| Anno | 2005 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Ferzan Ozpetek |
| Attori | Barbora Bobulova, Andrea Di Stefano, Lisa Gastoni, Caterina Vertova, Massimo Poggio Camille Dugay Comencini, Gigi Angelillo, Erika Blanc. |
| Uscita | venerdì 25 febbraio 2005 |
| MYmonetro | 2,24 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 23 febbraio 2021
Fiacco, insostenibile il ritmo del film: sopravvivere alla parte centrale metterebbe a dura prova un monaco zen al più alto grado di imperturbabilità. Ha vinto 2 David di Donatello, In Italia al Box Office Cuore sacro ha incassato 3,2 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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"I poveri sono poveri e a noi dispiace, ma che possiamo farci?"
Così chiosava, in maniera cinica ma realistica, Anthony Hopkins in Casa Howard di James Ivory. Parecchi lustri dopo, il regista più (positivamente) costante degli ultimi anni, prova a dare una risposta molto personale al problema che affligge l'umanità dai suoi albori: il divario tra i ricchi ed i poveri. Il problema resta, come ovvio irrisolto, e, ahimè, il trend positivo di Ozpetek s'interrompe bruscamente. Cuore Sacro, è infatti il peggior film del regista turco, una pellicola affossata da uno script troppo confuso, realizzata in maniera frettolosa e dalla morale finale ampiamente discutibile.
I difetti oggettivi del film sono tutti formali. La messa in scena è barocca e sfarzosa, ha delle belle trovate stilistiche, che ammiccano dichiaratamente al portato religioso che Ozpetek, generalmente sensibile, inserisce in tutte le sue realizzazioni, ma appaiono meri esercizi retorici, privi di spessore etico e morale.
Gli attori sono pessimi. La Bobulova si muove sulla scena con la grazia di un cetaceo spiaggiato ed agonizzante, la giovane Comencini è un monumento vivente all'insopportabilità, mentre gli altri personaggi, sono mere comparse e spariscono di fronte alla sistematica presenza in scena della protagonista che invade silenziosamente ogni ripresa, ogni inquadratura.
Fiacco, insostenibile il ritmo del film: sopravvivere alla parte centrale metterebbe a dura prova un monaco zen al più alto grado di imperturbabilità, con la musica di Guerra che sottolinea ogni passaggio con fare tronfio e rimbombante e la macchina da presa che indugia senza pietà sul bel volto della Bobulova senza un motivo apparente, se non quello di cogliere l'assoluta vacuità delle sue espressioni. I personaggi vanno e vengono, non c'è un minimo di approfondimento, sono presi e buttati via. La climax francescana che è posta come prefinale appare banale e ridondante e il discorso del prete (la Chiesa ne esce a pezzi, e questo è l'unico punto condivisibile) è un campionario di luoghi comuni. Atroce infine il "colpo di scena finale", con tanto di reincarnazione... Qui finisce l'elenco delle storture della pellicola, già bastanti a decretare un pollice verso senza se e senza ma.
Sicuramente non era intenzione del regista approntare un quadro documentaristico o credibile dell'intera vicenda, ma la coltre di noia che avvolge Cuore Sacro, la sua totale incapacità di emozionare, lo scarso appeal dei personaggi, porta a considerare l'opera un poderoso passo falso.
C'è poco da fare: i sensi di colpa borghesi sono irritanti e le loro analisi non portano a nulla, quindi perché insistere?
E' uno dei film più belli che abbia mai visto. Il regista si è dimostrato un profondo conoscitore delle verità teologiche e ha saputo renderle direttamente accessibili alle emozioni. La vicenda tratta del graduale disvelamento della Verità, dalla realtà fattuale (il primo cuore) a quella soprannaturale (il secondo cuore, quello sacro), mediante la kenosys totale di sé e l'unione mistica con il prossimo [...] Vai alla recensione »
Il leggero senso di stordimento che si prova in quelle stradine romane a cui fanno ombra i giganteschi palazzi nobiliari, luoghi visitati dal nuovo film di Ferzan Ozpetek, Cuore Sacro, fa parte di un viaggio nel tempo. Per tutta la prima parte del film infatti si accumulano indizi di cinema che proprio in quei luoghi prendevano forma e sono rimasti come ectoplasmi: i film degli storici cineclub romani. [...] Vai alla recensione »