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Ladri di biciclette: manifesto del realismo e... arte concettuale

Un capolavoro che ci soccorre e che fa parte della nostra memoria più preziosa. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

martedì 26 novembre 2024 - Focus

Mercoledì 20 novembre Retequattro, nel pomeriggio, ha trasmesso Ladri di biciclette (guarda la video recensione). 
Come tanti altri conosco quel film di De Sica a memoria. Ma, ancora una volta non sono riuscito a staccarmene. Quel 1948; mi espongo nei giudizi: non esiste un altro anno come quello, un vero prodigio. Rossellini, Visconti e De Sica ... sì, nomi banali, firmano Germania anno zero, La terra trema e Ladri di biciclette (guarda la video recensione). Non servono altre parole. Diamanti del nostro cosiddetto neorealismo. Eravamo i più bravi del mondo, cercavano di imitarci e non ci riuscivano. Il focus dunque è su Ladri di biciclette (guarda la video recensione). Lo dichiaro senz’altro: trattasi del più grande film italiano. L’ho detto e scritto da sempre. E ribadisco: trascende il genere cinema per porsi nel cartello delle opere d’arte generali. 
C’è qualcuno ben più autorevole di me che ha avallato questo concetto. Era Cesare 
Pavese, al quale chiese quali fossero suoi autori preferiti. Rispose Thomas Mann e Vittorio De Sica. L’arte nobile della letteratura e quella sempre ritenuta minore, del cinema, collocate sullo spetto piano.
E’ film che possiede un sortilegio misterioso e imperscrutabile che appartiene a pochi titoli. Vado a memoria di getto, dunque con tutti i limiti: Casablanca, Notorious, Il settimo sigillo, Il porto delle nebbie.

Ogni fotogramma possiede un’anima e un’identità, e un’estetica che ha creato un precedente. Anni fa proposi al Comune di Milano una mostra che contenesse tutti i fotogrammi del film. Tutto questo non è mia discrezione, nelle classifiche ufficiali è sempre stato collocato nelle primissime posizioni a volte nella prima. Estendo il discorso con un concetto che creò un dibattito con relative accuse nei miei confronti, di blasfemia e di lesa maestà: trattasi di un’opera, anche, concettuale. Gli argomenti in questo senso sono, a parer mio, legittimi, articolati. Sempre in un quadro che riguarda l’arte moderna, dove è molto difficile stabilire degli assoluti, soprattutto in chiave di “concettuale”, che non è “Rinascimento”, che possedeva dei codici precisi, eterni, inalienabili. Ladri di biciclette (guarda la video recensione) manifesto di realismo: dunque definizione incompleta e riduttiva. De Sica prese spunto dal romanzo di Luigi Bartolini, chiamò il suo amico Zavattini per l’adattamento e alla fotografia Carlo Montuori, un nome che andrebbe ricordato. La colonna sonora venne affidata ad Alessandro Cicognini, una sicurezza. Se dici “realismo” significa realtà, verità, “naturale”, documento. Ci sono almeno due elementi, forti, a contrastare. La musica: gran parte del racconto è sostenuto dallo spartito di Cicognini, che aderisce alle sequenze secondo il ruolo della musica da cinema, che è quello di rilanciare, sottolineare, magari enfatizzare il momento. Dico che quel film poteva persino non averne bisogno. L’estetica e gli episodi posseggono tutta la potenza necessaria. Sarebbe un esercizio interessante, e suggestivo, vedere il film senza musica. E poi il bianco e nero. La realtà non è in b/n. Nella Roma triste del dopoguerra, le facce, gli abiti, gli edifici, il Tevere, avevano un colore, che non sarà stato quello dei film della Paramount, saranno stati toni deboli, nebbiosi, e chissà di che colore era la giacca di Antonio, il papà o i pantaloncini di Bruno, il bambino. Magari si potrebbero ricostruire in digitale, altro bell’esercizio. Se tu a un’estetica di verità, di colore, decidi di applicare il bianco e nero in forma così “identitaria” e decisiva compi un’azione concettuale. Non c’è dubbio. Dunque, a ribadire: Ladri di biciclette (guarda la video recensione) opera concettuale. Concludo: tutte queste sono comunque teorie a parole –non è Rinascimento - e qualche specialista, come ho detto, ha gridato allo scandalo. Semplicemente quel film è un capolavoro che ci soccorre e che fa parte della nostra memoria più preziosa.     


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