Meduse

Film 2007 | Drammatico, 78 min.

Regia di Etgar Keret, Shira Geffen. Un film Da vedere 2007 con Sarah Adler, Nikol Leidman, Gera Sandler, Noa Knoller, Ma-nenita De Latorre. Cast completo Titolo originale: Meduzot. Genere Drammatico, - Israele, Francia, 2007, durata 78 minuti. Uscita cinema venerdì 16 novembre 2007 distribuito da Sacher. - MYmonetro 3,58 su 31 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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In un allegro disordine ognuno cerca il suo posto, l'amore, l'oblio o il ricordo, perché così è la vita a Tel Aviv. In Italia al Box Office Meduse ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 156 mila euro e 33,7 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
3,58/5
MYMOVIES 3,75
CRITICA 3,30
PUBBLICO 3,34
CONSIGLIATO SÌ
Poetico, tristemente dolce, malinconico e colorato, un intreccio di vite che commuove fin dalla prima inquadratura.
Recensione di Claudia Resta
giovedì 1 novembre 2007
Recensione di Claudia Resta
giovedì 1 novembre 2007

Tel-Aviv, oggi. Al suo matrimonio, mentre il marito e gli invitati sono occupati a divertirsi e si dimenticano temporaneamente di lei, Keren (Noa Knoller) si rompe una gamba e il gesso che ne consegue fa saltare la luna di miele ai Caraibi. Batya (Sarah Adler), invece, fa la cameriera al ricevimento di nozze e, la mattina successiva, incontra sulla spiaggia una strana bambina (Nikol Leidman) che sembra essere uscita dalle onde: tra le due nasce uno strano legame, che cambia la vita della ragazza in modo decisamente drastico. Anche Joy (Ma-nenita De Latorre) è, a suo modo, una cameriera: arriva in Israele dalle Filippine e tenta di non perdere i legami con la famiglia: il lavoro per una vecchia signora severa le scalda finalmente il cuore...
Poetico, tristemente dolce, malinconico eppure colorato: il primo film della coppia esordiente Keret-Geffen non può che commuovere e affascinare sin dalle prime inquadrature. L'attenzione per i particolari, i tagli di ripresa, la tavolozza pittorica e le sottili geometrie sono al contempo meticolosi e impressionanti: è impossibile non sorridere di gioia mentre si esplorano le vie artistiche di questa coppia di scrittori prestati (e, si spera, acquisiti) al cinema.
Mentre si susseguono momenti di vero genio, quali una cascata che si trasforma in quadro, o un mare che diviene mezzo di trasporto, viviamo la lirica del silenzio, che lascia spazio ai rumori quotidiani, bellissimi da riscoprire. E' così che gli occhi di una bambina venuta dal mare, insieme ai suoi sorrisi, risvegliano in noi immagini e ricordi ancestrali, cullati dalla colonna sonora, impalpabile ma sapientemente presente. Portati per mano dalla tragedia dell'impossibilità della comunicazione umana, che appare in tutto il suo sgomento, non possiamo che scorrere come un album di fotografie in movimento i quadri della storia, sempre viva, senza tempi morti e con ricorrenti citazioni, come uno specchio nello specchio.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Tolto Amos Gitai, esule volontario in Europa, in 60 anni il cinema israeliano è stato abbastanza sterile, senza registi importanti e, comunque, non all'altezza della sua letteratura. Qualcosa si muove nel 2000. Dopo Dover Kosashvili ( Matrimonio tardivo ), arriva la coppia dei coniugi Geffen-Keret con un film più che interessante dove la guerra non è mai nominata, ma si può sentirla nel malessere dei personaggi, raccontato con una leggerezza disinvolta che attinge all'umorismo nero. Sono 3 storie che si alternano con ammirevole fluidità e 8 personaggi principali (di cui 7 femminili) abitanti a Tel Aviv-Giaffa. Tra loro c'è una bambina taciturna che esce dal mare e al mare ritorna, misteriosa e inesistente nel senso che appare nei ricordi dell'adulta Batya. In preda ai postumi di una commozione cerebrale, la vede come una proiezione di sé stessa durante un'infanzia infelice. Scritto e diretto dalla Geffen, regista di teatro, figlia del poeta Yehonatan e nipote del famoso generale e politico Moshe Dayan (1915-81), ma tratto da uno dei racconti di Pizzeria Kamikaze del marito che firma la regia, ma non la sceneggiatura. Il titolo allude alle meduse marine, sinuose e ondeggianti come il mare da cui nascono e che rappresenta l'inconscio, ma anche la paura. Girato in 27 giorni con postproduzione digitale.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 23 marzo 2016
Luigi Chierico

Un libro che non sia un romanzo, ma soltanto una raccolta di racconti, può essere bellissimo,come ad esempio “L’amante fedele“di M. Bontempelli, premio Strega 1953,che costituisce fascino per la Lettura;chi può dimenticare Medina?. Così dicasi per questo delizioso e poetico film,vedendolo pare sfogliare le pagine di un libro illustrato,soffermarsi a guardare più che a leggere, e il girar pagina è la [...] Vai alla recensione »

sabato 7 maggio 2016
Guidobaldo Maria Riccardelli

Le vite di tre donne, diverse per età, nazionalità ed estrazione, saranno cambiate, più o meno casualmente, dall'incontro con altrettanti personaggi femminili, anche questi opposti per svariati aspetti. Buona produzione premiata a suo tempo a Cannes, pecca di un certa superficialità nella traduzione delle emozioni; a scanso di equivoci: con superficialità non intendiamo una mancanza di cura stilistica, [...] Vai alla recensione »

giovedì 30 luglio 2015
dario

L'impegno c'è, anzi è sin troppo e questo eccesso, poco controllato, rischia di rovinare il film. C'è la sensazione di qualcosa di inespresso rispetto alle premesse e qualcos'altro di facile per le decisioni rappresentative, tutte eccessivamente al limite. La tensione è creata da questo eccesso, mancando la capacità di svilupparla nella storia.

sabato 26 dicembre 2009
Twoems

Un film banale, inconcludente, noioso, non si capisce dove vuole andare a parare. Inutile.

domenica 30 settembre 2012
piroclastico

Meduse è un film ben costruito. Ci consente prossimità ai personaggi.  Solitudine e incomunicabilità, i temi del film?.  Direi di no. Piuttosto sono messe in luce le pieghe della comunicazione, in quella sua possibilità di riconoscere o non riconoscere l'altro. Del resto, segni di compagnia e cura lasciano intendere che non è la solitudine il focus, [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

Un "primo film" che viene da Israele, diretto da una coppia di artisti, Shira Geffen (anche sceneggiatrice) e Etgar Keret, premiato con la Caméra d'Or a Cannes. Vale assolutamente la pena vederlo: pur lontano dalle implicazioni geopolitiche con cui siamo soliti pensare quel paese, Meduse mette in scena personaggi che forse ci somigliano, di certo ci riguardano, con un tocco lieve ma ricco di senso. [...] Vai alla recensione »

Dario Zonta
L'Unità

Meduse è un piccolo film israeliano, opera prima di due registi, Edgar Keret e Shira Geffen, che nella vita sono una coppia e di professione scrittori. Keret è romanziere pubblicato in Italia da e/o (Pizzeria Kamikaze, Le tette di una diciottenne). Shira Geffen è una scrittrice di libri per l'infanzia e apprezzata regista teatrale. Meduse (vincitore della Camera D'or a Cannes e distribuito in Italia [...] Vai alla recensione »

Boris Sollazzo
Liberazione

Di Israele parlano tutti, ma nessuno la conosce. E' un paese che, per essere capito, va vissuto. Si deve entrare dentro l'animo tormentato di un paese eccezionale, nel bene e nel male, e anche disperatamente normale, sempre alle prese con contraddizioni laceranti. Meduse , che non è film politico o sociale in senso stretto, ci riesce con poetica naturalezza.

Alessandra Levantesi
La Stampa

Personaggi che, come da titolo, fluttuano nel mare della vita condotti dalla corrente della casualità (o dell'inconscio?): sono i protagonisti di Meduse, opera prima firmata dallo scrittore israeliano Etgar Ekert con la moglie sceneggiatrice Shira Geffen. E anche se il copione porta solo il nome di lei è facile ritrovare in questo bel film la grazia malinconica e la comicità surreale dei racconti brevi [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Sei personaggi, tante piccole storie, una città di mare vista in una luce del tutto diversa dal solito (Tel Aviv), tante vite "bloccate" nell'apatia o nel risentimento che riprendono il loro corso grazie a qualcuno che spesso nemmeno è consapevole del suo ruolo. Ci sono film che sembrano fatti della materia impalpabile delle emozioni, la materia cui danno forma con pochi tocchi leggeri e precisi impastando [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Giovanissime, poco più che adolescenti, di mezz'età,anziane.Semplicemente donne, tante donne, ognuna con desideri e speranze, ansie e incubi, piccoli sogni e, a volte, chiusure insuperabili. È attorno alle loro vite che ruota Meduse, di Etgar Keret e Shira Geffen,un piccolo film capace con la sua grazia di vincere la Caméra d'Or all'ultimo Festival di Cannes.

A. O. Scott
The New York Times

“Jellyfish” is the kind of movie — not quite ubiquitous, but not exactly rare either — in which the accidental connections between lonely city dwellers are given a magical glow of serendipity. Like Miranda July’s “Me and You and Everyone We Know” and Jill Sprecher’s “Thirteen Conversations About One Thing” — Los Angeles and New York variations on this conceit — “Jellyfish,” which takes place mainly [...] Vai alla recensione »

Emiliano Morreale
Film TV

I registi di questo film, vincitore della Caméra d'Or a Cannes 2007, non sono esordienti qualunque. Keret è uno scrittore noto (in Italia lo traduce e/o); Shira Geffen, moglie di Keret, è anche nipote di Moshe Dayan, figlia di un poeta, sorella di un famoso cantante. Dei libri di Keret, si ritrovano in Meduzot il mondo bizzarro e il tocco astuto, ma qui le storie narrate si concentrano su personaggi [...] Vai alla recensione »

Kenneth Turan
The Los Angeles Times

Seductive and intoxicating, playfully surreal and inexplicably moving, "Jellyfish" is almost impossible to pin down or even categorize. Artistic, daring, surprising, it resists fitting into words at all. That's ironic because its Israeli co-directors, Etgar Keret and Shira Geffen (who jointly won Cannes' coveted Camera d'Or for best first film for "Jellyfish"), live lives that revolve around the [...] Vai alla recensione »

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