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Lettera a Franco, Amenábar e la ferita aperta di un Novecento violento e doloroso. In streaming su MYmovies

Vincitore di ben 5 premi Goya, il film racconta la parabola del filosofo e scrittore Miguel de Unamuno, rettore dell’università di Salamanca: da ardente sostenitore della rivoluzione franchista a vittima della propaganda di regime. GUARDA IL FILM »
di Alberto Libera

Karra Elejalde Altri nomi: (Carlos Elejalde ) (65 anni) 10 ottobre 1960, Vitoria-Gasteiz (Spagna) - Bilancia. Interpreta Miguel de Unamuno nel film di Alejandro Amenábar Lettera a Franco.
giovedì 17 ottobre 2024 - mymoviesone

Non si può negare che il cinema contemporaneo stia combattendo un lungo corpo a corpo con la Storia e, più nello specifico, con l’ombra indelebile del Novecento. Le prospettive attraverso cui conduce questo scontro sono molteplici: ad esempio, con l’inquietudine metafisica e sperimentale di Fairytale – Una fiaba di Sokurov, oppure donando nuovo significato alle immagini di repertorio come nei documentari di Sergei Loznitsa oppure infine tramite le armi del racconto popolare e nobilmente didascalico, come nel caso di Lettera a Franco di Alejandro Amenábar, ora disponibile in streaming su MYmovies ONE.

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La vicenda è ambientata nel 1936. Protagonista è il filosofo e scrittore Miguel de Unamuno, rettore dell’università di Salamanca e ardente sostenitore del colpo di stato con cui il generale Francisco Franco ha esautorato il governo del fronte popolare formato da una coalizione di partiti socialisti, internazionalisti e anarchici-radicali. Il suo entusiasmo per la rivoluzione, però, sarà presto disilluso: incaricato di scrivere nientemeno che il manifesto golpista, scoprirà sulla sua pelle il terrore del regime franchista  e la sua spietatezza autoritaria, di cui faranno le spese anche i suoi cari amici Atliano Coco e Salvador Vila Hernández.

Bisogna dire che per Amenábar, sceneggiatore con Alejandro Hernández, raccontare questa storia significa anzitutto fare i conti con certi fantasmi autobiografici, dato che sua madre e sua zia furono costrette a emigrare in Cile proprio durante la guerra civile spagnola.


In foto una scena del film Lettera a Franco.

La forza del film, però, nasce dalla capacità di rievocare gli eventi con imparziale equidistanza, lasciando che il contesto sociale e le ragioni dei personaggi emergano con grande chiarezza. Non ci sono infatti schieramenti ideologici preconcetti o approssimazioni manichee, mentre affiora con particolare evidenza il conflitto tra i dilemmi individuali e il campo di forze collettive in cui sono immersi. 

Al centro si staglia quindi l’eterno conflitto tra oppressori e oppressi, raccontato però – ed è questo uno dei motivi di maggior interesse – dal punto di vista di un personaggio che ha percorso entrambi i sentieri, un intellettuale che acquisisce col passare del tempo una vera consapevolezza del proprio ruolo e dell’impossibilità di mantenere il silenzio di fronte alla violenza della repressione.

Una riflessione di grande complessità, che il regista dei celebri The Others e Agora mette in scena con grande intensità, aiutato anche dalla fotografia dai colori spenti e dalle ombre accentuate di Alex Catalán (toni e penombre che aveva già adottato nel precedente Escobar - Il fascino del male di Fernando León de Aranoa). 

Nella Spagna dove sopravvivono ancora le cicatrici del franchismo il film ha colpito duro, suscitando un aspro dibattito a mezzo stampa e ottenendo ben cinque premi Goya dopo la sua presentazione al festival di San Sebastián. Ma il suo carattere è decisamente universale, soprattutto in un momento in cui la libertà è in crisi e le derive negative del populismo sono sempre dietro l’angolo.


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