L'Ospite

Film 2014 | Drammatico, +13 90 min.

Anno2014
GenereDrammatico,
ProduzioneItalia
Durata90 minuti
Regia diUgo Frosi
AttoriAmerigo Fontani, Luca Guastini, Alessio Sardelli, Sonia Coppoli, Michele Pagliai, Sebastiano Colla Paolo Giommarelli, Annamaria Iacopini, Gianluca Brundo, Marcellina Ruocco.
Uscitamercoledì 15 aprile 2015
DistribuzioneMovie Factory
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Ugo Frosi. Un film con Amerigo Fontani, Luca Guastini, Alessio Sardelli, Sonia Coppoli, Michele Pagliai, Sebastiano Colla. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2014, durata 90 minuti. Uscita cinema mercoledì 15 aprile 2015 distribuito da Movie Factory. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Aprile 1944. Firenze è occupata dai tedeschi. In una villa poco distante dalla città, il filosofo Giovanni Gentile attende un misterioso ospite.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
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Pur con qualche ombra nella messa in scena, un film dal rigore espressivo che non cede mai alla tentazione del colpo di scena.
Recensione di Giancarlo Zappoli
giovedì 16 aprile 2015
Recensione di Giancarlo Zappoli
giovedì 16 aprile 2015

Firenze 1944. Il filosofo Giovanni Gentile vive in una villa fuori dalla città occupata dai nazisti. La sua adesione alla Repubblica Sociale e l’accettazione della presidenza della Reale Accademia d’Italia hanno allontanato da lui colleghi e studenti che in precedenza ne condividevano la ricerca filosofica. Ora però i fronti sono contrapposti e sembra non esserci più spazio per le mediazioni.
Giovanni Gentile è stato esponente di punta del Neoidealismo nonché estensore della riforma dell’Istruzione che porta il suo nome e che andò a sostituire (a fascismo insediatosi al potere) la risorgimentale legge Casati.
Il film di Frosi, che ha avuto come maestro di sceneggiatura Ugo Pirro, ha le stesse luci ed ombre che caratterizzano la sua messa in scena. Gli elementi positivi si possono rinvenire in un rigore espressivo che non cede mai alla tentazione del colpo di scena e che sviluppa una struttura che è e vuole essere didascalica. Il casting accurato gli consente di evitare quelle dissonanze recitative che in più di un’occasione si possono trovare nei film italiani d’esordio e anche l’attenzione alla scenografia e il rapporto tra interni ed esterni gioca un ruolo importante (la villa Poggio San Felice ad Arcetri offre l’opportunità di far quasi ‘parlare’ il territorio). Le ombre sono invece consequenziali alla messa in scena. Qui è necessaria una premessa: sono trascorsi 71 anni dall’uccisione di Gentile da parte di un gruppo partigiano ed è giusto che ci si occupi di una vicenda che già all’epoca destò dissensi e turbamenti nello stesso ambito resistenziale. Non c’è nulla di più dannoso per il rispetto che la Resistenza merita dell’occultamento o della rimozione di episodi controversi. Quindi ben venga una evidenziazione dei distinguo che Gentile ebbe nei confronti del fascismo repubblichino siano sul piano delle leggi razziali e delle deportazioni sia su quello della violenza indiscriminata. Il film è però strutturato in modo da apparire imparziale (con il fascista che predica l’eliminazione fisica degli avversari dietro le imposte chiuse) ma di fatto, con quei partigiani che discutono in spazi in cui il buio prevale sulla luce, compie una sua scelta di campo.
Di Gentile si mostrano gli ultimi giorni e se ne sintetizza la teoria filosofica con un flashback ma non si approfondisce a sufficienza il rapporto con un Mussolini ormai totalmente nelle mani dei nazisti (l’incontro con il quale sul lago di Garda venne definito dal filosofo ‘commoventissimo’) anche se si accenna all’astio nutrito nei suoi confronti dai fascisti più irriducibili. L’unico atto violento che si vede però è l’uccisione del filosofo. Gli altri sono detti ma restano fuori campo. Sono ellissi che pesano sul giudizio complessivo da parte dello spettatore che non sia uno storico. Anche perché il film omette di rilevare che in un ventennio di stampa controllata dal regime l’immagine di Gentile che era percepita non dalla ristretta cerchia dei suoi frequentatori e lettori, ma da chi non godeva di tali opportunità non era quella dello studioso capace di dissentire ma di uno dei più importanti fascisti della prima ora. Nel clima instauratosi in Italia dopo l’8 settembre 1943 questo non era un elemento di scarsa importanza.

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