Senza fine

Film 1984 | Drammatico 107 min.

Regia di Krzysztof Kieslowski. Un film Da vedere 1984 con Grazyna Szapolowska, Maria Pakulnis, Aleksander Bardini, Jerzy Radziwilowicz, Artur Barcis. Cast completo Titolo originale: Bez Konca. Genere Drammatico 1984, durata 107 minuti.

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Amarissimo film di costruzione spiraliforme che cerca di coniugare un appassionato impegno civile con una quieta tenerezza sul versante dei sentimenti.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,00
CONSIGLIATO SÌ
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VITA SENZA VITA.
lunedì 12 dicembre 2011
lunedì 12 dicembre 2011

Dopo il caso del destino affrontato con destino cieco ,Krzysztof Kieslowski(il cineamatore,la cicatrice),dirige il suo quinto lungometraggio ,e stavolta affronta il problema dell'esistenza oscurata dalla perdita di una persona cara dove la solitudine del cuore non ha voce e potere per riuscire a rinascere se non con la morte stessa.Fin dalle prime riprese Kieslowski apre il film con la visionedall'alto dei un cimitero dove varie lapidi sono illuminate da luminosita' di candele,(simbolicamente le anime) la visione dall'alto ovviamente e' la visione dell'uomo oramai morto che si innalza per la leggerezza della sua anima.Ursula e' una donna sola e triste per via della tragedia capitatagli,ma ha un figlio dove spera di potersi almeno consolare.Per una questione che aveva il marito entra in contatto con una donna che ha in galera il marito e il marito di ursula essendo avvocato lo difendeva poiche' egli era stato messo dentro per ragioni politiche.Verra' aiutato da un altro avvocato che pero' lo costringera' a dichiarare il falso per farlo uscire.Ursula nel frattempo si dispera,ha un'avventura con un uomo,e prova in tutti i modi a fuggire la realta' andando persino da un ipnotista,pertanto non ne uscira',e anzi vorra' ritornare una volta per tutte con suo marito uccidendosi mettendosi un cerotto sulla bocca e attendendo la morte davanti al forno acceso.Kieslowski parla di senza fine ,questa non fine e' la sofferenza da un lato,oppure l'immortalita' dell'anima a cui aspira ursula con il suicidio,ma il personaggio di ursula e' in mano al marito che seppur morto attraverso il suo lavoro ,la sua vita aveva costruito qualcosa di imperscrutabile.Ursula decide di uccidersi poiche' questa senza fine di dolore deve essere trasformata in una senza fine di felicita' attraverso il ricongiungimento delle anime .Il suo corpo infatti oggetto di tradimento poiche' una volta era stata fofografata nuda,e un'altra tradisce il marito con un ragazzo conosciuto occasionalmente,ma non e' forse il corpo una prigione dell'anima?pertanto ancora una volta emerge la tematica dell'incomunicabilita',il marito non puo' certo comunicare con lei poiche' ella non lo vede,ma anche lei non puo' comunicare del suo dolore con gi altri(infatti con il ragazzo occasionale parla in polacco per non farsi capire e lui dice perche' non parli inglese),e pertanto non manca anche la tematica sulla legge marziale che voelva condannare i ribelli al regime,e invece si e' costrette a dichiarare il falso per uscire di prigione uccidendo i propri ideali .La senza fine e' una senza speranza,una fuga verso il nulla e un ritorno nel nulla.Kieslowski ha sempre fatto capire che la vita puo' essere un caso,oppure uno sbaglio,e la prigione del ricordo e' una delle motivazioni che spinge anche al suicidio della protagonista(ottima la scena in cui ursula rivive la scena dell'incidente in cui si ferma la macchina e rivive la morte del marito),ma la scintilla che porta alla morte della donna e' questa immanenza e questa impossibilita' nel comunicare (infatti si mette anche un cerotto alla bocca),e' senza fine anche questa morte che sembra non venire,ed e' un attimo invece il momento in cui ci si ritrova ancora legati al caro estinto.Un piccolo capolavoro del regista polacco ,che ancora una volta parla all'animo con una delicatezza e poesia di immagini e personaggi che creano una pellicola senza fine di emozioni.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 12 dicembre 2011
fedeleto

Dopo il caso del destino affrontato con destino cieco ,Krzysztof Kieslowski(il cineamatore,la cicatrice),dirige il suo quinto lungometraggio ,e stavolta affronta il problema dell'esistenza oscurata dalla perdita di una persona cara dove la solitudine del cuore non ha voce e potere per riuscire a rinascere se non con la morte stessa.Fin dalle prime riprese Kieslowski apre il film con la visionedall'a [...] Vai alla recensione »

martedì 31 maggio 2011
chiccothecat

Ma non è un film di Krzysztof Kieslowski! Bensì di un tal Roberto Cuzzillo, cui non manca il dono della duttilità (ne cura la regia, la fotografia, la sceneggiatura, e altro) ma che pecca di presunzione a voler girare in digitale ciò che in pellicola avrebbe reso molto di +. E poi cosa c'entra il tumore con la fecondazione assistita fra gay?

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