Alexander

Film 2004 | Biografico 175 min.

Regia di Oliver Stone. Un film con Colin Farrell, Angelina Jolie, Val Kilmer, Rosario Dawson, Jared Leto, Anthony Hopkins. Cast completo Genere Biografico - USA, Gran Bretagna, 2004, durata 175 minuti. Uscita cinema venerdì 14 gennaio 2005 - MYmonetro 3,23 su 22 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 24 agosto 2016

Oliver Stone, autore capace di leggere e interpretare la Storia e gli uomini che l'hanno fatta, realizza un sogno di sempre: portare sullo schermo la vita e le gesta di Alessandro Magno. Ora finalmente in dvd. In Italia al Box Office Alexander ha incassato 8,4 milioni di euro .

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Consigliato sì!
3,23/5
MYMOVIES 2,75
CRITICA
PUBBLICO 3,72
CONSIGLIATO SÌ
Oliver Stone regista 'politico' capace di andare 'contro' ma con ben radicati, nel profondo, gli ideali di patria, di virilità, di onore.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Alessandro Magno è un personaggio che affascina Oliver Stone da sempre. Val Kilmer conferma che sin dai tempi di The Doors lui e il regista parlavano del film da farsi. Ora Stone è riuscito nell'intento realizzando un'opera assolutamente personale e del tutto imparagonabile a quella sorta di 'Omero made in Usa' che è Troy. Non per questo però Alexander si può definire un film riuscito. Perché Stone ha portato all'eccesso tre degli elementi che costituiscono da sempre l'essenza del suo fare cinema. Sono, nell'ordine, i seguenti: l'essere un anarchico di destra; l'amare un'idea 'barocca' del cinema; l'autobiografismo. Proviamo a spiegarci. L'autore della sceneggiatura di Conan il barbaro e il regista di Nato il 4 luglio sono, anche se a molti è sembrato strano, la stessa persona. Quella stessa che ha girato un documentario su Fidel Castro (Comandante) e uno sul conflitto israelo-palestinese (Persona non grata). Un regista 'politico' (JFK) capace di andare 'contro' ma con ben radicati, nel profondo, gli ideali di patria, di virilità, di onore. Alexander soddisfa queste esigenze: una personalità complessa, un tiranno 'partecipativo', un conquistatore spinto da ideali. Consente poi a Stone di portare all'eccesso quel barocchismo che finora si era estrinsecato soprattutto in un montaggio esasperato, in una molteplicità di punti di vista di un solo gesto e che qui si acquieta sotto questo aspetto (tranne che, ovviamente, nelle battaglie) per trovare la propria soddisfazione nella scenografia, nei costumi e nell'esasperazione cromatica della lotta. Con quel rosso così lisergico da sembrare frutto di un'allucinazione nella giungla vietnamita. E veniamo in questo modo al dato autobiografico: il confronto tra Alessandro e suo padre Filippo sembra ricalcare quello tra Oliver e il genitore militare, con tanto di partenza del primo per il Sudest asiatico per dimostrargli di essere un uomo. Anche se qui il gioco sembrerebbe ribaltarsi, visto il rapporto che intercorre, unendoli fino alla morte, tra il condottiero ed il compagno Efestione. Il 'macho' Stone affronta, da anarchico insofferente delle norme qual è, il tema dell'essere al contempo gay e combattivi sapendo in partenza di dispiacere alla morale vincente attualmente nel suo Paese. Ma il film non funziona non per colpa di Bush, del moralismo della sua amministrazione ecc.ecc. come vorrebbe farci credere il regista. Non funziona, oltre che per l'esasperazione dei tre elementi citati, perché su quasi tre ore di proiezione ci piazza più di 30 minuti di 'spiegazioni'. Comincia il narratore Tolomeo (che tornerà più volte), seguono poi le istruzioni di mamma Olimpia/Angelina (che non invecchia mai, neppure quando dovrebbe), poi quelle del maestro di lotta e di quello di storia. Tocca poi al padre Filippo (che tornerà nel sottofinale con un flashback che potrebbe avere come didascalia "C'eravamo dimenticati di dirvi"...) provare a spiegare al giovane Alessandro come si sta al mondo. Insomma, prima di entrare nel vivo dell'azione ce ne vuole e quando poi questa finalmente esplode il rischio (anzi, la certezza) del dialogo meditativo sulle sorti degli esseri umani e della Storia è sempre dietro l'angolo. Un film (e Stone dovrebbe esserne a conoscenza dato che in passato ne ha realizzati di efficaci) deve saper portare avanti una storia e magari anche una tesi senza 'note a piè di pagina'. Questo, purtroppo, non accade in Alexander.
P.S. Per gli appassionati al gossip italiano un avvertimento: nel cast c'è Raz Degan. Trovatelo. Da Squillo ad Alexander ha compiuto comunque un bel salto. Deve avere un bravo agente. Tre stelle di stima.

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Recensione di Stefano Lo Verme

Alessandro, figlio di Filippo II e della Regina Olimpia, dopo l'assassinio del padre diventa Re di Macedonia e parte alla testa del suo esercito contro l'Imperatore persiano Dario III. Una volta conquistata la Persia, Alessandro prosegue la sua inarrestabile marcia attraverso l'Asia centrale e riporta una lunga serie di vittorie; nel corso della campagna, però, dovrà domare le ribellioni dei propri soldati.
Girato tra il Marocco e la Thailandia con un budget faraonico di oltre 150 milioni di dollari, Alexander costituisce probabilmente il progetto più singolare e ambizioso nella carriera di Oliver Stone, un cineasta conosciuto soprattutto per le sue pellicole di forte impegno politico e sociale, e dalle tematiche spesso controverse. Con questo film, invece, per la prima volta Stone si è dedicato alla realizzazione di un imponente kolossal storico, basato in prevalenza sul libro Alessandro il Grande, scritto dallo studioso Robin Lane Fox e adattato per lo schermo dallo stesso regista insieme a Christopher Kyle e Laeta Kalogridis. Uscito a pochi mesi di distanza dal fortunatissimo Troy, e accompagnato da una massiccia campagna promozionale, Alexander si è rivelato un fiasco negli Stati Uniti, dove è stato accolto da una valanga di stroncature (oltre a diverse critiche per le sue inaccuratezze storiche), mentre in compenso ha ottenuto un notevole successo commerciale in Europa.
A prestare volto e voce alla figura di Alessandro Magno (in una poco convincente versione bionda) è l'attore irlandese Colin Farrell, che riesce a rappresentare in maniera piuttosto efficace aspirazioni, debolezze ed ossessioni del personaggio: il suo sogno di unificare tutti i popoli della Terra sotto un unico impero universale retto dall'armonia, e i suoi complessi psicologici derivanti dall'aspra rivalità con il padre Filippo (Val Kilmer). Eppure, se da una parte Stone si preoccupa di sottolineare gli aspetti più intimi e privati nella vita di Alessandro (il conflittuale rapporto con i genitori, la passione omoerotica per l'amato Efestione), senza dimenticare gli evidenti riferimenti all'attualità, dall'altra non resiste alla tentazione di ammantare il protagonista di un ingombrante alone mitico, che talvolta scivola in qualche eccesso di retorica e in un'esasperata agiografia (vedi l'aquila che volteggia maestosa sopra l'esercito macedone). Così come, sempre nell'ottica dell'intento celebrativo del film, risultano del tutto dispensabili (e non poco irritanti) i didascalici siparietti del Faraone Tolomeo (Anthony Hopkins), che apre e chiude la pellicola con un paio di interminabili ed ampollosi monologhi dei quali lo spettatore non sentiva affatto il bisogno.
La presenza di scene di indubbia suggestione visiva (come la memorabile battaglia di Gaugamela), abilmente enfatizzate dalle musiche di Vangelis, non bastano a riscattare le numerose sbavature melodrammatiche, né tanto meno a giustificare le tre ore di durata del film. Non mancano gli errori neppure nel casting: se attori come Anthony Hopkins e Christopher Plummer (il filosofo Aristotele, maestro di Alessandro) appaiono sprecati o male utilizzati nei rispettivi ruoli, decisamente ridicola, se non altro per motivi anagrafici, è la scelta di Angelina Jolie (coetanea di Farrell) nella parte della madre di Alessandro, unita al figlio da un legame venato di echi edipici. E tuttavia, nonostante le esagerazioni, i difetti, le ridondanze e le cadute di stile, l'opera nel suo complesso mantiene un proprio fascino e alcuni tocchi di genialità, seppur soffocati, purtroppo, da una costruzione sovraccarica e appesantita che, nella sua fastosa magniloquenza, non fa altro che rispecchiare (nel bene e nel male) il carattere di epica grandiosità del film stesso.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 30 gennaio 2010
Aledileo

Bel film. Grandi attori, costumi e ambientazioni fantastiche, davvero ben ricostruite. La storia di Alessandro scorre in fretta, senza mai annoiare lo spettatore, che rivive la grande epopea dell'eroe macedone, il suo sogno soprattutto, il mondo visto tramite i suoi occhi, forse troppo aperti per la cultura dell'epoca. Splendido il suo rapporto con l'amico Efestione, amato più di [...] Vai alla recensione »

Frasi
Non c'è gloria senza sofferenza.
Una frase di Filippo (Val Kilmer)
dal film Alexander
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Francesca Scorcucchi
Il Mattino

Se ne parlava da due anni e ora Alessandro Magno, il condottiero, il combattente, lo stratega è arrivato finalmente sugli schermi, in sella al suo destriero Bucefalo, con il volto di Colin Farrell - ma con alterni risultati - mentre il progetto concorrente, con Leonardo DiCaprio nei panni del condottiero e Lurhmann in quelli del regista, si è arenato prima di cominciare.

NEWS
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martedì 9 marzo 2010
Stefano Cocci

Una donna bella e spericolata La bellezza di Rosario Dawson è un tributo alla società multietnica. Come per altre affascinanti donne del cinema di oggi (Jessica Alba, ad esempio), nel suo sangue si sono combinate differenti razze ed etnie: geni irlandesi [...]

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giovedì 30 ottobre 2008
Stefano Cocci

L'interpretazione più controversa dell'attore di Dublino Nel bene o nel male, l'Alexander di Oliver Stone è l'interpretazione chiave della fin qui giovane carriera di Colin Farrell. Criticata da molti, probabilmente la maggioranza, dei cosiddetti critici, [...]

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