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sheer_88
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mercoledì 30 gennaio 2013
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argo fuck yourself
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Iran, 1979. La popolazione locale si ribella allo Scià Mohammed Reza Pahlavi, che fugge negli Stati Uniti d'America, dove gli viene offerto asilo politico. Gli iraniani, furiosi, assaltano così l'ambasciata americana di Teheran, in cui prendono in ostaggio 52 persone. Solo in sei riusciranno a scappare e troveranno rifugio a casa dell'ambasciatore canadese. Argo, racconta di come l'agente della CIA Tony Mendez (Ben Affleck) si inventerà un piano rocambolesco per far scappare i sei funzionari dal paese. Il piano prevede di farli passare per canadesi, in Iran per girare un film fantascientifico, ovviamente non esistente.
Il film comincia subito molto bene, catapultandoci nella Teheran dell'epoca e ricostruendo gli eventi con dovizia di particolari e stile molto documentaristico (come documentano, durante i titoli di coda, i confronti tra le immagini del film e le foto vere).
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Iran, 1979. La popolazione locale si ribella allo Scià Mohammed Reza Pahlavi, che fugge negli Stati Uniti d'America, dove gli viene offerto asilo politico. Gli iraniani, furiosi, assaltano così l'ambasciata americana di Teheran, in cui prendono in ostaggio 52 persone. Solo in sei riusciranno a scappare e troveranno rifugio a casa dell'ambasciatore canadese. Argo, racconta di come l'agente della CIA Tony Mendez (Ben Affleck) si inventerà un piano rocambolesco per far scappare i sei funzionari dal paese. Il piano prevede di farli passare per canadesi, in Iran per girare un film fantascientifico, ovviamente non esistente.
Il film comincia subito molto bene, catapultandoci nella Teheran dell'epoca e ricostruendo gli eventi con dovizia di particolari e stile molto documentaristico (come documentano, durante i titoli di coda, i confronti tra le immagini del film e le foto vere). L'assalto all'ambasciata e la fuga dei funzionari sono momenti concitati e ricchi di pathos, la macchina da presa ti porta dentro la folla arrabbiata per poi passare alla paura degli americani, intenti a distruggere il prima possibile i documenti più importanti. Lo stile quasi documentaristico lo troviamo anche nelle successive scene all'interno degli uffici della CIA, dove si cerca di risolvere la soluzione. Ben Affleck è bravo a interpretare un silenzioso e, apparentemente, calmo agente, esperto in estrazione di persone da situazioni pericolose, che avrà “the best bad idea”.
Lo stile del film, però, cambia. E, forse non a caso, cambia quando conosciamo i due produttori del finto film, interpretati da John Goodman e Alan Arkin. Il documentario lascia il posto a un vero e proprio thriller politico, che sfocia nel film d'azione nel finale. Dal momento in cui si introduce il finto film, Affleck inventa sempre più scene di fantasia, distaccandosi dalla Storia vera, che rendono il film più divertente, più appassionante e che lasciano incollati alla poltrona. A partire dalla creazione del personaggio di Alan Arkin, per il quale è nominato agli Oscar nella categoria Miglior Attore Non Protagonista, molte delle cose che accadono a Mendez e ai sei funzionari sono inventate di sana pianta: il finto sopralluogo nell'agorà, la decisione della CIA di cancellare la missione a poche ore dal suo inizio e la scelta di Mendez di portarla a termine lo stesso, le lungaggini nei controlli all'aeroporto e l'inseguimento finale. Tutto serve a tenere lo spettatore in ansia e, nonostante si conosca già il finale, ci riesce a meraviglia.
Insomma, un film girato molto bene e scritto altrettanto bene, che alterna scene ad alta tensione con scene divertenti (come quelle tra John Goodman e Alan Arkin, sulle quali si potrebbe aprire un lungo discorso di meta-cinema) e convince in tutti i suoi elementi. Una buona prova di maturità per il Ben Affleck regista, alla sua terza pellicola dietro alla macchina da presa.
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cliopedone
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lunedì 14 gennaio 2013
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2 ore di suspance
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Un film così intenso non si vedeva in giro da parecchio. Bravissimi gli interpreti ed eccellente sceneggiatura, col fiato sospeso fino all'ultima scena...
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mariatiziana
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mercoledì 9 gennaio 2013
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bravo ben!!!
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Si, mi è piciuto molto,le scene sono realistiche,la paura le tensioni sono palpabili.Non ci sono tempi morti nel film e la tensione c'è fino alla fine.Non mi piace Ben Affleck come attore è il primo film che vedo da regista e mi ha conquistato, ora devo vedere gli altri (2?) per confermare il mio giudizio.
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luca scial�
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giovedì 27 dicembre 2012
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la creatività al servizio dello spionaggio
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Iran, 1979. La rivoluzione islamica dello Ayatollah Komehini ha preso il sopravvento, spodestando lo Scià Pahlavi, che però ha goduto dell'asilo politico degli Usa. Gli iraniani non la prendono bene e assalgono l'ambasciata americana e sei funzionari si rifugiano in quella canadese. Ora il problema sta nel riportarli in Patria. Tony Mendez propone la sua audace e particolarissima idea: fingere che i sei siano lì per girare un film di fantascienza: Argo, la cui sceneggiatura esiste davvero ma non è ancora stata prodotta. La sua idea si scontra però con la diffidenza dei sei funzionari, ma soprattutto, dei vertici della CIA che vorrebbero risolvere il tutto con un'operazione militare.
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Iran, 1979. La rivoluzione islamica dello Ayatollah Komehini ha preso il sopravvento, spodestando lo Scià Pahlavi, che però ha goduto dell'asilo politico degli Usa. Gli iraniani non la prendono bene e assalgono l'ambasciata americana e sei funzionari si rifugiano in quella canadese. Ora il problema sta nel riportarli in Patria. Tony Mendez propone la sua audace e particolarissima idea: fingere che i sei siano lì per girare un film di fantascienza: Argo, la cui sceneggiatura esiste davvero ma non è ancora stata prodotta. La sua idea si scontra però con la diffidenza dei sei funzionari, ma soprattutto, dei vertici della CIA che vorrebbero risolvere il tutto con un'operazione militare.
Ottima prova alla regia per Ben Affleck, che fa il salto di qualità con una pellicola curate nei dettagli, credibile e originale. Atroce realtà e qualche spruzzata d'ironia ci consegnano un film di spionaggio poco stucchevole e patriottico, bensì godibile e apprezzabile.
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alfarabi
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giovedì 20 dicembre 2012
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la solita storia dell'inespressività di clint
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Una qualità del film è proprio il non cercare tagli volutamente originali. Gli appassionati del gimmik a tutti i costi dovranno andarsi a nutrire altrove, magari al Dams di Bologna.
Il tono non è quello dell "'urgenza", ma malinconicamente retrospettivo. La consapevolezza del dopo investe tutto il film (come anche la colonna sonora si incarica di sottolineare). Ci troviamo di fronte a un momento limite (o, almeno, vissuto come tale) della storia americana, un momento in cui ancora vigono regole di cavalleria destinate a essere sommerse dall’ondata reaganiana; quello che viene dipinto (forse in modo troppo indulgente) è una sorta di “Grande illusione” dello spirito liberal americano, quando si mentiva, e contro il proprio interesse elettorale, per proteggere le persone, non per scatenare guerre.
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Una qualità del film è proprio il non cercare tagli volutamente originali. Gli appassionati del gimmik a tutti i costi dovranno andarsi a nutrire altrove, magari al Dams di Bologna.
Il tono non è quello dell "'urgenza", ma malinconicamente retrospettivo. La consapevolezza del dopo investe tutto il film (come anche la colonna sonora si incarica di sottolineare). Ci troviamo di fronte a un momento limite (o, almeno, vissuto come tale) della storia americana, un momento in cui ancora vigono regole di cavalleria destinate a essere sommerse dall’ondata reaganiana; quello che viene dipinto (forse in modo troppo indulgente) è una sorta di “Grande illusione” dello spirito liberal americano, quando si mentiva, e contro il proprio interesse elettorale, per proteggere le persone, non per scatenare guerre.
I grandi attori americani, da Bogey a Eastwood, non hanno bisogno di deformarsi il volto come colti da un attacco epilettico per esprimere emozioni, non gigioneggiano. La grande recitazione americana classica (non actor studio) è sempre minima. Basta un battere d’occhio di un attore per orientare noi spettatori in una situazione, perché la recitazione americane assomma in sé anche funzioni narrative, e la sua cifra è un misto di realismo e stilizzazione. Si possono preferire le convulsioni di Brando in canottiera, se si vuole, ma non fraintendere il senso di una cultura cinematografica.
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athaualpa
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domenica 16 dicembre 2012
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i peggiori attori diventano i migliori registi
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Se non amate il conformismo e siete politicamente scorretti, allora questa recensione fa al caso vostro!
Ultimamente le grandi produzioni americane hanno dimenticato il genere documentaristico...secondo la sana regola capitalistica che dove c'è la domanda ci sarà sempre l'offerta, in america è nato un nuovo genere di produttore: l'attore che, avendo guadagnato un sacco di soldi, si fa imprenditore di se stesso e si improvvisa regista.
Così abbiamo avuto il piacere di vedere dietro la macchina da presa di film cosiddetti 'impegnati', attori decisamente mediocri come George Cloney o Clint Eastwood...tutti rigorosamente politicamente corretti.
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Se non amate il conformismo e siete politicamente scorretti, allora questa recensione fa al caso vostro!
Ultimamente le grandi produzioni americane hanno dimenticato il genere documentaristico...secondo la sana regola capitalistica che dove c'è la domanda ci sarà sempre l'offerta, in america è nato un nuovo genere di produttore: l'attore che, avendo guadagnato un sacco di soldi, si fa imprenditore di se stesso e si improvvisa regista.
Così abbiamo avuto il piacere di vedere dietro la macchina da presa di film cosiddetti 'impegnati', attori decisamente mediocri come George Cloney o Clint Eastwood...tutti rigorosamente politicamente corretti. Il risultato è sempre stupefacente: nomination all'oscar, giornalisti entusiasti, pubblico in visibilio per film decisamente ben confezionati ma che non hanno veramente nulla di nuovo da dire. Se si voleva una dimostrazione della capacità straordinaria degli americani di fare team e di costruire dal nulla carriere registiche che provengono dal nulla, beh, bisogna dirlo, ce l'hanno dimostrato! Ben Affleck è un attore inespressivo come Eastwood ma è circondato da comprimari fantastici che la scuola attoriale americane produce in quantità straordinaria. La sceneggiatura è mediocre, ovvia, uguale a tante altre che hanno trattato temi analoghi dagli anni 70 in poi. Persino la fotografia strizza l'occhio allo stile documentaristico degli annii 70 peggiorando volutamente i colori (il verde sembra preso direttamente dalle vecchie pellicole Fuji!) e mettendo fuori fuoco gli sfondi. Il montaggio è ben fatto, nulla di eccezionale: si riesume la tecnica del montaggio incrociato...è un'invenzione di ejsenstein...non si può proprio parlare di novità...Non c'è nulla di interessante veramente in questo film, tranne la storia, che però assomiglia a tante altre storie del genere...persino il ritorno a casa dalla moglie sembra troppo banale per essere vero...e probabilmente è pure vero....ma si sa che la storia spesso è banale...a differenza del cinema che, quando è vero, non ci annoia mai! Non è un film che nasce dall'urgenza della verità, da un momento storico in cui si debba gridare la verità (si pensi a 'tutti gli uomini del presidente' sul caso watergate. col grande dustin hoffman. ve lo ricordate?) ma si tratta di un'operazione di marketing: gli americani lo sanno fare benissimo, tanto di cappello, ma l'arte e la verità sono un'altra cosa.
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v. valorani
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venerdì 14 dicembre 2012
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un buon uso dei servizi
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Il regista di Argo, Ben Affleck, ha scelto di narrare la storia vera della liberazione, conseguita con mezzi pacifici, di alcuni cittadini americani, venutisi a trovare in pericolo di morte, in Iran. Nel 1979, la CIA autorizzò una missione di esfiltrazione.
Il film richiama l’attenzione su un modo costruttivo di considerare la storia.
Vederla come un concatenarsi ragionato di eventi giova a ricostruire i fatti in modo tendenzialmente veritiero.
Impariamo però dalla storia se isoliamo un problema, e se ragioniamo sul lavoro svolto per raggiungere delle soluzioni sostenibili e, per quanto possibile, compatibili con la pace.
Il fatto che le Nazioni siano dissimili per tradizioni e cultura crea ostacoli alla solidarietà tra esse, perché il non volere o saper trarre risorse dalla diversità induce al sospetto.
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Il regista di Argo, Ben Affleck, ha scelto di narrare la storia vera della liberazione, conseguita con mezzi pacifici, di alcuni cittadini americani, venutisi a trovare in pericolo di morte, in Iran. Nel 1979, la CIA autorizzò una missione di esfiltrazione.
Il film richiama l’attenzione su un modo costruttivo di considerare la storia.
Vederla come un concatenarsi ragionato di eventi giova a ricostruire i fatti in modo tendenzialmente veritiero.
Impariamo però dalla storia se isoliamo un problema, e se ragioniamo sul lavoro svolto per raggiungere delle soluzioni sostenibili e, per quanto possibile, compatibili con la pace.
Il fatto che le Nazioni siano dissimili per tradizioni e cultura crea ostacoli alla solidarietà tra esse, perché il non volere o saper trarre risorse dalla diversità induce al sospetto.
Vi è una aggressività ineludibile perché serve per difendersi, e una sua degenerazione: la violenza, che abbiamo il dovere di evitare.
Un esempio: dopo la Seconda Guerra Mondiale, in tutti i Paesi, il Ministero della Guerra fu denominato Ministero della Difesa.
Analogamente, l’inganno ideato per difendere ad esempio i propri connazionali è cosa antipolare alla menzogna funzionale a politiche di potere e di offesa. Ne deriva un uso buono e/o cattivo dei Servizi segreti.
In questa prospettiva, ricordo una “buona gestione della complessità”, da parte dei Servizi di spionaggio, nella crisi di Cuba e nello sbarco in Normandia. Questi casi storici si possono considerare analoghi a quello ricostruito nel film.
Il “D-Day” era stato preparato a tavolino dai Servizi Alleati.
Il fatto d’aver disorientato con l’astuzia i Nazisti ha consentito tra l’altro di salvare tanti uomini quanti erano i soldati schierati nei luoghi, dove lo sbarco degli Alleati era atteso da Hitler, ma dove non sarebbe avvenuto.
Per “disinformare”, gli Alleati impiegarono anche il metodo della “spia doppia” (è questa una spia dai nervi saldi e dall’ingegno creativo, capace di preparare con pazienza una miscela esplosiva di vero e di falso a favore delle due parti, proteggendone nel tempo una, mentre tradisce l’altra).
Il regista dà risalto anche all’aspetto psicologico: nel gruppetto dei malcapitati c’è un funzionario che è inizialmente il più restio a “farsi liberare”.
Sarà proprio lui che - una volta maturata la sua scelta - favorirà il buon esito dell’esfiltrazione (mettendo a frutto la sua conoscenza di una lingua persiana).
L’esfiltrazione è il trasferimento di una o più persone, dal territorio di uno stato a quello di un altro stato.
Tale trasferimento, essendo illegale secondo le leggi locali, spesso richiede l’uso della violenza. Quando le leggi sono ritenute ingiuste (es. una tassazione considerata eccessiva, l’apartheid visto dal lato degli oppressi), il desiderio di libertà spesso assume la forma della ribellione. Quest’ultima è sentita come una condotta legittima, che tuttavia rimarrà illegale finché le leggi non verranno cambiate. Di qui il ruolo di tutela della giustizia giocato, nel tempo, dalle norme di Revisione delle Costituzioni (v. per l’Italia, art. 138, Cost. 1947).
La licenza resta comunque una degenerazione sia della libertà, che della ribellione avvertita come legittima.
Il regista descrive in modo equanime il dolore delle vittime: americani da un lato, e iraniani dall’altro (sotto i duri regimi di Reza Pahlavi e di Ruhollah Khomeini). Qui il film è molto vicino al buon giornalismo, o al genere del documentario ».
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molenga
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giovedì 13 dicembre 2012
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decodificato
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nel 1979, dopo la rivoluzione degli ayatollah, lo scià trova rifugio negli stati uniti, paese che lo ha sostenuto durante gli anni della sua dittatura; in patria la gente ne chiede l'estradizione per processarlo e condannarlo, estradizione che non viene presa in considerazione: così la massa inferociata invade l'ambrasciata usa a teheran; 6 uomini riescono a fuggire e a rifugiarsi nell'abitazione privata dell'ambasciatore canadese.
Per loro si mette in moto un piano di liberazione orchestrato da Tony Mendez, esperto in estrapolazioni da paesi non alleati; bella versione di un fatto reala diretta e interpretata da ben afflek, vero pigmalione, migliorato sia nella recitazione che nella regia: una grande fotografia e una puntigliosa cura dei dettagli dell'epoca fanno dui"argo" un film da non perdere.
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andreafalci
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martedì 11 dicembre 2012
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un bellissimo film coinvolgente e commovente.
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Forsse il più bel film che ho visto in questo 2012, ovvero con tutte le emozioni che si possono provare, e ciò e già un pregio non da poco, almeno io l ho apprezzato per il suo carico di umanità. Ma anche perchè è incalzante coi giusti ritmi che portano a una crescente suspense. Il merito ovviamente è di tutto il cast. senza nessuna sbafatura, semplicemente perfetto. Mi farà piacere ricordarlo per lungo tempo.
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gianni barbanera
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lunedì 10 dicembre 2012
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l'america di argo con qualche sbavatura...
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E' più che certo che Ben Afflek, produttore, regista ed attore di Argo abbia confezionato un buon prodotto cinematografico nel solco del collaudato cinema civile che, da Tutti gli Uomini del Presidente ai film di Robert Redford, ha costellato la produzione americana. Ma Ben Afflek è ancora giovane e non è detto che la passione civile in stile redfordiano non viri nel cinismo catartico del ben più rude Clint Eastwood. La pellicola è tre film in uno: il film d'azione, la commedia brillante hollywoodiana e il film d'ambientazione esotica, ma non è detto che i tre piani narrativi si intersechino alla perfezione dall'inizio alla fine.
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E' più che certo che Ben Afflek, produttore, regista ed attore di Argo abbia confezionato un buon prodotto cinematografico nel solco del collaudato cinema civile che, da Tutti gli Uomini del Presidente ai film di Robert Redford, ha costellato la produzione americana. Ma Ben Afflek è ancora giovane e non è detto che la passione civile in stile redfordiano non viri nel cinismo catartico del ben più rude Clint Eastwood. La pellicola è tre film in uno: il film d'azione, la commedia brillante hollywoodiana e il film d'ambientazione esotica, ma non è detto che i tre piani narrativi si intersechino alla perfezione dall'inizio alla fine. Il regista Afflek ha conciato l'attore Afflek sui tratti del protagonista (l'agente della CIA Mendez) come un improbabile "amigo" messicano con zazzerona e barba lunga; mentre gli altri protagonisti, sull'onda del cinema verità, hanno le fattezze molto somiglianti ai protagonisti della storia. Sinceramente la parte più godibile del film rimane quella che si svolge a Hollywood dove la CIA organizza un falso, Argo appunto, per andare a liberare i 6 americani nascosti nell'abitazione dell'ambasciatore canadese a Teheran, ma anche qui, rimane la sensazione di aver visto tre film in uno senza averne assimilato nessuno ...
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