| Titolo originale | We Need to Talk About Kevin |
| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna, USA |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Lynne Ramsay |
| Attori | Tilda Swinton, Ezra Miller, John C. Reilly, Jasper Newell, Rock Duer, Ashley Gerasimovich, Siobhan Fallon Hogan Alex Manette, Kenneth Franklin, Leslie Lyles, Neil Hardy, Anthony Del Negro, Erin Maya Darke, Caitlin Kinnunen, Jennifer Kim, Aaron Blakely, Leland Alexander Wheeler, James Chen, Lauren Fox, Ursula Parker, Joseph Melendez. |
| Uscita | venerdì 17 febbraio 2012 |
| Tag | Da vedere 2011 |
| Distribuzione | Bolero Film |
| MYmonetro | 3,31 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 12 gennaio 2015
Le azioni di un figlio e le responsabilità di una madre che vuole scoprire la verità. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, 3 candidature a BAFTA, ha vinto un premio ai European Film Awards, 2 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, In Italia al Box Office ...E ora parliamo di Kevin ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 64,3 mila euro e 22,5 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Eva ha messo da parte le sue ambizioni professionali e il suo amore per New York per crescere Kevin in provincia e in tranquillità, ma il rapporto tra madre e figlio è sempre stato complicato, fin dal principio. Da neonato non smetteva mai di piangere, da bambino non parlava, poi non ha mai fatto altro che disobbedire. Tutto contro la madre, per provocarla e addolorarla. A 16 anni, infine, Kevin ha premeditato e commesso il peggio: una strage, a scuola. Due anni dopo, Eva ripercorre i ricordi, in cerca delle proprie mancanze, delle proprie responsabilità e di un perché.
Per il suo terzo film, la regista Lynne Ramsay ha trovato ispirazione nel controverso romanzo di Lionel Shriver, ovvero di un'altra donna, nonostante il nome. D'altronde al centro del dramma ci sono alcune tra le domande che più scuotono l'identità femminile: come gestire la responsabilità della maternità, per esempio, il suo essere, da un preciso momento in poi, per sempre e nonostante tutto. E il cuore del film è sicuramente nella storia d'amore tra madre e figlio, un amore-odio, pieno di ambiguità e di non detti, fatto non si sa bene se di troppa remissione, di eroica resistenza o di incontrollabile destino. Lo porta in superficie Tilda Swinton, con la rigidità che è corazza del personaggio, in verità esploso dentro, ma anche con una varietà di emozioni ben impressionanti. Non la si vedeva così convincente dalla prova di Michael Clayton.
Sul fronte estetico il film è molto insistito. Troppo. Il colore del sangue è declinato e ripreso in tutti i modi possibili, con la sequenza dedicata e disturbante dei corpi imbrattati e annegati nel pomodoro - che setta immediatamente gli assi cartesiani della tragedia in corso, quello lirico e quello quotidiano, famigliare - e poi con la vernice, la marmellata, la stampa sulla T-shirt, le ferite, i bersagli. Anche il montaggio è studiatissimo, rimescolato al millimetro, costruito per la tensione. A questa estrema eleganza di modi e di temi del girato corrisponde e al contempo sfugge il tappeto sonoro, magnificamente lavorato, dal quale passa, senza soluzione di continuità, il flusso sentimentale del film: il dolore, la paura, la rabbia, lo sprazzo di felicità e la disperazione della protagonista.
Non tutto convince, in ... E ora parliamo di Kevin, ma il colpo arriva comunque allo stomaco, perfettamente assestato, come tirato con l'arco da un professionista.
Film ingiustamente trascurato, un autentico cult. Non sono riuscito a capire dove il film non convince, questo è un appunto che muovo personalmente a Marianna Cappi, perchè non ha detto dove "NON CONVINCE? A me è piaciuto in ogni sua sfaccettatura, la mancanza di confronto tra padre e madre per me è ciò che spicca di piu', Infatti non c'è traccia [...] Vai alla recensione »
Uno dei film più sconvolgenti della memoria recente, storia di una madre (Swinton, ingiustamente snobbata agli Oscar) che non riesce a corrispondere al proprio ruolo e di un figlio (Miller nella versione adolescente) che risponde a questa anaffettività diventando un mostro contemporaneo. Straordinario il coraggio della regista scozzese nell’affrontare un argomento tabù senza mai abbassare la cinepresa [...] Vai alla recensione »