Amico mio... frega tu... che frego io!

Film 1973 | Western 95 min.

Regia di Demofilo Fidani. Un film con Ettore Manni, Paolo Rosani, Sleepy Warren, Angela Portaluri, Federico Boido, Gordon Mitchell. Cast completo Genere Western - Italia, 1973, durata 95 minuti. Valutazione: 1,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Un viraggio comico fatto di scazzottate e sfide al suono di bottigliate in testa.
Recensione di Marco Chiani
Recensione di Marco Chiani

Jonas, scapestrato ladro che finge di essere un pastore, si barcamena tra truffe e raggiri vari nel vecchio West, rimanendo spesso vittima, a sua volta, degli imbrogli del rivale Mark. Quando salta fuori la notizia della scoperta di un filone d'oro nei pressi delle Montagne Rocciose, la strana coppia partecipa di buon grado a quella che si prospetta come una nuova corsa alla ricchezza. Peccato che un gruppo di banditi abbia voluto rendere di dominio pubblico la prodigiosa scoperta al fine di depredare, al ritorno dalle montagne, ogni cercatore d'oro della città.
L'enorme successo del dittico Lo chiamavano Trinità... e Continuavano a chiamarlo Trinità impone, nel tardo spaghetti western, un viraggio comico fatto di scazzottate, sfide al suono di bottigliate in testa, partite a carte in cui si gioca il tutto per tutto, amicizie virili e mangiate da sentirsi male. Tra i mestieranti più veloci a sfornare pellicole derivate dai sotto-filoni in voga, Demofilo Fidani non si fa scappare l'occasione di riproporre la farsesca dialettica tra due nemici-amici che finiscono con l'opporsi ai piani delinquenziali di un bandito con il volto scavato di Gordon Mitchell (una delle presenze fisse del cinema del regista).
Dalle baruffe spesso fisiche tra i due protagonisti, già la prima sequenza dà il tono generale con Mark che ruba la minestra a Jonas assorto in preghiera, si passa dunque allo scontro verso il gruppo di banditi che hanno scelto di sottomettere, con le loro malefatte, un'intera città. Un leitmotiv di per sé sempre buono se applicato nella giusta maniera, ma di sconcertante banalità se messo in scena con il pressappochismo di Fidani. Senza sceneggiatura, è meglio parlare di un liso canovaccio, come accadeva per queste pellicole a diffusione regionale, Amico mio... frega tu che frego io si riduce dunque ad un insieme di numeri, neanche riusciti. Una grossolana bizzarria interessante soltanto per quei cultori del genere che vogliono misurare, in lungo e in largo, i territori anche più nascosti dello spaghetti western.
Sotto lo pseudonimo di Red Carter si nasconde Ettore Manni, attore dalla filmografia varia e interessante che concluderà la propria carriera con il personaggio del Dottor. Katzone in La città delle donne di Fellini. La scena in cui Jonas immagina l'amico trasformato in un tacchino è una citazione diretta di La febbre dell'oro (1925) di Chaplin. È l'ultimo western del regista.

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AMICO MIO... FREGA TU... CHE FREGO IO!
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 23 gennaio 2017
roby

Era da molto tempo che cercavo questo film non proprio per la sceneggiatura ma esclusivamente per il co-protagonista Bud Randall alias Paolo Rosani, mio  carissimo amico deceduto misteriosamente precipitando da un alto palazzo di San Paulo in Brasile nel 1982...parlo di morte misteriosa perchè fu archiviata come suicidio mentre invece da mie informazioni personali avute da una sua ex [...] Vai alla recensione »

mercoledì 16 novembre 2011
Gianni Lucini

Costruito per sfruttare il filone di Trinità il film sembra ispirarsi a "La febbre dell'oro" di Charlie Chaplin. C'è anche una citazione esplicita del film di Chaplin quando Ettore Manni, che qui utilizza lo pseudonimo di Red Carter, durante il pernottamento nella capanna sogna il suo socio trasformato in tacchino.

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