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Ultimo aggiornamento giovedì 17 settembre 2020
Ozon racconta, in quattro stagioni e quattro canzoni, la sessualità di un'adolescente che si prostituisce per suo piacere. Il film ha ottenuto 2 candidature a Cesar, In Italia al Box Office Giovane e bella ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 360 mila euro e 160 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Isabelle è un'attraente studentessa diciassettenne che vive con il fratello minore, la madre e il patrigno. Dopo un'estate al mare durante la quale ha avuto il suo primo (e insoddisfacente) rapporto sessuale torna in città e inizia a prostituirsi fissando appuntamenti via internet. Guadagna molto ma non spende. Un giorno però, durante un rapporto con uno dei clienti più assidui, succede un fatto che muta profondamente il corso della sua vita.
François Ozon torna a suddividere una propria opera in capitoli così come aveva fatto per 5x2. Questa volta non segue cronologicamente al contrario il progressivo deteriorarsi di una coppia. Sono le stagioni, con il loro procedere dall'estate alla primavera, che segnano qui il passaggio all'età adulta di Isabelle (Lea per i clienti). Per questa indagine, in cui mostra di possedere un'acuta capacità di indagine socio-psicologica, utilizza un elemento della cultura che molti ritengono (spesso a torto) 'bassa': la canzone della cosiddetta musica leggera.
Così Françoise Hardy torna per la terza volta in un suo film e ne sottolinea l'evolversi con 4 brani del suo repertorio. Ozon mostra e dimostra in questo modo quanto la cosiddetta cultura popolare possa cogliere il difficile tempo dell'adolescenza con la stessa dignità del poema di Arthur Rimbaud "Nessuno è serio a 17 anni" che viene analizzato nel corso delle lezioni che Isabelle frequenta. Il regista la segue attraverso lo sguardo di quattro personaggi: il fratello, un cliente, la madre, il patrigno. Il loro, però è solo uno sguardo temporaneo e dettato da motivazioni diverse. Subito dopo si torna a lei con la sua profonda solitudine, a cui cerca una soluzione, che è umiliante ma che Ozon non giudica. Non lo fa non perché si rifiuti di esplicitare una propria morale dinanzi alle azioni della sua protagonista. Il motivo è un altro: anche lui, come molti (tranne i falsi moralisti dei settimanali a sfondo gossip) non può fare altro che assistere impotente al mistero perenne dell'adolescenza che ai nostri giorni è però sottoposta a pressioni che si manifestano in misura esponenziale rispetto al passato. È come se Isabelle avesse bisogno ogni volta di dare un valore (anche materiale) alla propria avvenenza andando a cercare in figure adulte quella figura paterna che l'ha rifiutata. Ma questa è solo una delle possibili motivazioni. Solo un quinto sguardo, malinconicamente ferito, come il suo, potrà forse aiutarla a cancellare definitivamente Lea.
Merito di Marine Vacth, o del regista Ozon. Perché lo sguardo struggente e sfuggente della protagonista traversa tutta la pellicola, con la malinconia atemporale dell'adolescente che si affaccia alla sessualità. E lo spettatore si chiede: a 17 anni non ha ancora compreso la vita, oppure ha appreso con fin troppo cinismo la potenza del proprio corpo e lo usa con spietato potere? La [...] Vai alla recensione »
Avere 12 anni a Guanajuato in Messico, l5 a calabasas, sobborgo ricco di Los Angeles, 17 nel quartiere altoborghese di Parigi: essere adolescenti oggi, secondo i film presentati al Festival in un solo giorno, una cosa bruttissima! Se in Messico l'adolescenza di Estella è spaventosa, a Parigi quella di Isabelle potrebbe essere felice, ma allora Francois Ozon non avrebbe diretto Jeune & Jolie, primo [...] Vai alla recensione »