Il gatto a nove code

Film 1971 | Giallo 112 min.

Regia di Dario Argento. Un film con Rada Rassimov, Tino Carraro, James Franciscus, Catherine Spaak, Karl Malden, Emilio Marchesini. Cast completo Genere Giallo - Italia, Francia, Germania, 1971, durata 112 minuti. - MYmonetro 2,95 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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In un istituto di ricerche scientifiche, un medico fa una scoperta sconvolgente: gli individui che possiedono un determinato corredo genetico sono tutti temibili delinquenti.

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Consigliato sì!
2,95/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,29
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Il secondo film di Argento, considerato l'anello debole della "trilogia degli animali".
Recensione di Marco Chiani
Recensione di Marco Chiani

Un enigmista cieco, Franco Arnò, e un giornalista, Carlo Giordani, si trovano ad unire le forze per fare luce su una catena di misteriosi omicidi strettamente correlati con quell'Istituto Terzi all'avanguardia sulle ricerche genetiche. Di volta in volta, chiunque si dimostri in grado di rivelare dettagli su quanto accade nel centro scientifico trova la morte per mano di un assassino che comincerà, ben presto, a minacciare i due improvvisati detective pur di nascondere il proprio segreto.
Generalmente considerato come l'anello debole della cosiddetta "trilogia degli animali", cui fanno parte il precedente L'uccello dalle piume di cristallo e il successivo 4 mosche di velluto grigio, il secondo film di Argento ha, innegabilmente, un impatto minore sullo spettatore, sia per l'eccessiva adesione alle convenzioni del thriller all'americana sia per una struttura narrativa troppo macchinosa e dunque meno salda. Nonostante parta da un'ottima idea (tutto è legato alla scoperta di una combinazione cromosomica in grado di individuare la propensione di un individuo alla criminalità), non c'è dubbio che, qui, il mistero risulti meno intrigante, paradossalmente più di norma, legato ad interessi che esulano dalla follia generata da una trauma del passato com'era stato e sarà nei film successivi. Eppure, Il gatto a nove code ha i suoi grandi momenti, si pensi alla straordinaria sequenza notturna nel cimitero, di diritto tra le migliori ideate e dirette dal regista, oppure al ricorso insistito sul dettaglio della pupilla dilatata dell'assassino, quasi fosse un paradossale e feroce controcanto alla cecità dell'enigmista interpretato con autorevolezza da Karl Malden. In definitiva, non si tratta necessariamente di un passo indietro rispetto a quel folgorante esordio uscito nelle sale solo pochi mesi prima, ma soltanto di un lavoro più compromesso con le esigenze della produzione e con le aspettative di un pubblico già vasto, una battuta d'arresto solo apparente che vale più per le singole sequenze che per il disegno d'insieme.
Tra le diverse citazioni disseminate nel testo, non si può non citare il bicchiere di latte con cui si ammicca a Il sospetto di Alfred Hitchcock, del quale Argento era, all'epoca, considerato una sorta di dotato discepolo. Scelto per cavalcare l'onda del precedente successo, il titolo prende spunto da un romanzo di Ellery Queen, Il gatto dalle molte code, da cui si attinge anche per l'idea della corda usata come strumento di morte. Molto riuscita la colonna sonora di Ennio Morricone, in cui spicca il tema Ninna nanna in blu.

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Fatti misteriosi accadono in un centro scientifico dove si studiano la genetica e l'ereditarietà. Alle indagini partecipano un giornalista e un enigmista cieco. Quattro morti violente prima di identificare l'assassino. 2° film di Argento. Molti difetti nella struttura narrativa, ma la contrapposizione tra l'occhio abnorme dell'assassino e la cecità dell'investigatore e la lunga sequenza del cimitero sono le testimonianze di un talento onirico-nevrotico.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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Il dottor Cassoni, ricercatore dell'Istituto Terzi, all'avanguardia nello studio dei codici genetici, è vittima di un misterioso assassino, poco dopo aver individuato la triade cromosomica "XYY" che rivela, senza ombra di dubbio, la predisposizione di un individuo al crimine. Non essendo stata ancora divulgata la scoperta, la polizia sospetta un caso di spionaggio industriale ma Franco Arnò, un giornalista in pensione, cieco e con l'hobby dell'enigmistica, ritiene che il movente vada cercato nell'attività interna all'Istituto: a sostegno della teoria, c'è la parola "ricatto", udita casualmente, che egli, col senno di poi, crede ricollegabile all'omicidio. Insieme al reporter Giordani, Arnò intraprende così un'indagine parallela a quella degli investigatori che, in un crescendo di tragici delitti (compreso il rapimento della nipotina Lory), lo condurrà a svelare l'identità del colpevole: un ricercatore della stessa clinica il quale, avendo scoperto nel proprio DNA la presenza della fatale malformazione cromosomica, ha creduto di celare la notizia uccidendo coloro che potevano esserne al corrente. Dopo aver rinnovato il giallo all'italiana liberandolo definitivamente dai pesanti intrecci della tradizione gotico-fantaorrifica con l'opera prima L'uccello dalle piume di cristallo, Dario Argento, alla seconda regia, prova ad innescarvi un'originale premessa pseudoscientifica traendo spunto dal crescente interesse destato nell'opinione pubblica dalle ricerche biogenetiche. Coerentemente legata agli sviluppi della vicenda, l'idea si presta ad una personalissima metafora dell'ineluttabilità della violenza - più o meno strisciante e pronta ad esplodere in ciascuno di noi - e ad una stimolante (quasi hitchcockiana) riflessione sul mezzo cinematografico come transfert dell'inconscio trasgressivo e vouyeristico dello spettatore. Gli esasperanti primissimi piani della pupilla dilatata dell'assassino sconosciuto (elemento forse orecchiato dal classico La scala a chiocciola) e il racconto in soggettiva delle sue imprese e della sua morte agghiacciante indirizzano lo spettatore ad un forzato gioco di identificazione con l'omicida piuttosto che con il cieco di Karl Malden o con l'aitante (ma molto poco italiano) giornalista di James Franciscus. Abilmente dosato tra scene di sangue (non ancora ridondanti come nelle opere successive) e felici annotazioni bozzettistiche (le scene nella redazione del giornale rievocano le reali esperienze giornalistiche di Argento) Il gatto a nove code è uno dei film più ingiustamente sottovalutati e meno riproposti del maestro del brivido del cinema italiano. Distribuito anche con i titoli: Le Chat à neuf queues, Die Neunschwänzige Katze, The Cat o' Nine Tails.

IL GATTO A NOVE CODE
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 31 ottobre 2010
AlanWake

2 capitolo della trilogia degli animali, 2 film di Argento. Qui Argento testa un nuovo tipo di film, più all'americana di Hitchcock, ma sempre nei suoi limiti: investigatori improvvisati, pochi indizi che portano all'assassino ecc... . Stavolta però l'investigatore è cieco, e insieme a un giornalista vogliono scoprire chi è l'assassino.

giovedì 13 gennaio 2011
ralphscott

Una soluzionedell'enigma un po' deludente,in quanto banale,non inficia questo passo in avanti nella filmografia argentiana. Stupisce il livello della recitazione nei gialli anni '70,anche qui molto alto,al cospetto delle interpretazioni imbarazzanti da fine anni '80 ad oggi,salvo rare eccezioni illuminanti (Stefania Rocca,ad esempio).

giovedì 9 giugno 2016
E. Hyde

Il gatto a nove code allude alle molte soluzioni possibili dell'indagine oppure a diverse combinazioni cromosomiche. Perché il secondo film di Dario Argento, che suscita riflessioni filosofiche nonché sul ruolo della scienza, ha come argomento di fondo la presunta predisposizione genetica alla criminalità dovuta a un cromosoma maschile soprannumerario (47, XXY), tema molto sostenuto nella comunità [...] Vai alla recensione »

giovedì 31 dicembre 2015
nuzzifra

Il film è spesso annoverato come anello debole tra i tre film dedicati agli animali dopo "4 mosche di velluto grigio" e "l'uccello dalle piume di cristallo"......io non concordo affatto. Ho trovato "4 mosche...." troppo lento e "L'uccello dalle piume...." bello si ma assolutamente non meno bello di questo.

sabato 3 agosto 2013
burton99

Un enigmista cieco, Franco Arnò, e il reporter Giordani indagano su un furto in un laboratorio nel quale si studiano le alterazioni genetiche. Seguono alcuni omicidi. Le piste da seguire sono nove: come un gatto a nove code (non inteso come arma, come spesso si fraintende). Secondo thrilling di Dario Argento, che si diletta a mettere in scena un buon duo di detective improvvisato, le idee che (all'epoca) [...] Vai alla recensione »

domenica 16 agosto 2009
dian71cinema

NEL COMPLESSO QUINDI IL FILM MERITA UNA VOTAZIONE DISCRETA.MA LA SCENEGGIATURA E' AD UN LIVELLO APPENA SUFFICENTE. VOTO 7

lunedì 8 giugno 2009
matt 91

Questo secondo film conferma il talento di Dario argento. Il tema della genetica è molto interessante e coinvolgente. Un riconoscimento particolare va dato a Karl malden che ricopre alla grande il ruolo di Franco Arnò. Bella e ricca di suspence la sequenza del cimitero, grandi come sempre le musiche di ennio morricone. Però c'è una pecca nella narrazione: come fa il misterioso assassino a sapere in [...] Vai alla recensione »

domenica 16 agosto 2009
dian71cinema

RISPETTO AI PRIMI CINQUE LAVORI DI DARIO ARGENTO DEGLI ANNI SETTANTA (L'UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO, QUATTRO MOSCHE DI VELLUTO GRIGIO, PROFONDO ROSSO E SUSPIRIA), QUESTO SECONDO FILM DI DARIO ARGENTO RISULTA IL MENO RIUSCITO. NON PER LE SCENE VIOLENTE DEGLI OMICIDI CHE INVECE IL REGISTA INTERPRETA IN MANIERA SUBLIME COME PER GLI ALTRI FILM DEL RESTO, MA PER LA PESANTEZZA DELLA SCENEGGIATURA CHE [...] Vai alla recensione »

domenica 19 giugno 2016
Onufrio

Un presunto furto all'interno di una misteriosa clinica dà inizio ad una serie interminabili di efferati omicidi che il giornalista Giordani con l'aiuto di un uomo cieco interpretato ottimamente da Karl Malden cercheranno di risolvere. Film ben strutturato, unico punto debole è il finale, chiuso in fretta e furia un pò approssimativo.

mercoledì 11 marzo 2015
Barolo

Pur non raggiungendo il grande   livello degli altri film della cosiddetta trilogia degli animali, il film di Argento è comunque piacevole e coinvolgente,il meccanismo del trhriller è quello classico, ma non per questo meno godibile.Le atmosfere sono giuste ,l'interpretazione degli attori brillante,la trama intrigante. Fa piacere rivederlo      &nbs [...] Vai alla recensione »

sabato 31 agosto 2013
orson welles

un capolavoro

domenica 24 marzo 2013
SugarK

Il gatto a nove code  rispecchia molto l'aspetto di Hitchcock a dover impressionare a chi guarda il film con tanta suspence e paura. Dopo L'uccello dalle piume di cristallo anche questa volta Argento a fatto un ottimo Giallo. Adoro la colonna sonora di Ennio Morricone. Da vedere il film.

venerdì 21 settembre 2012
MichaelMyers98

Film complessivamente ben riuscito. Inferiore a L'Uccello Dalle Piume Di Cristallo ma superiore a Quattro Mosche Di Velluto Grigio. Presenta nuovamente un ottimo uso dell'ambiente. Purtroppo la scieneggiatura si regge a fatica. Comunque alcune scene come quella nel cimitero e l'incipit dimostrano che dietro alla macchina siede il principe del thriller.

martedì 26 aprile 2011
nerazzurro

Un buon giallo classico per Argento che forse soffre un pò la narrazione ma tutto sommato ci sono tutti gli ingredienti adatti per un thriller all' "Argento".

domenica 28 febbraio 2010
DAVIDE DI FINIZIO

Col secondo capitolo della "trilogia degli animali", il maestro del brivido procede a passo di gambero rispetto al promettente esordio, offrendo allo spettatore un prodotto superficiale e a tratti imbarazzante. Un giornalista ed un enigmista cieco indagano su una serie di omicidi misteriosamente legati ad un centro scientifico.

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