Cacciatore di teste

Film 2005 | Drammatico 122 min.

Regia di Constantin Costa-Gavras. Un film Da vedere 2005 con José Garcia, Karin Viard, Geordy Monfils, Christa Theret, Ulrich Tukur, Olivier Gourmet. Cast completo Titolo originale: Le Couperet. Genere Drammatico - Belgio, Francia, Spagna, 2005, durata 122 minuti. Uscita cinema venerdì 10 febbraio 2006 - MYmonetro 3,19 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Bruno Davert, chimico cartaceo, resta senza lavoro e si trasforma in un serial killer sociale. In Italia al Box Office Cacciatore di teste ha incassato 236 mila euro .

Consigliato sì!
3,19/5
MYMOVIES 2,75
CRITICA 3,39
PUBBLICO 3,13
CONSIGLIATO SÌ
L'ascesa di un serial killer sociale ovvero le conseguenze della competizione sfrenata.
Recensione di Pino Farinotti
Recensione di Pino Farinotti

Il titolo originale è Le couperet, che è semplicemente la mannaia. La mannaia che cade spietatamente su chi lavora in un'azienda quando qualcuno decide la ristrutturazione, che significa mandar via più gente possibile. Bruno Davert, chimico cartaceo, molto qualificato, apprezzato, apparentemente al sicuro, si trova dunque senza lavoro. Quarantenne, tenore di vita alto, villetta, cambio biennale di macchina, famiglia felice. Bruno ritiene che si tratti di un intervallo quasi propizio, si guarderà intorno, riposerà, sarà riassunto da un'altra parte. Ma dopo tre anni è ancora disoccupato. E disperato.
Gavras mostra icone e modelli canonici che l'occidente ben conosce, scioperi violenti, pubblicità volgare, la tivù della sporcizia, una dialettica banale e disperata "l'unica industria florida è quella del crimine" e poi "ciascuno per sé e nessun dio per tutti". Una sorta di girone infernale che incombe sul corpo e sulla mente di Bruno. C'è chi lo consiglia, corsi di specializzazione e ottimizzazione, per superare i concorrenti che, dice il consulente "mica li puoi ammazzare". Invece l'idea sarà proprio quella: eliminare i concorrenti pericolosi per un posto di lavoro in una nuova cartiera. Si procura i curricula e passa all'azione. Crede di essere nel giusto, proprio come Monsieur Verdoux, azzerando ogni implicazione morale. E proprio come Chaplin, il regista percorre quella strada grottesca, che non sarebbe proprio nelle sue corde. Siamo anche dalla parti di Peter Cattaneo col suo Full Monty, anche se là i licenziati (acciaio) reagivano organizzando il famoso spogliarello maschile. Certo un autore come Gavras, quando fa suo un argomento e un principio - i singoli esseri umani vittime dolorose di applicazioni sovrastanti, lucide e spietate - lo porta a termine con efficacia e qualità. E merita il credito di sempre.

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Frasi
"L'unica industria florida è quella del crimine…"
Una frase di Bruno Davert (José Garcia)
dal film Cacciatore di teste - a cura di Nyko Skyzofreniko
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RECENSIONI DELLA CRITICA
Silvana Silvestri
Il Manifesto

Tagliente come un'ascia Cacciatore di teste, il nuovo film di Costa Gavras da oggi nelle sale ci porta senza mezzi termini nella crisi del capitalismo avanzato europeo: si capirà ben presto perché monsieur Davert (José Garcia) specialista della chimica della carta uccide uno dopo l'altro alcuni dei migliori manager del suo settore. Lui stesso è stato messo in esubero dopo più di venti anni di lavoro [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
L'Unità

Venerdì esce uno di quei film che non bisogna rifare a casa: troppo pericoloso. No, non è un film di arti marziali, o di sport estremi. Il pericolo non consiste nella possibilità di rompersi qualche osso. Il film si intitola Cacciatore di teste ma non parla dei dayaki del Borneo, quelli che nei romanzi di Salgari collezionavano i crani dei nemici. Il «cacciatore» del titolo è un manager disoccupato. [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Il manager disoccupato diventa serial killer in Cacciatore di teste di Costa Gavras. Il termine usato negli '80 per le agenzie capaci di procurare bravi dirigenti alle aziende che avevano bisogno di assumerli, si capovolge nel titolo italiano del film (quello francese è «Le couperet», la mannaia). Un quarantenne, bravissimo dirigente in una industria di carta, dopo quindici anni di lavoro impeccabile [...] Vai alla recensione »

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Di variazioni sul tema ne abbiamo viste diverse al cinema. Il tema, sociale ma riguardante i "colletti bianchi" e non più la classe operaia, è quello dell'improvvisa perdita di lavoro, status, benessere: e delle reazioni. Tra i precedenti contiamo Americani ('92) dove, da una commedia di David Mamet, i venditori Jack Lemmon, Al Pacino, Alec Baldwin e Alan Arkin si fanno la guerra tra loro quando il [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
Vanity Fair

Licenziato dopo quindici anni di lavoro in una cartiera, il quarantenne Bruno non riesce a trovare un altro lavoro. Decide allora di eliminare la concorrenza, facendo la pelle a chi ha un curriculum più nutrito del suo. Il veterano Costa-Gavras dirige una parabola che estremizza la legge della giungla dell’economia neoliberista. Dando il via a un nuovo genere di film che è consigliabile vedere e che, [...] Vai alla recensione »

Claudia Mangano
Il Mucchio

Quando la vita coincide con il lavoro, perdere il secondo equivale a perdere la prima. Soprattutto se si hanno quarant’anni e una famiglia da mantenere. Svuotata di ogni senso apparente, l’esistenza può diventare la più perversa incubatrice per nutrire frustrazioni e rabbia. Questo è quello che accade a Bruno Davert, protagonista disoccupato e allucinato dell’ultima opera di Costa-Gavras.

Lietta Tornabuoni
L'Espresso

Konstantinos Costa-Gavras detto Costa (anzi Costà, giacché vive a Parigi) ha due caratteristiche: il vigore, l'energia, la forza dei suoi appassionanti film di forte impegno civile-politico e la mancanza di senso dell’umorismo, che si ritrovano pure nel Cacciatore dì teste con José Garcia. Il cinema ha preso di recente a occuparsi della disoccupazione, non più della classe operaia, ma della classe [...] Vai alla recensione »

Roberta Bottari
Il Messaggero

Il fine giustifica i mezzi?», domanda Maxime (Geordy Monfils). «No», gli risponde la madre. Non ha esitazioni, Marlène (Karin Viard). Nelle sue parole c'è una sicurezza morale che non teme smentite. I Davert sono certi d'essere gente per bene, a cominciare da Bruno (José Garcia), il capofamiglia al momento disoccupato. D'altra parte, dopo quel no deciso, la signora Davert s'affretta a precisare: «Salvo [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Quando si dice un uomo disposto a tutto. In Cacciatore di teste, di Costa-Gavras, il protagonista Bruno arriva addirittura a uccidere, pur di conquistare un posto di lavoro. Sei mesi prima era un "quadro" felice di un'importante industria cartaria, sicuro che nessuno avrebbe mai messo in discussione il suo ruolo (e il suo ottimo stipendio). Ora, dopo un feroce processo di ristrutturazione, è stato [...] Vai alla recensione »

Massimo Lastrucci
Ciak

Dirigente in esubero cerca di riciclarsi. Ma il tempo passa e nessuno ha bisogno di lui, troppo qualificato, troppo nervoso, troppo tutto. Come rientrare nel mondo del lavoro? Ed ecco la “furbata”: che non sia tu a cercare il posto, ma che sia il posto a cercare te! E come? Uccidendo prima tutti i quadri sul mercato al tuo livello, poi il titolare del posto cui ambisci.

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Monsieur Verdoux uccideva le donne per mantenere la moglie. Bruno Davert, dirigente d’azienda, rimasto senza lavoro, si vede a sua volta costretto a uccidere per la famiglia. Non però a caso, o con gli impulsi di un assassino seriale. Pianificando i suoi omicidi a tavolino, scegliendo come sue vittime quei dirigenti d’azienda, adesso come lui disoccupati, che potrebbero diventare suoi concorrenti quando [...] Vai alla recensione »

Emanuela Martini
Film TV

Il paragone con Monsieur Verdoux è venuto in mente allo stesso Costa-Gavras: se il personaggio più tragico di Chaplin uccideva le ricche donne solitarie per mantenere la famiglia, il protagonista di Cacciatore di teste, dirigente di un’industria chimica cartaria licenziato dopo 15 anni di lavoro, uccide i suoi potenziali contendenti a un nuovo posto di lavoro per far conservare alla propria famiglia [...] Vai alla recensione »

Simonetta Robiony
La Stampa

L’aveva promesso e l’ha fatto. Costa-Gavras, l’autore di «Zeta l’orgia del potere» con Yves Montand di «Missing» con Jack Lemmon di «Music-box» con Jessica Lange, è arrivato a Roma per inaugurare con il suo «Le couperet» (La mannaia) la rassegna «Taormina a Roma». Al festival di Taormina che si era chiuso con il suo film non era potuto venire perchè in Giappone.

Antonio Valenzi
L'Indipendente

C’è un sentimento, un’interpretazione hobbesiana dell’attualità in Cacciatore di teste, film in cui il concetto dell’ “homo homini lupus” colpisce il pubblico della sala con la sonorità secca dello schiocco di frusta. Bruno Davert è top manager di un’industria cartaria. Viene licenziato perché il management ha deciso di delocalizzare gli impianti in Romania, abbattendo i costi e aumentare del 16% il [...] Vai alla recensione »

Francesco Bolzoni
Avvenire

Si potrebbe ripetere per Cacciatore di teste di Costa-Gavras quanto si è da poco detto per Match Point. Come Woody Allen che ha saputo aggiornare i suoi consueti punti di vista suggerendo le atmosfere ambigue di una Londra splendidamente rivisitata, così il vecchio leone greco ha completamente rinnovato il proprio repertorio. Non che fosse regista poco abile.

Adriano De Carlo
Il Giornale

Amaro e cinico, Cacciatore di teste tocca il nervo scoperto della crisi dell'occupazione. Il protagonista, Mario (José Garcia), è un chimico cartaceo, uno specialista in un settore che non ne conta molti. Ma viene licenziato con un centinaio di colleghi. Mario ha famiglia, figli e un tenore di vita più che discreto. Dopo tre anni da disoccupato decide di passare all'azione, attuando un piano criminale, [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Il cacciatore di teste aspetta le sue vittime la mattina, quando escono dal villino unifamiliare per andare alla cassetta delle lettere. Sa che è il momento migliore, che hanno la guardia bassa e il cuore in tumulto. Lo sa perché è lo stesso per lui. Anche lui infatti ha perso il posto e da anni aspetta disperatamente ogni giorno una proposta di assunzione.

Emilia Grossi
Film TV

Donald westlake è uno scrittore americano molto prolifico, fine umorista, autore di commedie nere degli equiivoci: la sua creatura più famosa è Dortmunder, criminale mancato, re dei colpi falliti a capo di una banda di “ineffabili’ che tanto ineffabili non sono. Il cinema si è spesso ispirato ai suoi romanzi (Lo scroccone e il ladro, Payback, Perché proprio a me?, Rischiose abitudini).

Massimo Rota
Rolling Stone

«Per tutta la vita ho avuto amici più divertenti di me, il che mi ha convinto a tentare di sposare il romanzo duro, d’azione con l’ironia, l’umorismo e la violenza». Così Donald E. Westlake, scrittore di polizieschi di lungo corso, già al cinema con Two Much e Payback, illustra la genesi di The Ax, il romanzo da cui è tratto Il cacciatore di teste. Scaricato dalla sua azienda che ha deciso di abbattere [...] Vai alla recensione »

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