Quanta Storia c’è tra Purim – quando si festeggia la salvezza del popolo ebraico dallo sterminio persiano – e Yom HaZikaron – il giorno del ricordo per i caduti dello stato di Israele –? Così tanta da avere anche il suo converso, tant’è che il giorno dopo si tengono, rispettivamente, Shushan Purim per gli ebrei dentro le città storiche circondate da mura, e Yom HaAtzmaut durante il quale si ricorda la nascita della nazione il 14 maggio del 1948. Una Storia che è tante Storie, tutte canonizzate, tramandate e scolarizzate. Tranne quella palestinese.
È così che parte, si chiude, e in mezzo sgomita e annaspa, Happy Holidays di Scandar Copti, proprio come ne La testimone di Nader Saeivar: lì era il mese islamico di Muharram, uno dei momenti di ragionamento e raccoglimento maggiori della confessione sciita, che faceva da palinsesto alle vicende della professoressa Tarlan e del suo tentativo di fare la cosa giusta nel sistema-Iran di oggi; qui invece si va da marzo ad aprile, da Purim a Yom HaZikaron appunto, dove le parabole dei protagonisti del film trovano (r)espressione unicamente all’interno del sistema-Israele di oggi.