Ha poi interpretato la serie Of Money and Blood, diretto da Xavier Giannoli. Che esperienza è stata?
“Un’esperienza titanica. Xavier ha lavorato per quindici mesi sul set, quindici mesi nel corso dei quali sono sempre stato con lui. Il risultato sono dodici ore di puro cinema, anche se è etichettato come ‘serie tv’. Dodici ore sulla più grande truffa finanziaria del secolo. Io sono il giudice che cerca di fare chiarezza in questa vicenda, una sorta di Robin Hood che combatte contro gli intrighi, la manipolazione del denaro, la manipolazione delle coscienze. È una storia complessa, che racconta molto del mondo in cui viviamo”.
Su quali film sta lavorando, al momento?
“Sto per interpretare il nuovo film di Ruben Östlund , il regista di Triangle of Sadness. Il titolo è The Entertainment System Is Down. Sarà tutto ambientato in un aereo, durante un viaggio a lunga percorrenza, nel corso del quale si bloccano tutti i sistemi di ‘intrattenimento’ all’interno dell’aereo: niente più film o videogiochi per nessuno. E la gente, messa a tu per tu con sé stessa, impazzisce”.
Lei, invece, ha scelto di non avere profili social, di non fare parte del “sistema” di comunicazione continua.
“E’ vero, non ho nessun social. Io non voglio sapere come si chiama il tuo gatto, né che cosa hai mangiato ieri, o dove eri tre ore fa. E se ami un albero, non me ne importa niente. E non voglio che tu ti interessi al mio gatto o a che cosa ho mangiato. Siamo arrivati a un paradosso: prima, se incontravi un amico dopo mesi, c’erano mille cose da dirsi. Adesso, ognuno sa già tutto dell’altro. E lo anche tutto il resto del mondo”.
Non ama questa continua informazione?
“Se mi è permesso un ricordo personale, avevo una fidanzata che un giorno mi ha chiamato alle 9 del mattino. Beh, aveva già ‘parlato’ con altre 70 persone prima di me. Io non ho interesse a essere il numero 71”.
Non si sente solo?
“No. E poi dentro di me c’è già affollamento. Ci sono due Vincent, che non sono mai d’accordo l’uno con l’altro. ce n’è uno che pensa di essere un grande attore, e quando i registi non lo chiamano pensa ‘ma sono pazzi!’. E un altro che pensa di essere un impostore, e quando i registi non lo chiamano pensa ‘ecco, vedi? Se ne sono accorti!’…”.
E tutti e due non hanno profili social. Però hanno sempre un piccolo quaderno con sé, non è vero?
“Come lo sa? Sì, è vero. Ha lavorato molto, lei! Sa un sacco di cose…”. E tira fuori dalla tasca un quadernetto nero, con tutte le pagine segnate a penna o a pennarello. Nelle paginette, evidenziate con colori differenti, ci sono spunti, accenni a cose da fare, anche soltanto una parola. All’ultima pagina c’è scritto “entretien”, intervista. E ora Lindon prende una penna, e taccia una riga orizzontale sulla parola. L’intervista è fatta.