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Verdiana Bixio, finalmente al cinema

Intervista alla responsabile di Publispei.
di Robert Bernocchi

In foto Verdiana Bixio, responsabile di Publispei.

giovedì 21 febbraio 2013 - Incontri

Trentasette anni, figlia d'arte, Verdiana Bixio ha assunto l'estate scorsa la carica di presidente della casa di produzione che ha sfornato serie di grande successo come Un medico in famiglia, I Cesaroni, e Tutti pazzi per amore, oltre a importanti coproduzioni internazionali come Sissi nel 2010 e una miniserie su Grace Kelly, di prossima produzione. Studio Illegale, il film di Umberto Carteni con Fabio Volo, attualmente nelle sale, rappresenta dunque una grande novità per un'azienda come Publispei, per la prima volta impegnata con una produzione cinematografica. Ma, a giudicare da quanto ci è stato annunciato, dobbiamo aspettarci altre iniziative destinate al grande schermo.

Come è nata la collaborazione con Volo e cosa vi ha convinto in questo progetto?
La sceneggiatura è tratta dal romanzo di Federico Baccomo, a sua volta frutto di un blog realizzato mentre l'autore lavorava in un noto studio legale di Milano. Su segnalazione di Carlo Macchitella, abbiamo acquisito i diritti del romanzo e nel ruolo del protagonista abbiamo subito pensato a Fabio, con cui già in passato avremmo voluto collaborare, ma purtroppo lo trovavamo sempre impegnato agli adattamenti dei suoi libri. Da tempo coltivavamo l'ambizione di testare la nostra azienda anche in campo cinematografico e aspettavamo solo un progetto fresco, leggero, che potesse prestarsi anche a una promozione che sfruttasse molto il canale web, settore in cui per primi tra i produttori televisivi abbiamo creduto e investito.

In questo senso, come state lavorando su Internet?
Abbiamo appena terminato la nostra prima web series, in collaborazione con PosteMobile. Si chiama Lib, titolo che può rappresentare l'acronimo di "Leave Impossible Behind" (lascia l'impossibile alle spalle), sperimentando una forma di narrazione nuova che, nei tre minuti in cui si sviluppa ciascun episodio, racconta con ritmi serrati e atmosfere fanta-noir la storia di un amore impossibile tra un terrestre e un'aliena durante una notte quasi sospesa nel tempo in uno sperduto hotel di periferia. Una sfida, nata da un'idea di Federico Favot, che abbiamo lanciato e che i responsabili della promozione del prodotto hanno accolto e cavalcato con grande entusiasmo. Si tratta di un lavoro in cui messaggio commerciale e intrattenimento semplicemente si fondono, oltrepassando il concetto di pubblicità o "product placement". Proponiamo una storia suddivisa in brevi capitoli da 3 minuti, capaci di creare attesa e curiosità. Lo spettatore, seguendo la trama, scoprirà e conoscerà il marchio che verrà presentato solo successivamente alla messa on web. La distribuzione avverrà esclusivamente attraverso Facebook e la sceneggiatura è realizzata da un giovane autore, cresciuto all'interno di Publispei.

A proposito, che ne pensa dell'esperimento di Netflix, che ha proposto contemporaneamente tutte le 13 puntate di House of Cards, lasciando allo spettatore la scelta di come fruirne?
Ho scoperto Netflix circa due anni fa. All'epoca era difficile rapportarsi a un'idea del genere, se si considera che in Italia non avevamo neanche perfezionato il passaggio al digitale terrestre. Le novità non vanno mai temute, anche se spesso è proprio la paura il sentimento che generano nella maggior parte di noi. Penso piuttosto che bisogna concentrare gli sforzi per cogliere le opportunità che esse presentano. Non dobbiamo subire i cambiamenti, ma cavalcarli. Noi, pur non trascurando la produzione delle serie più note, stiamo cercando nuovi linguaggi e modelli produttivi, guardando anche all'estero per trarre ispirazione.

I vostri prossimi progetti per il cinema avranno un respiro internazionale o saranno più legati al mercato italiano?
L'importante è fare buoni film, per il resto ogni idea ha il suo ideale sviluppo. Per esempio, dei nostri prossimi due progetti, uno è perfettamente in linea con la tradizione cinematografica italiana, l'altro invece è un'ambiziosa coproduzione internazionale. Vedremo quale partirà per primo. Non posso negare comunque che la coproduzione internazionale conferisce al progetto un respiro più ampio, ci sono stimoli diversi, c'è il confronto con colleghi di altre culture, insomma è un'esperienza che ti lascia sempre più ricco di quanto ti abbia trovato. È un'esperienza che ho provato con Sissi, la miniserie con Cristiana Capotondi andata in onda su Rai Uno nel 2010, una coproduzione con Austria e Germania, e che mi accingo a bissare con Grace Kelly. A differenza del film in preparazione per il cinema, che si concentra solo su alcuni mesi della sua vita, noi la descriveremo fin da giovanissima, mostrando una giovane donna che vuole realizzare i propri sogni e che pare riuscirci, arrivando a vincere l'Oscar, diventando l'attrice preferita da Hitchcock e addirittura una principessa. Realizzeremo questo prodotto con la Muse, società che ha prodotto tra l'altro I Kennedy, e con la Beta, azienda con la quale abbiamo già collaborato a Sissi.

Per finire, suo padre si è occupato della realizzazione di Sanremo per molti anni. Le piacerebbe tornare a farlo?
Perché no? Mi divertirebbe molto. Lui con il voto popolare collegato alla schedina del totip, fu il primo a creare un'interazione con i telespettatori, molto prima che nascessero il televoto e i canali social. Noi cerchiamo di essere sempre un passo avanti su questi fronti: con I Cesaroni abbiamo creato una grande comunità su Internet, una sorta di secondo pubblico, che affianca quello televisivo. Pensi che abbiamo trasmesso le puntate in streaming subito dopo il passaggio televisivo e ottenuto una media di 500.000 visualizzazioni a puntata.

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