| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Michel Hazanavicius |
| Attori | Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman, James Cromwell, Penelope Ann Miller Missi Pyle, Joel Murray, Beth Grant, Stuart Pankin, Elizabeth Tulloch. |
| Uscita | venerdì 9 dicembre 2011 |
| Tag | Da vedere 2011 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 4,09 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 7 giugno 2019
Jean Dujardin e Berenice Bejo sono i protagonisti di una storia ambientata durante il passaggio tra il cinema muto e quello sonoro. Il film è stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2011. Il film ha ottenuto 10 candidature e vinto 5 Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha vinto un premio ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a David di Donatello, 6 candidature e vinto 3 Golden Globes, 12 candidature e vinto 7 BAFTA, 4 candidature e vinto un premio ai European Film Awards, 10 candidature e vinto 6 Cesar, ha vinto 2 NYFCCA, 11 candidature e vinto 4 Critics Choice Award, 3 candidature e vinto un premio ai SAG Awards, a AFI Awards, In Italia al Box Office The Artist ha incassato 2,9 milioni di euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Hollywood 1927. George Valentin è un notissimo attore del cinema muto. I suoi film avventurosi e romantici attraggono le platee. Un giorno, all'uscita da una prima, una giovane aspirante attrice lo avvicina e si fa fotografare sulla prima pagina di Variety abbracciata a lui. Di lì a poco se la troverà sul set di un film come ballerina. È l'inizio di una carriera tutta in ascesa con il nome di Peppy Miller. Carriera che sarà oggetto di una ulteriore svolta quando il sonoro prenderà il sopravvento e George Valentin verrà rapidamente dimenticato.
Anno Domini 2011, era del 3D che invade con qualche perla e tante scorie gli schermi di tutto il mondo. Michel Hazanavicius porta sullo schermo, con una coproduzione di rilievo, un film non sul cinema muto (che sarebbe già stato di per sé un bel rischio) ma addirittura un film 'muto'. Cioé un film con musica e cartelli su cui scrivere (neanche tanto spesso) le battute dei personaggi. Si potrebbe subito pensare a un'operazione da filologi cinefili da far circuitare nei cinema d'essai. Non è così. La filologia c'è ed è così accurata da far perdonare l'errore veniale dei titoli di testa scritti con una grafica e su uno sfondo che all'epoa erano appannaggio dei film noir. Hazanavicius conosce in profondità il cinema degli Anni Venti ma questa sua competenza non lo ha raggelato in una riesumazione cinetecaria. Si ride, ci si diverte, magari qualcuno si commuove anche in un film che utilizza tutte le strategie del cinema che fu per raccontare una storia in cui la scommessa più ardua (ma vincente perlomeno al festival di Cannes) è quella di di-mostrare che fondamentalmente le esigenze di un pubblico distante anni luce da quei tempi sono in sostanza le stesse. Al grande schermo si chiede di raccontare una storia in cui degli attori all'altezza si trovino davanti una sceneggiatura e un sistema di riprese che consentano loro di 'giocare' con i ruoli che gli sono stati affidati. Se poi il film può essere letto linguisticamente anche a un livello più alto (come accade in questa occasione in particolare con l'uso della colonna sonora di musica e rumori) il risultato può dirsi completo. Per una volta poi si può anche parlare con soddisfazione di un attore 'cane'. Vedere per credere.
Con un film muto all'interno di un film altrettanto muto inizia The Artist, storia di un artista del cinema di quel periodo che all'apice del successo cade rapidamente in disgrazia per l'avvento del sonoro. E storia di una giovane attrice, i cui esordi si intrecciano brevemente, ma emotivamente in modo intenso, con quelli del protagonista, e che parallelamente ascende invece all'olimpo come nuova stella [...] Vai alla recensione »
Può un film in bianco e nero e (quasi) interamente muto, proiettato in formato quadrato nonché lievemente accelerato (22 fotogrammi al secondo invece dei consueti 24) rompere il tacito patto tra il critico e lo spettatore? Certamente sì, nel caso di «The Artist» del francese Hazanavicius (candidato non a caso a cinque Golden Globes): rinunciando al dovere professionale di mediare tra i diversi gusti [...] Vai alla recensione »