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domenica 9 settembre 2012 - Approfondimenti

Argo al festival di Toronto

Ben Affleck dimostra di essere uno dei maggiori talenti americani dietro la macchina da presa.
di Adriano Ercolani

domenica 9 settembre 2012 - Approfondimenti

Teheran, 1979. Dopo la salita al potere di Khomeini, l'Iran diventa un paese radicalmente antiamericano. Durante una delle numerose manifestazioni viene presa d'assalto l'ambasciata degli Stati Uniti, e soltanto sei dipendenti riescono a trovare rifugio in casa dell'ambasciatore canadese in città. L'agente della CIA Tony Mendez escogita un piano a dir poco originale per tirarli fuori dal paese ostile: mettere in piedi un finto film di fantascienza prodotto a Hollywood e correre in loro aiuto con la scusa della ricerca delle location adatte per girarlo. Con l'aiuto di colleghi e veri produttori di Los Angeles, Mendez si lancia nell'impresa che appare disperata.
Dopo il sorprendete esordio del doloroso Gone Baby Gone e la conferma autunnale del solido The Town, Ben Affleck con il suo terzo Argo dimostra definitivamente di essere uno dei maggiori talenti americani dietro la macchina da presa. Il suo thriller in costume è un opera dalla messa in scena tanto semplice quanto efficace, che punta al realismo senza però ostentarlo, e si concentra maggiormente sulla potenza della narrazione, fattore che riesce ad evidenziare un grande ritmo narrativo e la prova maiuscola di tutti gli attori in scena, soprattutto quelli di supporto.
Dopo un inizio molto classico, in cui la situazione di pericolo viene settata senza alcuna forzatura e inutile accelerazione, ma al contrario con la perfetta dose di credibilità, quando parte la folle operazione di salvataggio i toni più leggeri e alcune battute di vera comicità permettono a grandi caratteristi come John Goodman, Bryan Cranston e il "grande vecchio" Alan Arkin di ritagliarsi momenti di grande sapienza recitativa: non ci sarebbe assolutamente da stupirsi se alle prossime nomination agli Oscar uno o due dei nomi appena citati fosse candidato come attore non protagonista. Dal canto suo Affleck, come aveva fatto con The Town, si ritaglia un ruolo da protagonista piuttosto dimesso e stilizzato, una parte che può essere recitata secondo le sue possibilità, certamente non a livello degli altri ma comunque più che sufficienti per non sfigurare.
Se dunque Argo nella prima parte si presenta come un film molto solido, nella seconda diventa realmente emozionante. Il crescendo di tensione che monta con la lunga sequenza che chiude il lungometraggio è dosato alla perfezione, scandito da un montaggio ammirevole. La fotografia elegante ma sempre sobria incornicia poi il tutto in una visione asciutta degli eventi. Argo passa così dall'essere un buon film a diventare grande cinema. Ben Affleck continua dunque il suo percorso registico come meglio non avrebbe potuto. Da applauso.

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