| Anno | 2009 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | USA |
| Durata | 112 minuti |
| Regia di | Kenny Ortega |
| Attori | Michael Jackson, Nick Bass, Michael Bearden, Daniel Celebre, Mekia Cox Misha Gabriel, Judith Hill, Dorian Holley, Devin Jamieson, Bashiri Johnson, Charles Klapow, Jonathan Moffett, Orianthi, Darryl Phinnessee, Dres Reid, Ken Stacey, Tyne Stecklein. |
| Uscita | mercoledì 28 ottobre 2009 |
| Tag | Da vedere 2009 |
| Distribuzione | Sony Pictures Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,60 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento venerdì 19 febbraio 2010
Una raccolta di interviste, video delle prove e del dietro le quinte di Michael Jackson mentre si prepara per la sua serie di spettacoli a Londra tutti esauriti. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office Michael Jackson's This Is It ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 4,2 milioni di euro e 2,2 milioni di euro nel primo weekend.
Michael Jackson's This Is It è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
e Blu-Ray
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Michael Jackson muore in scena come in un dramma shakespeariano. Suicidio, overdose, arresto cardiaco? Il sesso, le (presunte) molestie, la fama. C'è tutto, come in un film hollywoodiano. C'è una grande villa, una stanza piena di indizi, un corpo nudo sul letto, la polizia che indaga, la folla che spinge fuori e oltre i nastri, l'autopsia, le (inverosimili) ipotesi del decesso, le esequie, quelle pubbliche e quelle private. Muore così il 25 giugno a Los Angeles e a un mese dal suo concerto londinese, Michael Jackson, Re del Pop, che resisteva al tempo danzando. Ma il sadismo della stampa e dello spettatore vuole sopra ogni cosa che il morto resti in scena a ciondolare sul patibolo mediatico, senza il conforto di potersene mai davvero andare via. Corpo conteso, eredità (artistica e sostanziale) reclamata, immagine contestata, l'artista dell'Indiana non trova pace, ostinatamente e barbaramente esposto alla luce del racconto. La sua vita e la sua morte vengono catturate e imbrigliate dentro una cronaca volgare e indecente. Poi arriva in sala Michael Jackson's - This is it di Kenny Ortega, si spengono le luci e inizia un altro film che potrete (e dovete) vedere in tutte le sale del mondo per quindici giorni. Poi verrà annullato, come un concerto in un giorno mesto di pioggia.
Diretto e prodotto da Ortega con il supporto della Fondazione Michael Jackson, il documentario pop del regista californiano è uno sguardo privato sul concerto che avrebbe, ci potete giurare, rivoluzionato l'arte dello stare in scena. Declinando l'approccio biografico, le interviste, gli sballi, le strade percorse o i negozi visitati, l'autore mette ai nastri di partenza una lucida, tirata e micidiale macchina del pop che si chiama(va) Michael Jackson, regalando ai suoi spettatori quello che sarebbe stato l'ultimo tour dell'artista e offrendogli un punto di vista (im)possibile su tutte le prove provate, sofferte, sudate. Non appena Michael entra sulla scena, in giacca in silver e simultaneamente nera, meraviglia del découpage, gli occhi si spalancano e l'anima si desta. Adesso esistono soltanto il gesto, il volto, il corpo, la musica, la parola, il tono, l'emozione. Come il suo man in the mirror, Jackson risponde con uno sguardo d'intesa alla sua immagine speculare.
Da Bad a Thriller, da Billie Jean a Go to be there, da Smooth Criminal a I just can't stop loving you, M. J. si muove agile, esperto e sinuoso, battendo il tempo in un'esecuzione perfetta che provoca emozioni autentiche. Perché la bravura tecnica, come suggeriscono le coreografe addette alle selezioni dei ballerini che faranno corona intorno all'artista, non è sufficiente per concretizzare un sogno e raggiungere "la prima fila" nello show. Soltanto undici ballerini proveranno la singular sensation in costumi dorati e cilindro, soltanto la prima linea accompagnerà Jackson sul palco e ne sarà la sua osservante e reverente emanazione, moltiplicata all'infinito come negli specchi di Chorus Line e grazie alla magia del green screen. Dopo aver personalmente promosso gli elementi più meritevoli, l'artista avvia lo show, rigorosamente cronometrico e superbamente coreografico, costringendo la macchina da presa da creatrice dello spettacolo a spettatrice dell'esibizione.
Lo schermo diventa allora tutta una scoperta: M. J. allarga le braccia e muove le mani come un direttore d'orchestra in un teatro di marionette e di talenti, dentro uno spettacolo fondato sulla centralità della danza e di un artista in grado di avere vita sulla scena e di distruggere gli automatismi quotidiani del corpo, creando una diversa qualità di energia, visibile anche in situazioni di immobilità. Dietro l'impressione di facilità e naturalezza, lo spettatore scoprirà una mania di perfezionismo assoluta ("Le prove servono a questo"), sempre nobile, sempre garbata. Il momento più poetico è il virtuosistico assolo su Billie Jean, mentre ballerini e stelle stanno a guardare. Guardano espandersi il suo mito leggero e impalpabile, la dimensione espressiva della sua anima, la verità di un corpo che balla "ricomposto" (da Ortega) nel modo e nel luogo giusto. This is it. That is it.
Realizzato selezionando e montando insieme alcune sequenze tra più delle 100 ore di girato che le telecamere hanno ripreso dietro le quinte dello spettacolo, This is it racconta il periodo di prove che va dall'aprile al giugno 2009, cioè pochi giorni prima del debutto che avrebbe dovuto tenersi all'Arena O2 di Londra. Secondo Ortega, che la scorsa settimana ha abbandonato l'idea di dirigere il remake di Footlose, con protagonista Chace Crawford, il Nate Archibald della serie tv Gossip Girl, il film e il regalo di Michael ai fan: "Quando abbiamo iniziato a lavorare sulle riprese, abbiamo capito di avere per le mani qualcosa di straordinario, – ha detto il regista - uno sguardo esclusivo e privato nel mondo di un genio creativo". In quasi due ore This is it permette, per la prima volta, a fan e curiosi di vedere Jackson che lavora duro su ogni balletto e ripete tutti i passi finchè non sono perfetti. Oppure guida e coordina senza sosta cantanti, ballerini, membri della band, coreografi, creatori degli effetti speciali per riuscire a creare un concerto memorabile. E oltre ad avere un'idea di quello che sarebbe stato lo show, si può cogliere l'umanità dell'artista, le sue emozioni e il suo modo di interagire con i membri del suo staff, con alcuni amici. Non a caso il documentario si apre con i cantanti e i ballerini che hanno collaborato a questo progetto con la star e raccontano alle telecamere cosa abbia significato condividere il palco con un divo come Jackson, il cui talento non è mai stato messo in discussione, nemmeno nei momenti più difficili della sua vita. Quello che rimane e rimarrà sono le sue canzoni, molte delle quali memorabili, che il film ripropone. Da "Wanna Be Startin' Somethin'", "Beat It", "Thriller", "Black or White" e "Man In The Mirror", passando naturalmente per "This is it "(Questo è tutto), quell'inedito scritto nel 1983 col cantante americano Paul Anka, uscito solo ora dal cassetto.
PERCORSI DIDATTICI
Michael Jackson era un grande cantante e ballerino che ha raggiunto il successo grazie ad una lunga preparazione. Quanto è importante secondo te studiare e essere preparati per raggiungere uno scopo?
Pur essendo un multimilionario, Michael tratta tutti con rispetto e affetto, aiutando e suggerendo cose anche a chi è molto più giovane di lui. Credi sia un atteggiamento utile? Pensi lo facciano anche altre star? Come ti comporteresti tu se diventassi famoso in tutto il mondo?
Perché è così importante per il cantante fare un bello spettacolo? Non ha già ottenuto tutto quello che voleva dalla vita?
Pensi che questo documentario serva ai fan di Michael? Potrà farli sentire meno tristi per la sua morte?
Micheal Jackson è il cantante che ha venduto più dischi in assoluto, il ballerino più innovativo e apprezzato del mondo, trasgressivo e romantico nello stesso momento. Il film non è un vero documentario, non si entra nella sua vita privata, ci si limita ha vederlo nella preparazione di un suo concerto.
Avrebbe dovuto segnare il grande ritorno del Re del Pop sul palcoscenico: un tour di 50 date all’Arena O2 di Londra durante il quale Michael Jackson avrebbe salutato il suo pubblico. This Is It, “questo è quanto”, così lo aveva presentato alla conferenza stampa che si era tenuta lo scorso marzo proprio a Londra, per mettere in chiaro le sue intenzioni di ritirarsi dal mondo della musica da lì a breve.
Se questo era Michael Jackson poco prima di morire (This is it era il titolo del brano che chiudeva e insieme titolava il suo ritorno concertistico sulle scene), l’unica cosa da fare è chiedergli scusa. Ricordate? «Non si reggeva più in piedi, era ormai pelle e ossa, si drogava, era calvo, aveva la dentiera»... E invece dalle immagini del film-documentario che racconta i tre mesi di prova per il primo [...] Vai alla recensione »