| Anno | 2009 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Israele, Germania, Francia, Libano |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Samuel Maoz |
| Attori | Oshri Cohen, Michael Moshonov, Zohar Shtrauss, Reymond Amsalem, Itay Tiran Yoav Donat, Dudua Tasas, Dudu Tassa. |
| Uscita | venerdì 23 ottobre 2009 |
| Tag | Da vedere 2009 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,55 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 28 agosto 2020
Il viaggio del primo carrarmato che ha attraversato il confine libanese. Quella che doveva essere una missione della durata di un giorno è diventato invece un'inferno. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, Il film è stato premiato a Venezia, 5 candidature e vinto 2 European Film Awards, In Italia al Box Office Lebanon ha incassato 347 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Libano, giugno 1982. Un carro armato carico di armi e quattro giovani soldati avanza solitario dentro un villaggio, bombardato e abbattuto dall'Aviazione Militare israeliana. Assi è un comandante che non ha mai comandato, Shmuel un artigliere che non ha mai colpito, Herzl un servente al pezzo che non ha mai caricato una bomba e Yigal un pilota di un carro corazzato che non conosce destinazione. Impressionabili ed inesperti piangono e resistono dentro il "Rinoceronte" sferragliante, contro una guerra che non hanno voluto e un nemico che non vogliono condannare. Smarrita la direzione, mancata la posizione e assediati dalla paura, tenteranno una fuga disperata verso un campo di girasoli e una terra "promessa" (a tutti).
I soldati di Samuel Maoz non amano la guerra e sono lontani, molto lontani, dagli artificieri volontari e "in erezione" della Bigelow (The Hurt Locker). Impegnati sul fronte iracheno a disinnescare bombe e incapaci di tornare alla normalità, i soldati dipendenti della regista americana sono rimpiazzati, sullo schermo e al fronte, dai "corpi corazzati" e arruolati nelle Forze Armate israeliane durante la Prima Guerra del Libano di Maoz. Addestrato a vent'anni come artigliere, l'esordiente regista israeliano gira un film di guerra contro la guerra, riuscendo a mantenersi in equilibrio, a governare l'orizzonte del discorso e l'inferno della sua messa in scena, l'alto e il basso, la battaglia e l'annientamento umano. Claustrofobico e trincerato Lebanon guarda alla guerra attraverso il mirino-obiettivo di un artigliere che, idealmente prossimo al Piero di De Andrè e al tenente Ottolenghi di Lussu (e Rosi), rifiuta in lacrime e indisciplinato di uccidere e di uccidersi.
Come gli idealismi, gli ufficiali nel film servono a "cacciare innanzi i soldati", lasciati morire da una nazione assediata e in crisi nonostante la promessa che nessuno sarebbe stato abbandonato. La guerra "in un interno" raccontata da Maoz è quella della Storia, ancorata a una letteratura che l'ha definita, allestita, giustificata, compresa, perdonata o condannata, e allo stesso tempo quella del presente, ancora aperta e infinita, ancora chiusa nella sua logica di parte, immatura nelle riflessioni, relativa nella rappresentazione. Se la Prima Guerra del Libano appartiene all'altro secolo, i conflitti arabo-israeliani perseverano, eternamente in corso si allungano sulla nuova epoca, veicolati dalle immagini redacted dei servizi giornalistici. Contro le conseguenze mediatiche e i percorsi retorici creati dai media, si leva in alto l'immaginario cinematografico, interrogandosi e scavando nella componente umana di ogni guerra.
La guerra israeliana dell'82 in Libano, vissuta attraverso lo sguardo del puntatore di un carrarmato, appare nella sua realtà non solo cruda e violenta come tutte le guerre, di più, nel suo essere claustrofobica e disgustosa. L'addetto al puntatore è un giovane israeliano che guarda atterrito nel suo strumento di lavoro, ma non ce la fa a sparare, si ribella contro il capo che pretende di ordinargli [...] Vai alla recensione »
Come è stato fare un lavoro così personale? Samuel Maoz: L'intero film si svolge all'interno del carroarmato mentre la guerra è vista solamente attraverso il mirino ed è stata creata dalla mia mente con l'intenzione di usare le memorie del mio soggetto, questo è stato il filtro attraverso il quale ho voluto raccontare la mia storia. Non voglio che il pubblico comprenda solamente il sentimento, ma voglio che lo provi, perché in questo caso ho avuto bisogno di creare questa situazione in cui metto il pubblico all'interno del carroarmato per farlo identificare completamente con il personaggio: [...]
Vincitore dell' ultima Mostra di Venezia, Lebanon di Maoz Shmulik è la definitiva dimostrazione che il cinema israeliano si sta affermando come uno dei migliori del mondo: forse il migliore in assoluto di questi anni. È un film implacabile, duro e calcolato al millimetro, ma anche pieno di verità: non ti illustra una tesi, preferisce buttarti in faccia le evidenze.