Cuore sacro

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Un film di Ferzan Ozpetek. Con Barbora Bobulova, Andrea Di Stefano, Lisa Gastoni, Caterina Vertova, Massimo Poggio.
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Drammatico, - Italia 2005. uscita venerdì 25 febbraio 2005. MYMONETRO Cuore sacro * * - - - valutazione media: 2,40 su 89 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

Monica Capuani

L'Espresso

Spirituale. Allusivo. Provocatorio. Cuore sacro, il nuovo film di Ferzan Ozpetek nelle sale da venerdì 25, affronta di petto il tema della nuova povertà del ceto medio e della sempre più estrema e arrogante ricchezza della classe imprenditoriale, l'amara sorpresa prodotta dal modello capitalista che si è imposto in questi anni.
Irene Ravelli è a capo, insieme a una zia (una fantastica Lisa Gastoni), di un impero finanziario che acquista case popolari e immobili di vario genere a prezzi stracciati e li ristruttura traendone grandi profitti. Un viaggio a Roma per un sopralluogo al palazzetto nel centro storico di Roma, dissequestrato dopo vent'anni e dove è morta sua madre, la mette di fronte a una serie di fatti che imporranno una svolta drastica alla sua vita.
L'incontro più misterioso è quello con una piccola ladra (Camille Dugay Comencini, figlia di Francesca, che ha esordito come attrice in Mobbing), la cui irresistibile spavalderia, incuriosisce Irene. Grazie alla ragazzina, scopre una Roma nascosta nei vicoli, fatta di gente mite, piccola, bisognosa, che nasconde la propria miseria come fosse un'orrenda mutilazione. Una serie di circostanze convincono Irene a cambiare vita, sulla scia di un delirio spirituale che aveva già colpito sua madre. Il palazzetto si trasforma in centro di accoglienza per i poveri e i senzatetto, con una mensa dove mangiare e dei bagni in cui lavarsi. Irene si installa al piano di sopra, nella stanza dove sua madre, interdetta dalla famiglia era stata rinchiusa negli ultimi anni della sua vita, interrottasi troppo presto.
"Ho ripensato", dice Ozpetek, "ai santi che dedicavano la loro breve vita a lenire la povertà altrui essendosi fatti poveri anch'essi, come S. Francesco. O come da noi, in Turchia, il santo fondatore dei dervisci. Irene e Adriana hanno quella tempra".
Barbora Bobulova, che ha il ruolo della protagonista, ha una bellezza antica, una serietà malinconica che non lascia scampo. Il rigore slavo dei lineamenti dà al personaggio la freddezza dell'imprenditrice senza vita dell'inizio del film. Poi, l'incontro con gli "altri", quegli altri così imbarazzanti, le fa conoscere dentro di sé il secondo cuore, il cuore sacro, spesso eclissato da quello più mondano che si fa avanti nei rapporti quotidiani. Il suo volto cambia completamente. Nei suoi occhi cresce la febbre di una vocazione altruistica ai limiti della follia. O della santità.
"Irene è una manager, una donna fredda in apparenza", racconta Barbara Bobulova. "Sta sulle sue, è riservata, nordica, fredda come spesso vengo giudicata anch'io. Mi somiglia in questo, perché è vero che do poca confidenza, all'inizio. Ci metto molto a fidarmi di qualcuno. Poi, però, Irene cambia e si rivela capace di una generosità che nessuno, conoscendo la sua vita di prima, avrebbe mai potuto immaginare. Un "cuore" sconosciuto anche a se stessa".
Per stabilire se Irene è folle, in ospedale la sottopongono ad un colloquio con una psichiatra (una bravissima Elisabetta Pozzi, che raramente si presta al cinema). Irene le chiede quale sia il limite oltre il quale un nostro gesto assume una connotazione di anormalità. Non c'è limite, purché ci sia piena consapevolezza di quel gesto, le risponde il medico. "Io sono assolutamente d'accordo. A volte, ciò che può sembrare follia non lo è affatto".
All'affollata conferenza stampa di presentazione del film emerge il tema della religione. Ferzan Ozpetek dice di essere come Adriana, la madre di Irene, che mescolava tutte le religioni perché se uno crede in Dio, lo stesso Dio è quello di tutti i credi. "Più che il tema religioso", osserva il regista, "mi interessava la riflessione sull'aldilà, perché ho perso delle persone care ultimamente e questo mi ha costretto a farmi delle domande". In effetti, in Cuore sacro c'è un'osmosi totale tra il mondo dei vivi e quello dei morti, "gli sgusciati", ai quali è dedicato il film. E Gianni Romoli, che lo ha scritto insieme al regista, si diverte a segnalare alcune citazioni. Come il nome della protagonista, che era quello della protagonista di Europa '51 di Roberto Rossellini, dove Ingrid Bergman era una madre indifferente e disattenta, che perde suo figlio, e scopre una spiritualità salvifica.
Andrea Di Stefano è uno dei tanti umiliati e offesi ai quali Irene dà riparo. Si dice sia impazzito e abbia ucciso la fidanzata che lo aveva lasciato qualche giorno prima delle nozze. La rivede in Irene. Per prepararsi al film, Di Stefano è andato in giro con i ragazzi della comunità di Sant'Egidio. Alla loro mensa. Nelle stazioni ferroviarie di Roma, dove tre volte a settimana vanno a distribuire panini. E in sede, dove chi non ha più una casa può lavarsi, prendere vestiti e coperte, fare visite mediche. Si creano solidarietà, tacite amicizie, sorrisi che sottintendono una comprensione al di là delle parole. "Alla mensa di Sant'Egidio ho visto un insegnante delle elementari andare a pranzo con tutta la famiglia. La soglia di povertà è incredibilmente vicina, noi tutti ormai ne siamo minacciati. Quando li vediamo per strada, questi barboni hanno perso tutto. Spesso hanno un problema con l'alcol perché bevono per combattere il freddo e la disperazione, si chiudono dentro di sé, si isolano da ogni forma di rapporto sociale. Prepararsi a un film è un processo misterioso: faccio ricerche per affezionarmi al personaggio che sto per interpretare, a trovare quei pochi gesti che lo raccontano. A Sant'Egidio ho rubato dettagli, gesti, sguardi".
Da L'Espresso, 26 febbraio 2005


di Monica Capuani, 26 febbraio 2005

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