rosa" di Simone Cristicchi e addirittura i Decibel di A disagio - e il mestiere poco discutibile degli attori: oltre alla primadonna Stefania Rocca e a volti familiari del piccolo e grande schermo (Paola Quattrini, Paolo Sassanelli, Pino Caruso, Luigi Diberti, Vincenzo Amato) meritano di essere citati quelli più freschi di Giulia Bertini e soprattutto del bravo Moisé Curia, che qui ricorda da vicino Elio Germano. Chi ci parla, non si discute, è votato alla causa. A mancare è un'idea di regia che sappia tenere insieme i pezzi anziché, come da titolo, delegare il proprio pensiero ad altri.
Cast ad alti livelli tra i quali spiccano i protagonisti Stefania Rocca nei panni di Caterina e Moisè Curia nei panni di Ciccio, figlio di Caterina. Il film racconta come una famiglia di un ragazzo con disabilità mentali affronta la situazione all'interno del nucleo familiare e in relazione col mondo esterno. Nel film spicca "l'amore" dI una madre verso il figlio e [...] Vai alla recensione »
Per spiegare di cosa parla il suo ultimo film, Abbraccialo per me, Stefania Rocca cita Alda Merini quando si chiede:«Qual è il limite tra la creatività e la follia?». Nei panni di Caterina, la madre di Francesco detto Ciccio (Moisè Curia), affetto da una lieve forma di schizofrenia, Rocca tratteggia un ritratto che suggerisce un'altra domanda, ovvero fin dove riesce a spingersi l'affetto materno e [...] Vai alla recensione »